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lunedì 3 maggio 2010

Trio armonico: la sinfonia dell’informazione libera.


Fiumi di persone che corrono da una conferenza all’altra, famosi giornalisti che passeggiano per le strade attirando gli sguardi di chi è abituato a leggere i loro nomi nei giornali, ore di servizio a distribuire cuffiette e a dare informazioni agli spettatori, questi sono stati gli scenari del Festival Internazionale del Giornalismo che si è svolto a Perugia dal 21 al 25 aprile 2010.

Tutto ciò mi ha portata a riflettere: in un’Italia dove sempre più spesso i media distorcono o addirittura nascondono i fatti di cronaca nazionale -basti pensare a Mediaset o al Tg1- e dove fare giornalismo diventa sempre più difficoltoso, qual è il posto per un’informazione fatta dai giovani? Meno giovani si prefiggono l’obbiettivo di diventare giornalisti seri ed indipendenti, meno sono le probabilità che essi riescano ad emergere. Allo stesso tempo, però, nel momento in cui ragazzi si fanno avanti proponendo i propri pezzi, rischiano di cadere nel tranello della poca esperienza e della conseguente mancanza di affidabilità e credibilità. E poi quali potrebbero essere i metodi per smuovere le coscienze di quegli studenti che preferiscono chiudere occhi ed orecchie davanti alla realtà?
Sono state tre famose voci dell’informazione indipendente a rispondere a questa mia domanda:

Luca Telese (conduttore di Tetris su La7 e giornalista del “Fatto Quotidiano”):

"Bisogna fare ciò in cui si crede - asserisce lui - bisogna formarsi malgrado la committenza, anzi contro la committenza! Quando si comincia a lavorare si scrivono le cose che vengono richieste per il puro bisogno di riuscire a campare, ma nel frattempo deve sopravvivere il bisogno di studiare, lavorare ed intervistare chi ci piace, perché alla fine vincono gli archivi, le storie e le memorie che ognuno si porta dietro." Storie e memorie che nel suo caso gli hanno consentito di scrivere ben 2 libri. Per quanto riguarda il fare informazione dai giovani per i giovani, il consiglio è di raccontare storie come quella di Agro, riportare di tutti i bambini che sono stati privati del servizio mensa e di cui i grandi media non si occuperanno, di tutte quelle notizie che se proposte in rete possono sfondare grazie alla propria forza d’urto. Qui da noi esistono 10, 100, 1000 Agro; con i mezzi in nostro potere possiamo riuscire a documentare situazioni come quelle dei bambini stranieri nel nord Italia, reportage della potenza di una bomba atomica che può provenire proprio dagli studenti stessi, malgrado nessuno lo chieda e anzi, proprio perché nessuno lo fa.

Erik Gandini (regista di “Videocracy”):


"Internet, ecco il vostro portale d’accesso all’informazione! Internet è di grande utilità in quanto aiuta tutte le persone desiderose di conoscere le notizie, di avere più punti di vista dello stesso fatto. Fornisce prove e testimonianze dirette di ciò che viene riportato dai media e dai quotidiani, in modo da poter confermare o smentire la veridicità di ciò che viene mostrato. Fornisce finestre sulle realtà estere ed è pressoché libero dal genere di censure che possono essere applicate alle reti televisive, atte solo a tutelare taluna parte politica." Si riferisce al veto imposto ai trailer del suo film Videocracy riguardanti Mediaset e RAI. "Per questo motivo la rete aiuta i giovani, che hanno il potenziale più alto nel mondo dell’informazione, perché se da un lato la gente ha paura della cultura, essere “piccoli” è una fonte più diretta di accesso sia nel riportare le notizie che noi stessi raccogliamo, sia nel riuscire a trasmetterle attraverso metodi come i social network che sono più vicini ai ragazzi e alle ragazze. In quanto al farsi notare da chi come voi è uno studente, il metodo migliore è sfruttare l’onda dell’"apparire-uguale-essere" in modo positivo, ossia essere creativi ed interessanti nel fare informazione e curare l’estetica del vostri blog e dei vostri siti in modo di colpire il cervello delle persone che nel vedere una homepage accattivante saranno più interessate a leggere cosa vi è riportato dentro."

Per finire una testimonianza dall’estero:  

Javier Moreno (direttore della testata giornalistica “El Pais”)


"Il giornalismo, al giorno d’oggi, per sopravvivere alla corruzione e rimanere al passo con i tempi deve puntare sui giovani, che sono la chiave del futuro ed un punto di tramite con il presente. Del resto è chi vive quotidianamente la realtà che ha le maggiori potenzialità per riportarla correttamente e per questo spingere i ragazzi a scrivere è come fare un'investimento sul nostro futuro. Uno dei metodi d'accesso al mondo dell'informazione sono le scuole di giornalismo, come quella aperta da "el Pais", tanto che per gli allievi diventa reale la possibilità di essere assunti nel nostro giornale grazie alle doti che hanno dimostrato." Non a caso nella platea presente alla conferenza la maggioranza degli spettatori si rivela di età molto giovane, spesso al di sotto dei 30 anni. Ciò dimostra che è in atto un cambiamento che porterà ad un cambio generazionale nel mondo del giornalismo, ed un conseguente nuovo modo di fare informazione.



Tutto ciò mi ha dato molto da riflettere, ora tocca a noi ragazzi farci avanti.



Valentina Mazzoni, Vicenza

martedì 6 aprile 2010

Eppure resistiamo....

Non ce la farete mai! Ma per che cosa vi impegnate così tanto, quando alla fine non importa a nessuno di ciò che fate? Ma seriamente credete di poter cambiare qualcosa?


Si, lo crediamo, e ci muoviamo, e per sempre ci muoveremo, contro tutto e tutti.

Siamo giovani e in quanto giovani non riusciamo a tollerare l’adeguarsi costante a un modo di agire conformato, non possiamo sopportare la rassegnazione degli altri ragazzi nei confronti di un mondo comodo perché riduce il loro agire allo stato di semplici oggetti. Combattiamo adesso e combatteremo sempre, urliamo ora le nostre idee e continueremo a urlarle.

Troppe volte ci siamo sentiti dire che “a conti fatti” il nostro operato è inutile, o comporta anzi solo fatiche e futili impegni. Ma non è così.

Vogliamo dare un segnale, forse prima di tutto a noi stessi e successivamente agli altri, perché sappiamo che i nostri fini potrebbero sembrare utopici in molte delle cose che facciamo, ma almeno possiamo dire: “Noi ci proviamo!

Ed è così, perché è nostro compito e dovere di sognatori, e soprattutto di giovani, sperare e muoversi insieme per ottenere sempre qualcosa di più.

E’ vero, forse non ci riusciremo mai, forse le nostre parole sono solo gettate al vento, ma non riusciamo e non riusciremo a tollerare mai il degrado che ci troviamo costantemente davanti agli occhi, e per questo continueremo ad urlare, a gridare, a combattere per i nostri diritti, contro l’ingiustizia che regna sovrana e contro la nostra generazione che preferisce adeguarsi piuttosto che pensare con la propria testa.
 
 
uno Studente trevigiano
da "la Venticinquesima ora"
giornalino d'istituto del liceo "Canova"

venerdì 2 aprile 2010

Eh, i giovani di oggi...

Stufa di ascoltare commenti che cominciano con questa frase vorrei porre il mio punto di vista, condivisibile o meno, sui giovani d'oggi, di cui ancora mi sento parte, intendiamoci. Trovo i miei coetani in maggior parte stolti, pigri, facili alla noia, poco reattivi, con interessi limitati, abbindolati dal primo idolo stramaledetto per rendersi ridicoli parlando di futili cose, come programmi televisivi, inconsistenti eventi fatti di sballo e ancora noia, nei confronti del mondo e della scuola. Come se il mondo che hanno dentro di loro fosse estremamente più ampio e grandioso di quello fuori, ma non con consapevolezza e maturità, bensì con egoismo ed egocentrismo. L'odio per la scuola soprattutto è una cosa che non posso sostenere. Anche a me può capitare di alzarmi la mattina e pensare pigramente che è una gran rogna muoversi fino a quell'edificio e trascorrervi sei, sette, forse otto ore, ma questo non mi toglie il sorriso nel varcare il cancello carcerario che mi separa dalla scuola. Me la sono scelta, la voglio vivere appieno, e se mi scopro a lamentarmi il mio primo pensiero è "Perchè mi sto lamentando?". Dicono che la gioventù di oggi è una gioventù andata, bruciata, ma a questi commenti mi sento offesa.
E' vero, siamo deboli ed emotivi, ed è stato studiato come non riusciamo più a scindere in piani il vero e il non vero, ad avvicinare l'idea di successo all'idea di fatica e lavoro e di come ciò che chiamiamo benessere ci allontana dai nostri vicini, in una lotta di supremazia che neanche i leoni nella savana sono tanto agguerriti.
Ma le nostre differenze con le generazioni passate non sono solo un'infinita lista di vizi, ma un vigore che è sempre stato sepolto dalla migliaia di stupidaggini, gingilli e giocattoli con cui siamo cresciuti.
Basta accendere la televisione su un canale qualsiasi, ed eccolo lì il mistero. Intontiti, inebetiti, come il muschio, le bestiole parassite, come zanzare appiccicate alla pelle che non fanno in tempo a leccare l'ultima goccia di sangue che eccole schiacciate.  Il perchè i giovani di oggi appaiono così diversi e così strani nelle loro mode e manie parte da lì. Modelli e idoli, costruiti a regola d'arte per fotterci il cervello, e perdonatemi il termine ma è proprio così. Mio fratello passa le sue giornate sullo schermo, mi parla di persone che non conosco, di storie inverosimili e mi attira anche quando attacca a descrivere quel che tanto gli piace. Il sogno crolla quando mi dice che vuole fare il calciatore.
La nostra società ci porta in un controsenso grottesco. Da una parte il nostro restare a uno stadio fanciullo, facile, accuditi da mamma e papà finchè soldi ne hanno e pronti a lanciarsi nelle promettenti carriere di calciatore, presentatore, velina, ballerina, puttana, senza che il mondo ci possa impedire niente, sicuri di avere il nostro impiego ben stipendiato con uno schioccar delle dita. Dall'altra parte il vortice frenetico della novità, le avanguardie tecnologiche, le notizie da ogni parte, da ogni dove, vere, false, cosa importa? Ci sono e circolano nel nostro cervello come degli sciami di cavallette ingorde, e la nostra testa si riempie di violenza, spaesamento, pornografia, la nostra mente non è in grado di scindere, è tutto reale.
Un ragazzo su 10 dall'adolescenza ai 20 anni  non prova impulsi sessuali, si eccita davanti a qualche filmino o incontro in chat, ma non andrà mai a cercare una donna, i piani del sesso e dell'affettività sono due mondi distinti. Vai da un ragazzino qualunque e digli che per avere soldi e benessere deve lavorare, ti guarderà come se ti fosse spuntato un broccolo tra le sopracciglia. Va da una ragazza e spiegale che non deve sempre dire di si a tutto e ti risponderà che se dice di no verrà messa da parte, umiliata, presa in giro, giudicata diversa, dire di no a un ragazzo, come a una droga, al fumo, all'alcol, è sbagliato. Se non lo fai sei fuori dal giro. Prova a chiedere cosa sono i Diritti Umani, i Principi Fondamentali, la Costituzione, niente sapranno risponderti indietro, ma se vuoi c'è sempre da riassumere gli ultimi quattro anni del Grande Fratello.
UN AFFRONTO PER LA MENTE UMANA!
Bambini cresciuti senza una cognizione di cosa sia un diritto, un dovere, un bisogno vero, la responsabilità, che crescono in un mondo in cui o hai le palle o sei morto, con un idolo come il Cavaliere che può far tutto, la nuova favola per farli dormire, un Cavaliere che se ne frega delle leggi, se ne frega di cosa è bene o male, dell'etica, della lealtà, fa solo ciò che gli interessa e guarda che potere! Fai come lui, piccolo mio, e avrai successo!
Dopo questa carrellata, sento di dovermi scusare. Ciò che ho detto lo penso, ma non è vero.
Questa società l'ha fatta Lui, l'hanno fatta i grandi, gli adulti. Noi dobbiamo creare la prossima. Se noi ragazzi riusciamo a svincolarci da questi circuiti, non sono io ad essermeli inventati, possiamo fondare un mondo nuovo. Possiamo andare dai nostri amici e spiegar loro tutto quanto, scettici o non, prima o poi lo vedranno anche loro. Man mano tutti riceveremo la nostra batosta, chi prima chi dopo, ma confido che non ripeteremo gli errori di adesso.
La nostra generazione non è bruciata. Sta bruciando.
Possiamo spegnere del tutto ciò che ci anima, annullare il nostro mondo, liberarci e scappare via, lontano, o ardere ancor di più per dimostrare che siamo migliori.

Ary, Padova