C'era una volta una scuola. Con molte difficoltà si poteva definirla pubblica e uguale per tutti. Ora non si può più.
La riforma scolastica promossa dal governo Berlusconi nelle persone dei ministri Tremonti e Gelmini si basa su delle premesse non realistiche.
L'irrealizzabilità di questi progetti è dovuta di fatto al non potersi permettere economicamente una grossa manovra di riforma qualitativa della scuola, ammesso e non concesso che il vero obbiettivo del governo sia un reale incremento di qualità.
I provvedimenti ministeriali sono talmente poco sostenibili finanziariamente che l'Assessore alla Pubblica Istruzione della Regione Veneto Elena Donazzan si è vista costretta a prendere alcuni provvedimenti per porre un calmiere momentaneo agli effetti della riforma.
Per prima cosa verrà, così pare, stanziato un milione di euro per l'insegnamento della lingua italiana ai migranti e per il sostegno agli alunni diversamente abili. Si noti però come contemporaneamente verrà messo un tetto del 30% al numero di alunni stranieri per classe.
Delle due l'una: o quella del tetto massimo è una proposta razzista, volta soltanto a discriminare senza motivo – per la sola colpa di essere nati in un altro posto - alcuni bambini, mentre di fatto le risorse per aiutarli ci sarebbero, oppure effettivamente le risorse per l'inserimento positivo di questi alunni mancano.
Significa che persino l'Assessore Donazzan si rende conto che un milione di euro è una cifra irrisoria per garantire una didattica di qualità a quegli alunni che, vuoi per ragioni linguistiche, vuoi per altri motivi, si trovano a partire svantaggiati.
Il secondo provvedimento della Regione Veneto riguarda i Buoni Scuola: ne verrà aumentato il valore e il merito affiancherà il reddito nei criteri di assegnazione, senza distinzione tra scuole pubbliche e scuole paritarie.
Si ricordi che fino ad ora il Buono Scuola è stato assegnato non alle famiglie con un reddito realmente esiguo, ma a quelle che pagano più tasse scolastiche in rapporto al reddito, cioè alle famiglie che possono comunque permettersi di non mandare i propri figli in una scuola Pubblica.
È stato un'enorme presa in giro.
Se invece tra gli idonei per i Buoni Scuola dovessero ora rientrare anche gli alunni della scuola Pubblica, vorrebbe dire che i dirigenti Scolastici si sono visti costretti ad aumentare le tasse fino a raggiungere rette simili a quelle della scuola privata.
Questo, oltre che un attacco esplicito al diritto allo studio, è anche un fattore che innalzerà sicuramente il tasso di dispersione scolastica fino a livelli medioevali.
Uno dei parametri per l'assegnazione del buono scuola sarà anche poi la distanza casa/scuola, tenuta in conto vista la situazione problematicha di certe zone montane del Veneto.
Questa risoluzione andrebbe ad affiancarsi ad una deroga ai numeri minimi per la formazione delle classi in montagna, che il ministero vorrebbe fissati ai 30 alunni per classe.
Per prima cosa ciò evidenzia una sostanziale incapacità del Governo di tenere conto da solo delle peculiarità delle zone di montagna e delle piccole Isole – come se per assurdo l'Italia fosse per la maggior parte pianeggiante e con grandi metropoli – rendendo necessario l'intervento degli Enti Locali per garantire agli studenti di non dover fare più di due ore di pullman ogni mattina.
Come secondo elemento c'è il fatto che queste deroghe fino ad ora pare non valgano per i comuni capoluogo di provincia, anche se in zone montane.
Ci si trova quindi, per esempio, in una situazione in cui a Belluno, capoluogo delle Dolomiti, che ha un solo Liceo Scientifico, gli alunni in esubero dovranno fare un minimo di 40 km in più, rispetto al preventivato, per raggiungere il più vicino polo scolastico (sempre ammesso che vengano assegnati a quello più vicino).
Staremo a vedere se questi buoni scuola che verranno assegnati anche in base alla distanza dal polo scolastico di riferimento verranno assegnati a questi ragazzi.
In ogni caso sembra opportuno far notare che, durante un incontro avvenuto lo scorso anno scolastico, l'Assessore Donazzan si era impegnata di fronte ai ragazzi della Rete degli Studenti Medi Veneto ad iniziare una politica di potenziamento dei trasporti.
Sul modello di ciò che è già in atto in Emilia Romagna, erano state richieste grosse agevolazioni per gli studenti nella forma di un abbonamento unico regionale.
Questi impegni non sono stati mantenuti, nonostante non siano assolutamente sostituibili con l'inserimento del parametro distanza nei criteri per l'assegnazione dei Buoni Scuola.
Il terzo provvedimento risulta essere uno stanziamento di 800 mila euro per la cosiddetta Terza Area negli Istituti Professionali.
Questi finanziamenti andranno però a riguardare solo il quinto anno, mentre per gli altri bisognerà rivolgersi al Fondo Sociale Europeo, sempre ammesso che le nostre scuole riescano a vincerne i bandi.
Poi c'è da considerare che, se un milione di euro non risulta sufficiente per i corsi di italiano, figuriamoci come possono 800 mila euro bastare per tutto l'impianto della Terza Area, tenuto conto che è l'insegnamento più fortemente professionalizzante dei nostri Istituti.
In tutti questi provvedimenti si ravvisa una grande ipocrisia dell'assessorato, che spara cifre per dare un contentino agli studenti in protesta.
Sicuramente anche l'assessore Donazzan lo sa: sono stati tagliati 13 miliardi di euro agli enti locali con l'ultima finanziaria.
Questo provvedimento non renderebbe possibile, nemmeno se ce ne fosse la volontà, di garantire totalmente il diritto allo studio.
In ogni caso se la regione ha dovuto pensare alla risoluzione di queste problematiche, vuol dire che effettivamente la riforma non funziona, dal momento che le regioni devono supplire alle mancanze ministeriali.
Da studentessa veneta posso anche ritenermi fortunata, visto che la mia è una delle regioni più ricche d'Italia – non considerando quelle a statuto speciale e tralasciando il fatto che nemmeno in Veneto con la crisi la situazione è più così rosea – ma non posso fare a meno di pensare a che fine faranno gli studenti delle regioni che non si possono premettere nemmeno questo tipo di provvedimenti.
Come si farà dove il tasso di dispersione scolastica è già altissimo?
E come si farà dove i problemi maggiori delle scuole sono far si che non caschino sulle teste degli studenti?
A questi interrogativi il ministro Gelmini pare non avere risposte, e visto che non ne vuole fornire ci auguriamo utopicamente che si appresti ad ascoltare le nostre.
Di Francesca Bortot
sabato 7 agosto 2010
venerdì 6 agosto 2010
La Caduta dei Pomi.
È paradossale il fatto che una delle parole più usate negli slogan e nei nomi dei partiti sia "Libertà". "Il Popolo delle Libertà", "La casa delle Libertà" (qualcuno se la ricorda? era la coalizione di centrodestra che doveva competere L'Unione nel 2006), "Sinistra Ecologia Libertà", fino ad arrivare al più recente "Futuro e Libertà per L'Italia", gruppo parlamentare creato da Gianfranco Fini, il quale apparentemente è uomo di poca fantasia poiché ha scritto un libro intitolato "Il futuro della Libertà". Paradossalmente quindi in un paese con tutte queste "Libertà" spalmate sui manifesti elettorali, vige un clima d'odio, di xenofobia e di omofobia che non rientra più nella definizione di "Paese Evoluto", per assurdo grazie alla geniale legge elettorale definita "Una porcata" dallo stesso creatore (Calderoli) non si ha nemmeno la libertà di scegliere per chi votare, bensì il cittadino è limitato a votare per il partito, lasciando ad esso l'onere di scegliere chi "promuovere".
Cadrà o non cadrà, il governo? Ho questo interrogativo che mi frulla per la testa da quando Fini si è fatto cacciare da Berlusconi. Ammetto che avrei voluto averlo molto prima, ma le occasioni non si sono mai presentate e questa legislatura ha continuato a fare i suoi comodi quasi indisturbata. La maggioranza vacilla, Bossi fa la primadonna facendo finta di esitare, prima è pessimista, il padano, poi ritratta, successivamente ritorna scettico, poi alle urne ci vuole andare a braccetto col suo grande amico nano. Fare delle previsioni è difficile. Si sa poi che Berlusconi non è uno da prendere sul serio, benché ieri abbia detto che vorrebbe andare alle urne addirittura a novembre si sa che potrebbe ritirare facilmente la sua affermazione tra qualche ora.
In un'ipotetica battaglia alle urne potrebbe succedere di tutto:
-Fini potrebbe allearsi con Casini e formare un nuovo polo di centro (destra?) capace di strappare un po' di voti al Pdl, mentre Pd ed Idv coalizzati correrebbero ancora una volta per il centro sinistra inglobando o meno Sinistra Ecologia e Libertà (con il rischio del pericoloso Vendola che potrebbe soppiantare gli scaldapoltrone del Pd);
-Fini potrebbe proporre a Di Pietro di allearsi (anche se credo sia abbastanza improbabile), il Pd lasciato a piedi o si darebbe una svegliata diventando un partito di sinistra (cosa che non è di sicuro attualmente) oppure perirebbe lapidato dai suoi stessi elettori;
-Fini potrebbe correre da solo, sotterrandosi con le proprie mani;
-Altre numerosissime ipotesi che non ho voglia di descrivere (alla fine credo sia anche una questione di fantasia).
In ogni caso è facile comprendere perché Berlusconi voglia correre in fretta e furia alle urne. Infatti se anche Fini si coalizzasse con Casini creando un terzo polo, ipotesi su cui si può puntare maggiormente, non è garantito che riuscirebbe a spuntarla sul Pdl e sul Pd; allo stato attuale Berlusconi sa che in caso di vittoria per pochi punti percentuali può contare sul premio di maggioranza che gli garantirebbe di governare indisturbato per ancora parecchio tempo avendo addirittura espulso gli unici oppositori alla sua linea politica nel suo stesso partito.
Stufa di aspettare quindi mi preparo a fare le valigie pronta per andarmene anche a costo di vivere in un complesso di case cubiche come quelle costruite per l'expo del '67 a Montréal.
Cadrà o non cadrà, il governo? Ho questo interrogativo che mi frulla per la testa da quando Fini si è fatto cacciare da Berlusconi. Ammetto che avrei voluto averlo molto prima, ma le occasioni non si sono mai presentate e questa legislatura ha continuato a fare i suoi comodi quasi indisturbata. La maggioranza vacilla, Bossi fa la primadonna facendo finta di esitare, prima è pessimista, il padano, poi ritratta, successivamente ritorna scettico, poi alle urne ci vuole andare a braccetto col suo grande amico nano. Fare delle previsioni è difficile. Si sa poi che Berlusconi non è uno da prendere sul serio, benché ieri abbia detto che vorrebbe andare alle urne addirittura a novembre si sa che potrebbe ritirare facilmente la sua affermazione tra qualche ora.
In un'ipotetica battaglia alle urne potrebbe succedere di tutto:
-Fini potrebbe allearsi con Casini e formare un nuovo polo di centro (destra?) capace di strappare un po' di voti al Pdl, mentre Pd ed Idv coalizzati correrebbero ancora una volta per il centro sinistra inglobando o meno Sinistra Ecologia e Libertà (con il rischio del pericoloso Vendola che potrebbe soppiantare gli scaldapoltrone del Pd);
-Fini potrebbe proporre a Di Pietro di allearsi (anche se credo sia abbastanza improbabile), il Pd lasciato a piedi o si darebbe una svegliata diventando un partito di sinistra (cosa che non è di sicuro attualmente) oppure perirebbe lapidato dai suoi stessi elettori;
-Fini potrebbe correre da solo, sotterrandosi con le proprie mani;
-Altre numerosissime ipotesi che non ho voglia di descrivere (alla fine credo sia anche una questione di fantasia).
In ogni caso è facile comprendere perché Berlusconi voglia correre in fretta e furia alle urne. Infatti se anche Fini si coalizzasse con Casini creando un terzo polo, ipotesi su cui si può puntare maggiormente, non è garantito che riuscirebbe a spuntarla sul Pdl e sul Pd; allo stato attuale Berlusconi sa che in caso di vittoria per pochi punti percentuali può contare sul premio di maggioranza che gli garantirebbe di governare indisturbato per ancora parecchio tempo avendo addirittura espulso gli unici oppositori alla sua linea politica nel suo stesso partito.
Stufa di aspettare quindi mi preparo a fare le valigie pronta per andarmene anche a costo di vivere in un complesso di case cubiche come quelle costruite per l'expo del '67 a Montréal.
lunedì 2 agosto 2010
Mantenere la memoria
Oggi, 2 Agosto 2010 a Bologna il governo non ci sarà. Nessun ministro andrà alla cerimonia per commemorare quella terribile strage, emblema insieme a tante altre, della violenza assurda del terrorismo. Il ministro La Russa ha seccamente spiegato il motivo della sua assenza e di quella dei suoi colleghi: “I ministri li avete sempre fischiati”. Quindi meglio non mandarne. Tra silenzi e a dir poco imbarazzanti tentativi di giustificare l’assenza dell’esecutivo. Magari facendo ricadere la colpa sull’Associazione dei familiari delle vittime. Oppure indicando i contestatori come un’esigua minoranza che strumentalizza la manifestazione. Sicuramente cercando di ritrovare un pò di lucidità dopo gli ultimi avvenimenti politici. E cercando anche di ritrovare il filo di un discorso coerente, con cui provare a continuare il mandato attribuito dagli elettori.
Che parole si possono usare per definire l’atteggiamento del governo? Ne ho pensate molte ma nessuna si è rivelata adatta. Nessuna servirebbe a rendere il giusto rispetto a quelle ottantacinque anime e ai duecento feriti. Nessuna servirebbe a fare qualcosa di utile per i familiari delle vittime e per l’intero Paese. Il governo si dimostra semplicemente, ancora una volta, per ciò che è. Non vuole sentire le contestazioni ma solo gli applausi. Non si prende le responsabilità di una scelta ma cerca di farne ricadere la colpa su altri. E soprattutto addita al pubblico ludibrio chi lo contesta come un soggetto pericoloso. E qui è due volte miope, nel metodo ma anche nel merito. Perché non comprende che i bolognesi non hanno risparmiato nessuno dai fischi, in tutti questi anni. E questo perché i bolognesi aspettano ancora la piena luce su quella che Pertini definì “L’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. Non comprende perché non vuole. Non comprende la rabbia e la disperazione che angoscia le anime di quelle persone. Non comprende che togliere il segreto di Stato sulla strage ed impegnarsi seriamente per far emergere tutta la verità non è solo un obbligo a cui dovrebbe adempiere ma anche una scelta tanto responsabile quanto giusta, equa e necessaria per quelle persone e per l’intero Paese. Ma il governo non vuole tutto ciò. Non vuole, anche se ogni essere umano capirebbe che di fronte a tale disperazione umana tutte le possibili ragioni che la politica sa tirare fuori per non far emergere la volontà sono bieche e schifose.
Di fronte a tutto questo lancio una provocazione. Non è importante che oggi il governo sia presente. Non è importante che oggi ci sia chi vuole strumentalizzare la strage e chi in piazza piange il morto ma poi trama nell’oscurità. Oggi in piazza ci devono essere i bolognesi e gli italiani puliti. Commossi e desiderosi di giustizia e non di vendetta. I bolognesi e gli italiani non si devono sentire abbandonati dalla società e devono portare avanti il ricordo e spingere per la verità, passando il testimone ai giovani. E lo faranno, a partire da oggi. A leggere i nomi, infatti, ci sarà una ragazza di trent’anni. La memoria è viva. Bologna avrà giustizia.
Andrea Pittarello
studente di Padova
Che parole si possono usare per definire l’atteggiamento del governo? Ne ho pensate molte ma nessuna si è rivelata adatta. Nessuna servirebbe a rendere il giusto rispetto a quelle ottantacinque anime e ai duecento feriti. Nessuna servirebbe a fare qualcosa di utile per i familiari delle vittime e per l’intero Paese. Il governo si dimostra semplicemente, ancora una volta, per ciò che è. Non vuole sentire le contestazioni ma solo gli applausi. Non si prende le responsabilità di una scelta ma cerca di farne ricadere la colpa su altri. E soprattutto addita al pubblico ludibrio chi lo contesta come un soggetto pericoloso. E qui è due volte miope, nel metodo ma anche nel merito. Perché non comprende che i bolognesi non hanno risparmiato nessuno dai fischi, in tutti questi anni. E questo perché i bolognesi aspettano ancora la piena luce su quella che Pertini definì “L’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. Non comprende perché non vuole. Non comprende la rabbia e la disperazione che angoscia le anime di quelle persone. Non comprende che togliere il segreto di Stato sulla strage ed impegnarsi seriamente per far emergere tutta la verità non è solo un obbligo a cui dovrebbe adempiere ma anche una scelta tanto responsabile quanto giusta, equa e necessaria per quelle persone e per l’intero Paese. Ma il governo non vuole tutto ciò. Non vuole, anche se ogni essere umano capirebbe che di fronte a tale disperazione umana tutte le possibili ragioni che la politica sa tirare fuori per non far emergere la volontà sono bieche e schifose.
Di fronte a tutto questo lancio una provocazione. Non è importante che oggi il governo sia presente. Non è importante che oggi ci sia chi vuole strumentalizzare la strage e chi in piazza piange il morto ma poi trama nell’oscurità. Oggi in piazza ci devono essere i bolognesi e gli italiani puliti. Commossi e desiderosi di giustizia e non di vendetta. I bolognesi e gli italiani non si devono sentire abbandonati dalla società e devono portare avanti il ricordo e spingere per la verità, passando il testimone ai giovani. E lo faranno, a partire da oggi. A leggere i nomi, infatti, ci sarà una ragazza di trent’anni. La memoria è viva. Bologna avrà giustizia.
Andrea Pittarello
studente di Padova
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mercoledì 14 luglio 2010
Haiti: la situazione è ancora grave
Padova - Nei mesi di gennaio-febbraio tramite il Comitato Rappresentanti d'Istituto di Padova siamo riusciti ad organizzare un'ottima raccolta fondi per Haiti in collaborazione con MEDICI SENZA FRONTIERE, che ha portato a suon di spicci più di 9 mila euro. La situazione è ancora grave, però, ed a scopo informativo diffondo il comunicato stampa inviatomi da Carlo Belloni, responsabile MSF a Padova.Attendo commenti e vi ringrazio.
- COMUNICATO STAMPA DI MEDICI SENZA FRONTIERE -
Haiti: rapporto di Medici Senza Frontiere a sei mesi dal terremoto
Ancora drammatiche le condizioni di vita per migliaia di haitiani,
nonostante le promesse di aiuto.
Roma/Port-au-Prince, 8 luglio 2010 – Sei mesi dopo il terremoto che ha colpito Haiti il 12 gennaio, Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica oggi un rapporto che descrive e analizza le diverse fasi dell'azione di MSF in quello che è stato il più grande intervento di emergenza mai affrontato dall'organizzazione. Il rapporto “Emergency response after the Haiti earthquake”, descrive anche le terribili condizioni di vita in cui versano gli haitiani ancora oggi e spiega l’impegno di MSF nei prossimi anni.
Le attività di MSF a Haiti si sono evolute nel corso dei sei mesi trascorsi dal sisma, passando da un’immediata risposta all’emergenza ad un’ampia gamma di attività mediche e di soccorso. “Gli haitiani sono stati i primi a rispondere a questo disastro e abbiamo rafforzato il loro impegno con un massiccio intervento. Oggi, per gli haitiani la fornitura di assistenza medica è migliorata e le cure mediche sono certamente più accessibili per la popolazione”, dice Stefano Zannini, Capo-missione di MSF a Haiti, che si trovava già a Port-au-Prince prima che il terremoto uccidesse o ferisse centinaia di migliaia di persone e ne lasciasse più di un milione senza casa.
La situazione per molti haitiani è ancora enormemente precaria, mentre la frustrazione cresce fra la popolazione che è amareggiata per la lentezza della ricostruzione. “Sei mesi dopo la realtà di Haiti rimane ancora drammatica, nonostante le promesse di aiutare le vittime formulate sull'onda dell'entusiasmo delle prime settimane", aggiunge Stefano Zannini.
Il rapporto di MSF mostra i dati globali dell’intervento che evidenziano la portata delle attività dell’organizzazione. Al 31 maggio, nei primi 138 giorni dopo il disastro, il personale di MSF ha trattato più di 173mila pazienti e ha realizzato oltre 11mila interventi chirurgici. Più di 81mila haitiani hanno ricevuto supporto psicologico. MSF ha distribuito circa 27mila tende e 35mila kit per l’emergenza.
Nel rapporto, si descrivono alcune delle scelte compiute nelle prime settimane dopo il terremoto. Per esempio, il numero estremamente alto di feriti ha costretto le equipe di MSF ha concentrarsi sulla stabilizzazione dei pazienti e sulla chirurgia d’emergenza, a scapito di altre attività. La scelta dei luoghi in cui collocare le strutture mediche temporanee è stata fatta in fretta dal momento che si trattava di una gara contro il tempo.
MSF ha inviato rapidamente un gran numero di operatori umanitari internazionali – due mesi dopo il sisma, MSF ne aveva sul campo 350 – dal momento che molti sanitari haitiani con i propri familiari hanno subito le conseguenze del disastro. Questo ha comportato per MSF un grande sforzo in materia di risorse umane e di capacità di gestione organizzativa. In un secondo tempo, l’organizzazione ha potuto ridurre il numero di operatori umanitari internazionali, visto che poco a poco sempre più haitiani venivano impiegati come staff di MSF arrivando ad essere il 93% del totale a fine maggio.
MSF sottolinea che, al 31 maggio, le donazioni ricevute per Haiti hanno toccato la quota di 91 milioni di euro. L’organizzazione ha speso 53 milioni di euro che comprendono: 11 milioni per la chirurgia, 4 milioni per la salute materno-infantile (fra i numerosi interventi seguiti da MSF, anche 3.700 parti) e più di 8,5 milioni di euro per la fornitura di ripari per i senzatetto. MSF prevede che entro la fine dell’anno avrà speso 89 milioni di euro per assistere la popolazione di Haiti.
C’è incertezza sulla velocità della ricostruzione e sulla durata dell’impegno delle altre organizzazioni nel prestare assistenza medica. MSF continuerà a lavorare per le vittime del terremoto nei prossimi anni. “L’assistenza sanitaria a Haiti era già fragile prima del terremoto del 12 gennaio”, dice Unni Karunakara, Presidente internazionale di MSF. “Il sisma ha distrutto molte delle strutture mediche che erano disponibili. Ci vorranno molti anni prima che il paese si possa rimettere in piedi. MSF è determinata a fare la propria parte per riabilitare l’assistenza sanitaria per gli abitanti di Haiti e dedicherà tutti gli operatori e i mezzi necessari a farlo”.
Il rapporto in inglese “Emergency response after the Haiti earthquake” e la sintesi in italiano sono disponibili on line: http://www.medicisenzafron
Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie. www.medicisenzafrontiere.i
Per informazioni:
Ufficio Stampa MSF Italia tel. 06.44.86.921 - 335.8489761 - 349.8132110
Quel gusto un po' macabro.
L'unica conclusione cui sono riuscita a giungere dopo svariati mesi di osservazione è che in questo paese deve esserci una subdola ed a tratti latente ammirazione per il sadomaso. Leggendo un'intervista su una rivista femminile qualcuno sosteneva che i politici dovrebbero stare attenti, attenti perché l'Italia è stanca. Sarà. A me sembra soltanto rincoglionita. Assopita in un sonno della ragione che (oltre a generare mostri, si sa) riesce a far scivolare via le peggiori affermazioni ed i peggiori fatti come se nulla fosse. Ed i soliti quattro cretini lottano fino allo stremo per opporsi a quella che è la gestione di questo paese ottenendo soltanto quello che è paragonabile ad uno scalpiccio od un timido bussare alle porte delle colonne dei giornali. E dopo un po' chi li biasima se si stufano e se sono sempre meno. Ci si ritrova quindi sotto il pelo dell'acqua. Vedendo la luce del sole che penetra e non potendola mai raggiungere perché un vetro invisibile ed indistruttibile non ci permette di tirare fuori la testa e respirare. Rassegnati si cerca quindi di costruire un angolo stabile dove vivere la propria vita (che somiglia però ad una lenta agonia che porta quindi all'oblio più totale). Ci si sente soffocati. Soffocati dal proprio paese. Ecco invece la classe dirigente che si sposta su uno yacht che viaggia leggero sul pelo dell'acqua. E da sotto, come i dannati nell'Ade, tutti li guardano con sguardo vacuo. È strana questa classe dirigente. Somiglia un po' al gruppo di nonnetti che gioca a briscola nel circolo anziani la domenica pomeriggio, ogni tanto litigano, ogni tanto fanno i tornei con quelli dell'altro circolo anziani, si annoiano un po', ma l'importante è che nulla li disturbi. E lì nel loro yacht, seduti attorno al tavolo immacolato, tirano fuori i loro assi nella manica e come fossero lame li scagliano contro i dannati che impotenti assorbono il colpo e tornano nel loro assopimento. Lo yacht diventa sempre più pesante, schiaccia il vetro, schiaccia l'acqua, schiaccia i dannati. Non si può respirare, non si hanno più spazi, si perisce evaporando.
Nessuno in realtà pensa veramente a dove andremo a finire. Le tenaglie si stringono attorno al singolo, ma alla fine in qualche modo si riesce ad arrivare a fine mese. In qualche modo. E poi che importa, domenica gioca la nazionale che ci rende tutti così uniti.
Nessuno in realtà pensa veramente a dove andremo a finire. Le tenaglie si stringono attorno al singolo, ma alla fine in qualche modo si riesce ad arrivare a fine mese. In qualche modo. E poi che importa, domenica gioca la nazionale che ci rende tutti così uniti.
lunedì 5 luglio 2010
Quando pregiudizio e razzismo convivono ancora...
La notizia giunta oggi di un atto di violenza avvenuto mercoledì notte a Padova verso due ragazzi omosessuali ha scosso tutti noi ragazzi della Rete degli Studenti Medi, che sin dalla fondazione della nostra associazione promuoviamo la libertà per ogni indivuduo ad amare senza timore e a non farsi intimidire dall'ignoranza che ancora controlla le azioni di molti.
Verso le 3.00, tra il 9 e il 10 giugno, Matteo ed Enrico stavano passeggiando, diretti in via Giotto.
Camminavano abbracciati, nessun comportamento osceno o offensivo. Passando davanti a un bar del centro di Padova si sono sentiti insultare da alcuni avventori seduti all'esterno.
Ripetutamente questi hanno detto "Oltre che merde siete anche froci".
Queste persone li stavano giudicando non solo in base al loro atteggiamento affettuoso ma anche per il loro abbigliamento, che a quanto pare risultava "comunista".
Quando i due ragazzi si sono voltati per domandare se erano effettivamente loro i soggetti di quelle affermazioni sono stati picchiati da uno dei clienti, e poi incitati ad andarsene alla svelta dagli altri.
Hanno sporto denuncia, e con estremo stupore hanno affermato:«Siamo gay e giriamo assieme ormai da tempo, ma una cosa del genere non ci è mai successa.
Padova è una città aperta, quel che è successo è molto strano.
È una anomalia. Di certo non ci faremo spaventare e continueremo a passeggiare abbracciati, ancora più di prima. Non abbiamo paura»
Questo atto ci lascia sconcertati.
Padova è famosa appunto per la sua libertà, sia in campo politico che sociale, città universitaria, terra di scambi, con una cittadinanza attiva e un movimento giovanile che va contro a queste cose, del quale noi facciamo parte e siamo orgogliosi.
Vogliamo tenere alto questo valore della nostra città e soprattutto il valore della libertà.
Nella costituzione italiana si sancisce nell'articolo secondo si garantisce la protezione ai diritti inviolabili dell'uomo e nel terzo la pari dignità sociale e l'uguaglianza davanti alla legge al dì là della religione, del sesso, della razza della lingua, delle opinioni politiche e delle condizioni sociali e personali del singolo individuo.
Sono questi diritti rispettati nel momento in cui due persone che si vogliono bene devono temere di camminare per strada coi vestiti che desiderano per colpa di qualche retrogrado ignorante? Siamo già in un momento così buio per la nostra società?
Insieme noi ragazzi della Rete degli Studenti Medi di Padova vogliamo gridare un NO a questi atti razzisti, proclamare la nostra convinzione nella parità dei diritti e della dignità di ogni persona e continuare a lottare perchè ciò non accada in futuro.
Arianna Vietina
lunedì 14 giugno 2010
La scuola riformata: tagli al futuro
Soffocata da molti eventi, più o meno seri, il 4 febbraio è stata approvata la riforma che darà il via al riordino di corsi e indirizzi. Approvata dal governo e definita dal ministro Gelmini “epocale”, non è un salto all’indietro, ma un salto nel buio: 8 miliardi di euro e almeno 17 mila insegnanti prendono il volo in tre anni.
In un periodo di crisi “occorre far quadrare il bilancio” e il ministro dell’istruzione contiene la spesa pubblica. Epocali sono i tagli voluti da Tremonti: licenziamenti dei docenti, tagli alle ore, soppressione di molte materie, riduzione delle ore di laboratorio, eliminazione di corsi di recupero e tutte le sperimentazioni.
Il Governo e la maggioranza hanno fatto tutto da soli, privando il Parlamento e il Paese di un confronto doveroso e approfondito.
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani sostiene che invece che di una riforma si tratta di «un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese». Pronta la risposta del ministro Gelmini: «Bersani e la sinistra non vogliono modernizzare la scuola, sono contrari a qualsiasi riforma per questo Paese». Ma al riordino è contrario anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini che avverte: «Non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Una riforma seria ha bisogno di risorse».
Decisamente contrari i sindacati. Per Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc- Cigl: «Il Governo conferma la linea nemica contro i giovani e il loro futuro» .
Ma cosa cambia ? Viene riorganizzato l’assetto dei licei portandoli a sei. Oltre al classico, scientifico, artistico e linguistico, che già sono presenti, vengono introdotti il liceo musicale e quello delle scienze umane. Il riassetto, tanto acclamato dal governo, non è altro che uno spostare, modificare, ed eliminare lo stesso numero di indirizzi, solo con un nome diverso, rendendo così superfluo il presunto taglio che porta da 513 a 31 gli indirizzi.
La verità è che i cambiamenti che le scuole si troveranno ad affrontare non riguardano solo le materie di studio, ma anche i finanziamenti a disposizione per programmare i piani di studio. Uno scenario che aprendo le porte ad un biennio sempre più specializzato e rendendo possibile, in teoria, il passaggio ad un percorso di studi diverso, nella pratica essa risulterà molto difficile.
Diventerà fondamentale il ruolo delle scuole che dovranno accompagnare gli studenti sia nell’orientamento che successivamente alla precoce canalizzazione. Verranno infatti introdotti dei tutor capaci di seguire gli studenti nel passaggio da un istituto all’altro. Risulta però poco chiaro come queste nuove figure verranno individuate. Attualmente, anche nel nostro Istituto, è sempre più difficile realizzare corsi di recupero o assumere supplenti. Così gli studenti devono correre al riparo e, ad esempio, la Consulta di Feltre ha organizzato delle lezioni attraverso il peer education, uno scambio solidale di conoscenze tra ragazzi.
Inoltre, se nei licei la riforma entrerà solo nelle prime, nei professionali investirà tutte le classi comportando sicuramente innumerevoli difficoltà.
La scuola targata Gelmini più che volano di crescita per il Paese, diventa lo “specchio” di una nazione alla deriva, fanalino di coda dell’Europa che marcia con un altro passo.
In un periodo di crisi “occorre far quadrare il bilancio” e il ministro dell’istruzione contiene la spesa pubblica. Epocali sono i tagli voluti da Tremonti: licenziamenti dei docenti, tagli alle ore, soppressione di molte materie, riduzione delle ore di laboratorio, eliminazione di corsi di recupero e tutte le sperimentazioni.
Il Governo e la maggioranza hanno fatto tutto da soli, privando il Parlamento e il Paese di un confronto doveroso e approfondito.
Il segretario del Pd Pierluigi Bersani sostiene che invece che di una riforma si tratta di «un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese». Pronta la risposta del ministro Gelmini: «Bersani e la sinistra non vogliono modernizzare la scuola, sono contrari a qualsiasi riforma per questo Paese». Ma al riordino è contrario anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini che avverte: «Non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Una riforma seria ha bisogno di risorse».
Decisamente contrari i sindacati. Per Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc- Cigl: «Il Governo conferma la linea nemica contro i giovani e il loro futuro» .
Ma cosa cambia ? Viene riorganizzato l’assetto dei licei portandoli a sei. Oltre al classico, scientifico, artistico e linguistico, che già sono presenti, vengono introdotti il liceo musicale e quello delle scienze umane. Il riassetto, tanto acclamato dal governo, non è altro che uno spostare, modificare, ed eliminare lo stesso numero di indirizzi, solo con un nome diverso, rendendo così superfluo il presunto taglio che porta da 513 a 31 gli indirizzi.
La verità è che i cambiamenti che le scuole si troveranno ad affrontare non riguardano solo le materie di studio, ma anche i finanziamenti a disposizione per programmare i piani di studio. Uno scenario che aprendo le porte ad un biennio sempre più specializzato e rendendo possibile, in teoria, il passaggio ad un percorso di studi diverso, nella pratica essa risulterà molto difficile.
Diventerà fondamentale il ruolo delle scuole che dovranno accompagnare gli studenti sia nell’orientamento che successivamente alla precoce canalizzazione. Verranno infatti introdotti dei tutor capaci di seguire gli studenti nel passaggio da un istituto all’altro. Risulta però poco chiaro come queste nuove figure verranno individuate. Attualmente, anche nel nostro Istituto, è sempre più difficile realizzare corsi di recupero o assumere supplenti. Così gli studenti devono correre al riparo e, ad esempio, la Consulta di Feltre ha organizzato delle lezioni attraverso il peer education, uno scambio solidale di conoscenze tra ragazzi.
Inoltre, se nei licei la riforma entrerà solo nelle prime, nei professionali investirà tutte le classi comportando sicuramente innumerevoli difficoltà.
La scuola targata Gelmini più che volano di crescita per il Paese, diventa lo “specchio” di una nazione alla deriva, fanalino di coda dell’Europa che marcia con un altro passo.
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