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giovedì 25 novembre 2010

25 NOVEMBRE: INCONTRO A VERONA CON VERA JARACH

Giovedì 25 Novembre, dalle ore 15.00 alle ore 17.00 la “Rete Degli Studenti Medi” di Verona organizza, presso l’aula magna della scuola “A. Messedaglia” un incontro con una donna che appartiene al movimento “dele Madres de Plaza de Mayo” (un’ associazione formata dalle madri dei “desaparecidos”, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983): Vera Jarach. Vera è nata a Milano nel 1928, e dovette emigrare in Argentina dieci anni dopo. Lì ebbe una figlia, Franca, che scomparve all’età di 18 anni. Solo poco tempo fa Vera scoprì cosa realmente era successo alla figlia, e il suo intento è quello di portare la sua testimonianza, creando una memoria condivisa, affinché nessuno dimentichi, e certe cose non si possano più ripetere. E’ un incontro rivolto a insegnanti, studenti e genitori, perché non si è mai né troppo grandi, né troppo piccoli per conoscere quel che è accaduto nel mondo, e non si è mai né troppo grandi, né troppo piccoli per impegnarsi e lavorare di un mondo migliore.

lunedì 2 agosto 2010

Mantenere la memoria

Oggi, 2 Agosto 2010 a Bologna il governo non ci sarà. Nessun ministro andrà alla cerimonia per commemorare quella terribile strage, emblema insieme a tante altre, della violenza assurda del terrorismo. Il ministro La Russa ha seccamente spiegato il motivo della sua assenza e di quella dei suoi colleghi: “I ministri li avete sempre fischiati”. Quindi meglio non mandarne. Tra silenzi e a dir poco imbarazzanti tentativi di giustificare l’assenza dell’esecutivo. Magari facendo ricadere la colpa sull’Associazione dei familiari delle vittime. Oppure indicando i contestatori come un’esigua minoranza che strumentalizza la manifestazione. Sicuramente cercando di ritrovare un pò di lucidità dopo gli ultimi avvenimenti politici. E cercando anche di ritrovare il filo di un discorso coerente, con cui provare a continuare il mandato attribuito dagli elettori.


Che parole si possono usare per definire l’atteggiamento del governo? Ne ho pensate molte ma nessuna si è rivelata adatta. Nessuna servirebbe a rendere il giusto rispetto a quelle ottantacinque anime e ai duecento feriti. Nessuna servirebbe a fare qualcosa di utile per i familiari delle vittime e per l’intero Paese. Il governo si dimostra semplicemente, ancora una volta, per ciò che è. Non vuole sentire le contestazioni ma solo gli applausi. Non si prende le responsabilità di una scelta ma cerca di farne ricadere la colpa su altri. E soprattutto addita al pubblico ludibrio chi lo contesta come un soggetto pericoloso. E qui è due volte miope, nel metodo ma anche nel merito. Perché non comprende che i bolognesi non hanno risparmiato nessuno dai fischi, in tutti questi anni. E questo perché i bolognesi aspettano ancora la piena luce su quella che Pertini definì “L’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. Non comprende perché non vuole. Non comprende la rabbia e la disperazione che angoscia le anime di quelle persone. Non comprende che togliere il segreto di Stato sulla strage ed impegnarsi seriamente per far emergere tutta la verità non è solo un obbligo a cui dovrebbe adempiere ma anche una scelta tanto responsabile quanto giusta, equa e necessaria per quelle persone e per l’intero Paese. Ma il governo non vuole tutto ciò. Non vuole, anche se ogni essere umano capirebbe che di fronte a tale disperazione umana tutte le possibili ragioni che la politica sa tirare fuori per non far emergere la volontà sono bieche e schifose.

Di fronte a tutto questo lancio una provocazione. Non è importante che oggi il governo sia presente. Non è importante che oggi ci sia chi vuole strumentalizzare la strage e chi in piazza piange il morto ma poi trama nell’oscurità. Oggi in piazza ci devono essere i bolognesi e gli italiani puliti. Commossi e desiderosi di giustizia e non di vendetta. I bolognesi e gli italiani non si devono sentire abbandonati dalla società e devono portare avanti il ricordo e spingere per la verità, passando il testimone ai giovani. E lo faranno, a partire da oggi. A leggere i nomi, infatti, ci sarà una ragazza di trent’anni. La memoria è viva. Bologna avrà giustizia.


Andrea Pittarello
studente di Padova

lunedì 14 giugno 2010

La scuola riformata: tagli al futuro

Soffocata da molti eventi, più o meno seri, il 4 febbraio è stata approvata la riforma che darà il via al riordino di corsi e indirizzi. Approvata dal governo e definita dal ministro Gelmini “epocale”, non è un salto all’indietro, ma un salto nel buio: 8 miliardi di euro e almeno 17 mila insegnanti prendono il volo in tre anni.

In un periodo di crisi “occorre far quadrare il bilancio” e il ministro dell’istruzione contiene la spesa pubblica. Epocali sono i tagli voluti da Tremonti: licenziamenti dei docenti, tagli alle ore, soppressione di molte materie, riduzione delle ore di laboratorio, eliminazione di corsi di recupero e tutte le sperimentazioni.
Il Governo e la maggioranza hanno fatto tutto da soli, privando il Parlamento e il Paese di un confronto doveroso e approfondito.

 Il segretario del Pd Pierluigi Bersani sostiene che invece che di una riforma si tratta di «un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese». Pronta la risposta del ministro Gelmini: «Bersani e la sinistra non vogliono modernizzare la scuola, sono contrari a qualsiasi riforma per questo Paese». Ma al riordino è contrario anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini che avverte: «Non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Una riforma seria ha bisogno di risorse».

Decisamente contrari i sindacati. Per Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc- Cigl: «Il Governo conferma la linea nemica contro i giovani e il loro futuro» .

Ma cosa cambia ? Viene riorganizzato l’assetto dei licei portandoli a sei. Oltre al classico, scientifico, artistico e linguistico, che già sono presenti, vengono introdotti il liceo musicale e quello delle scienze umane. Il riassetto, tanto acclamato dal governo,  non è altro che uno spostare, modificare, ed eliminare lo stesso numero di indirizzi, solo con un nome diverso, rendendo così superfluo il presunto taglio che porta da 513 a 31 gli indirizzi.
La verità è che i cambiamenti che le scuole si troveranno ad affrontare non riguardano solo le materie di studio, ma anche i finanziamenti a disposizione per programmare i piani di studio. Uno scenario che aprendo le porte ad un biennio sempre più specializzato e rendendo possibile, in teoria, il passaggio ad un percorso di studi diverso, nella pratica essa risulterà molto difficile.

Diventerà fondamentale il ruolo delle scuole  che dovranno accompagnare gli studenti sia nell’orientamento che successivamente alla precoce canalizzazione. Verranno infatti introdotti dei tutor capaci di seguire gli studenti nel passaggio da un istituto all’altro. Risulta però poco chiaro come queste nuove figure verranno individuate. Attualmente, anche nel nostro Istituto, è sempre più difficile realizzare corsi di recupero o assumere supplenti. Così gli studenti devono correre al riparo e, ad esempio, la Consulta di Feltre ha organizzato delle lezioni attraverso il peer education, uno scambio solidale di conoscenze tra ragazzi.

Inoltre, se nei licei la riforma entrerà solo nelle prime, nei professionali investirà tutte le classi comportando sicuramente innumerevoli difficoltà.

La scuola targata Gelmini più che volano di crescita per il Paese, diventa lo “specchio” di una nazione alla deriva, fanalino di coda dell’Europa che marcia con un altro passo.

lunedì 3 maggio 2010

Trio armonico: la sinfonia dell’informazione libera.


Fiumi di persone che corrono da una conferenza all’altra, famosi giornalisti che passeggiano per le strade attirando gli sguardi di chi è abituato a leggere i loro nomi nei giornali, ore di servizio a distribuire cuffiette e a dare informazioni agli spettatori, questi sono stati gli scenari del Festival Internazionale del Giornalismo che si è svolto a Perugia dal 21 al 25 aprile 2010.

Tutto ciò mi ha portata a riflettere: in un’Italia dove sempre più spesso i media distorcono o addirittura nascondono i fatti di cronaca nazionale -basti pensare a Mediaset o al Tg1- e dove fare giornalismo diventa sempre più difficoltoso, qual è il posto per un’informazione fatta dai giovani? Meno giovani si prefiggono l’obbiettivo di diventare giornalisti seri ed indipendenti, meno sono le probabilità che essi riescano ad emergere. Allo stesso tempo, però, nel momento in cui ragazzi si fanno avanti proponendo i propri pezzi, rischiano di cadere nel tranello della poca esperienza e della conseguente mancanza di affidabilità e credibilità. E poi quali potrebbero essere i metodi per smuovere le coscienze di quegli studenti che preferiscono chiudere occhi ed orecchie davanti alla realtà?
Sono state tre famose voci dell’informazione indipendente a rispondere a questa mia domanda:

Luca Telese (conduttore di Tetris su La7 e giornalista del “Fatto Quotidiano”):

"Bisogna fare ciò in cui si crede - asserisce lui - bisogna formarsi malgrado la committenza, anzi contro la committenza! Quando si comincia a lavorare si scrivono le cose che vengono richieste per il puro bisogno di riuscire a campare, ma nel frattempo deve sopravvivere il bisogno di studiare, lavorare ed intervistare chi ci piace, perché alla fine vincono gli archivi, le storie e le memorie che ognuno si porta dietro." Storie e memorie che nel suo caso gli hanno consentito di scrivere ben 2 libri. Per quanto riguarda il fare informazione dai giovani per i giovani, il consiglio è di raccontare storie come quella di Agro, riportare di tutti i bambini che sono stati privati del servizio mensa e di cui i grandi media non si occuperanno, di tutte quelle notizie che se proposte in rete possono sfondare grazie alla propria forza d’urto. Qui da noi esistono 10, 100, 1000 Agro; con i mezzi in nostro potere possiamo riuscire a documentare situazioni come quelle dei bambini stranieri nel nord Italia, reportage della potenza di una bomba atomica che può provenire proprio dagli studenti stessi, malgrado nessuno lo chieda e anzi, proprio perché nessuno lo fa.

Erik Gandini (regista di “Videocracy”):


"Internet, ecco il vostro portale d’accesso all’informazione! Internet è di grande utilità in quanto aiuta tutte le persone desiderose di conoscere le notizie, di avere più punti di vista dello stesso fatto. Fornisce prove e testimonianze dirette di ciò che viene riportato dai media e dai quotidiani, in modo da poter confermare o smentire la veridicità di ciò che viene mostrato. Fornisce finestre sulle realtà estere ed è pressoché libero dal genere di censure che possono essere applicate alle reti televisive, atte solo a tutelare taluna parte politica." Si riferisce al veto imposto ai trailer del suo film Videocracy riguardanti Mediaset e RAI. "Per questo motivo la rete aiuta i giovani, che hanno il potenziale più alto nel mondo dell’informazione, perché se da un lato la gente ha paura della cultura, essere “piccoli” è una fonte più diretta di accesso sia nel riportare le notizie che noi stessi raccogliamo, sia nel riuscire a trasmetterle attraverso metodi come i social network che sono più vicini ai ragazzi e alle ragazze. In quanto al farsi notare da chi come voi è uno studente, il metodo migliore è sfruttare l’onda dell’"apparire-uguale-essere" in modo positivo, ossia essere creativi ed interessanti nel fare informazione e curare l’estetica del vostri blog e dei vostri siti in modo di colpire il cervello delle persone che nel vedere una homepage accattivante saranno più interessate a leggere cosa vi è riportato dentro."

Per finire una testimonianza dall’estero:  

Javier Moreno (direttore della testata giornalistica “El Pais”)


"Il giornalismo, al giorno d’oggi, per sopravvivere alla corruzione e rimanere al passo con i tempi deve puntare sui giovani, che sono la chiave del futuro ed un punto di tramite con il presente. Del resto è chi vive quotidianamente la realtà che ha le maggiori potenzialità per riportarla correttamente e per questo spingere i ragazzi a scrivere è come fare un'investimento sul nostro futuro. Uno dei metodi d'accesso al mondo dell'informazione sono le scuole di giornalismo, come quella aperta da "el Pais", tanto che per gli allievi diventa reale la possibilità di essere assunti nel nostro giornale grazie alle doti che hanno dimostrato." Non a caso nella platea presente alla conferenza la maggioranza degli spettatori si rivela di età molto giovane, spesso al di sotto dei 30 anni. Ciò dimostra che è in atto un cambiamento che porterà ad un cambio generazionale nel mondo del giornalismo, ed un conseguente nuovo modo di fare informazione.



Tutto ciò mi ha dato molto da riflettere, ora tocca a noi ragazzi farci avanti.



Valentina Mazzoni, Vicenza

domenica 25 aprile 2010

Il 25 aprile Bella Ciao non si censura!!!!!!!!!


Come sindacato studentesco da sempre antifascista, la Rete degli Studenti Medi esprime tutta la sua indignazione per l´ennesima strumentalizzazione politica del 25 Aprile attuata dal Sindaco di Mogliano Veneto (TV).

Non possiamo accettare il comportamento del dott. Azzolini, che con facile ed impensabile ignoranza liquida "Bella ciao" come "canzone non nazionale" sostituendola con la "Canzone del Piave" nel nome di un errato senso di appartenenza territoriale che non considera assolutamente la Storia.

Ricordiamo al Sindaco Azzolini che "Bella Ciao" non è una canzone di parte, ma la canzone di tutti i combattenti per la Liberazione.

Il dott. Azzolini ha il dovere di amministrare la sua comunità nel nome di questi valori, su cui si fonda la nostra Repubblica e non ha alcun titolo per cancellare con tanta facilità i valori di tutti gli italiani ed in particolare dei Veneti.

Ci auguriamo che siano finite le ignoranti ed ignobili speculazioni politiche.


Diversamente saremo noi a dire ancora una volta "NO PASARAN!"



Andrea Pittarello


Delegato nazionale della Rete - memoria storica e Costituzione

venerdì 23 aprile 2010

Verona - 100 € a persona per i corsi di recupero: "La scuola non ha soldi"


Studenti sul piede di guerra, genitori che hanno votato sì «perché non c'era alternativa», e un preside che si giustifica prendendo in mano il bilancio degli ultimi tre anni: «Dunque, i nostri crediti nei confronti dello Stato arrivano a 100 mila euro. Cos'altro posso fare?».


Istituto Enrico Fermi di Verona, un tecnico professionale di solida tradizione, che ha sfornato provetti odontoiatri e preparati bio-chimici.

Ma da qualche anno le cose stanno franando, tanto che la scorsa settimana i genitori si sono visti recapitare una circolare con cui si informa che i corsi di recupero estivi, per chi ne avrà bisogno, saranno a pagamento. E saranno cari: 100 euro a persona.

«Non esiste, il preside sbaglia non può far pagare a noi il problema che ha con lo Stato - si indigna Alessandro Sorio della Rete degli Studenti - E mi chiedo: ma quanto costano questi corsi? Come vengono gestiti i soldi?».

Stamattina è previsto un volantinaggio in istituto, poi l'idea degli studenti è mettersi in contatto con le altre scuole.

Perché a Verona come altrove i «contributi volontari» a carico delle famiglie lievitano di mese in mese.

Sabato scorso genitori e studenti sono scesi in piazza per denunciare che «la scuola pubblica va a rotoli».

Prima i soldi chiesti all'atto di iscrizione, ora anche per i corsi durante l'estate.

Corsi che la scuola deve attivare, ma a cui non è obbligatorio partecipare: «Gli studenti però li frequentano, è il modo migliore per prepararsi all'esame di settembre», dice Alessandro.

Ma, certo, 100 euro è una bella cifra, non è detto che tutti possano permettersela, anche perché i crediti accumulabili sono tre prima della bocciatura.

«Il contributo rappresenta un motivo in più per gli studenti per impegnarsi a raggiungere la sufficienza», si augura il dirigente Antonio Ciampini nella circolare inviata ai genitori.

Ma non è difficile capire che chi accumula più crediti, spesso, è anche lo studente più debole socialmente, probabilmente quello che meno può permettersi di pagare i corsi.
« Abbiamo detto sì a malincuore ma non c'era alternativa.

La scuola soldi non li ha e francamente pagare il corso di recupero è il minimo - dice Elisabetta Dell'Aera, presidente del Comitato genitori - la mia preoccupazione è un'altra: che succede se si rompe una macchina dei laboratori? Chi paga? Quest'anno ho chiesto che venisse messo nero su bianco quanto dovrebbe essere il contributo volontario dei genitori perché la scuola possa vivere con agio.

La risposta è stata: 400 euro a persona. Ho detto tutto». All'inizio dell'anno, invece, i genitori del Fermi pagano 270 euro, 210 chi si iscrive alla prima classe.

«In questo modo recuperiamo 140 mila euro all'anno, tutti soldi che utilizziamo esclusivamente per acquistare materiale per i laboratori.

Faccio presente che tenere in piedi una coltura di batteri costa 16 mila euro. - spiega il dirigente Ciampini - I conti sono questi: un corso di recupero costa 900 euro, i ragazzi sono in media 9 a corso. Ecco spiegati i 100 euro».

Non gli piace questa storia, chiedere soldi alle famiglie pesa anche a lui: «Ma sono un servitore dello Stato, non voglio esprimere giudizi».

I bilanci però sono lì, e gridano vendetta: la scuola aspetta ancora i soldi per gli esami del 2008.

«Non per vantarmi, ma questa è una scuola che ha sfornato eccellenze - dice Ciampini - E per garantirle i soldi servono.

Fino all'anno scorso spendevamo anche 50 mila euro per i nostri laboratori. Quest'anno 10 mila».

La storia del Fermi mette in evidenza la vera emergenza dei tecnici e dei professionali: gestire una scuola che deve offrire una formazione anche pratica costa di più. Proprio questi istituti, che tradizionalmente intercettano un'utenza più difficile, finiscono per chiedere contributi più salati alle famiglie.

«Una vera e propria tassazione indiretta, che dovrebbe essere calcolata quando il governo dice di aver tagliato le tasse», sottolinea la responsabile Flc Cgil di Verona Anna Paola Marconi.

Il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini aveva definito la pratica dei contributi volontari «lamentosa» e aveva annunciato per il prossimo anno lo stanziamento di 10 milioni di euro: peccato che i crediti delle scuole siano arrivati a circa 1 miliardo e mezzo.

Cinzia Gubbini

Da "Il Manifesto" 21/04/2010

giovedì 15 aprile 2010

Sulla riforma: ieri, oggi e domani


Dato che la prima critica al Mancino Veneto è stata quella di non parlare abbastanza della Gelmy e le sue riforme, e dato che ho un po' di tempo, cercherò di mettere insieme quelli che ritengo i 4 elementi che stanno destrutturando la scuola pubblica, che sono: Decreti Gelmini, annunciati 2 anni fa, e in buona parte ancora bloccati, PDL Aprea, DDL Cazzola e riordino delle scuole superiori.

Ricordo prima di cominciare che in questo pezzo sto parlando in particolare delle mie impressioni e delle mie idee, basandomi su ciò che più mi è rimasto impresso del tema.

Due anni fa con l'avvento del Ministro della Pubblica Istruzione MariaStella Gelmini si è dato il via alla "riforma delle scuole" di cui si sentiva un grande bisogno. La politica adottata può basarsi sulla parola "risparmio": si è proceduto a tagliare di qua e dì sulla scuola, inizialmente su tutte, poi solo sulla pubblica, per la quale erano previsti 8 miliardi di euro in meno nei prossimi 3 anni. Già quest'anno il disastro: docenti e supplenti non pagati, assenza del materiale primario, riparazioni che non vengono effettuate, scandali di enormi vuoti nel bilancio di ogni scuola, dalle più prestigiose alle meno conosciute. Ed è solo l'inizio! I famossissimi decreti Gelmini che hanno intasato radio, tv e giornali portavano una serie di provvedimenti uno più grosso dell'altro: a cominciare dai grembiulini e il 5 in condotta, il maestro unico, fino al massiccio licenziamento di docenti e personale, giudicati "inutili". E pensare che l'Italia ha sottoscritto il 2° obbiettivo del millennio che si impegna a promuovere l'educazione primaria universale entro il 2015!
Dopodichè c'è stata la mazzata del PDL Aprea. Con due rapide mosse si promuoveva per eliminare la rappresentanza studentesca e privatizzare le scuole, un paio di procedimenti legati a doppio filo grazie al massiccio taglio di fondi di cui ho scritto sopra.
Queste proposte sono state congelate, ma non è ancora detta l'ultima parola.
Eccoci infatti quest'anno con il DDL Cazzola, che riporta l'obbligo scolastico ai 15 anni, permettendo magari di fare l'ultimo anno (quindi fino ai 16) di apprendistato, stage lavorativo. Naturalmente a gratis.
Un'altro tentativo di svalutare il valore della scuola e portarci a lavorare prima del dovuto dato il periodo di crisi in cui stiamo vivendo? A mio parere si. E sinceramente non ci sto.
L'ultima, il riordino delle scuole superiori. Licei stereotipati, appiattimento dell'offerta formariva, eliminazioni di attività extra, laboratori e di ogni peculiarità delle singole scuole. La questione mi tocca parecchio perchè frequento un liceo artistico sperimentale, unico nel suo genere, l'unico in italia, che dall'anno prossimo sarà una modica scuoletta che insegnerà ai suoi alunni "architettura e ambiente". Privandosi della varietà che finora l'aveva caratterizzato.

In poche parole ho cercato di riassumere il mio pensiero al riguardo, ma ci tengo a concludere così:
io credo nella scuola, credo nei giovani e nei mie coetanei, ma soprattutto credo nei ragazzi più piccoli, che se avranno le palle ne diranno tante al governo per questi provvedimenti, così tante che meriteranno la scuola migliore del mondo. Tutta l'Europa investe nella scuola, è uno dei settori più finanziato, mentre in Italia vi è destinata una parte così misera che sinceramente mi vergogno di promuovere il mio paese come il paese della cultura e dell'arte. Il Gran Capo discorre tanto della bellezza dell'Italia, del suo sole, ecc ecc, ma come pensa di reastaurare le sue belle opere chiudendo le due scuole di restauro più importanti del paese? Come pensa di salavare i paesaggi, la bellezza natuarale, finanziando il nucleare e la guerra? Come pensa di sconfiggere il cancro tagliando tutti i fondi per i ricercatori? E la crisi economica? Si esce dalla crisi senza cervelli preparati?
E' stato dimostrato statisticamente che quando uno stato finanzia l'istruzione il ritorno economico del paese sale a livelli esorbitanti.
Cosa aspettiamo a usare il cervello?
Spero di poter parlare di queste cose con voi, scrivete, commentate, criticate.
Ciao!

Ary
Studentessa di Padova

mercoledì 7 aprile 2010

RETE STUDENTI: COTA E' SCONCERTANTE

"La Rete degli studenti reputa inaccettabili le dichiarazioni del neo-governatore del Piemonte, Roberto Cota, che a proposito della Ru 486 ha oggi detto che «può benissimo restare nei magazzini»: secondo Sofia Sabatino, portavoce nazionale dell'associazione studentesca, si tratta di dichiarazioni che «lasciano sconcertati: per l'ennesima volta - sostiene la rappresentante degli studenti medi - si costruisce una polemica sulla pelle delle donne, in particolare su quelle giovani, strumentalizzando a fini politici questioni delicatissime».

«Cota - continua Sabatino - sta mettendo in piedi una sua personale crociata sulla pillola abortiva, gettando nel tritacarne mediatico i problemi delle donne, stracciando e stravolgendo una realtà estremamente complessa, fatta di storie e scelte sempre difficili e dolorose».

Secondo la portavoce della Rete degli studenti, a pagare il prezzo di questo mutamento culturale sarebbero «soprattutto le ragazze che incrociamo tutti i giorni nelle scuole, ai quali non vengono offerti modelli di riferimento e soprattutto a cui non viene consentito l'accesso a informazioni base sulla propria condizione e sul proprio corpo».

Sabatino ricorda i dati che segnalano l'aumento continuo di aborti tra le giovani e le giovanissime (dai 14 ai 16 anni), parla di «assenza totale di prevenzione di educazione alla sessualità nelle scuole medie e medie superiori» e per questo ritiene che «i veri problemi sulla salute e sui diritti della donne vengono oscurati da polemiche come quella messa in piedi da Cota».

«Come studentessa e portavoce del sindacato studentesco - sottolinea - mi sento di rivolgere un appello affinchè le donne siano in grado di riprendere la parola sulle questioni che ci riguardano. Le ragazze di oggi sentono un grande bisogno di non sentirsi sole e relegate nei ruoli - conclude la portavoce nazione della Rete degli studenti - a cui vengono designate dalla narrazione della realtà dominante»."

www.unita.it

martedì 6 aprile 2010

Eppure resistiamo....

Non ce la farete mai! Ma per che cosa vi impegnate così tanto, quando alla fine non importa a nessuno di ciò che fate? Ma seriamente credete di poter cambiare qualcosa?


Si, lo crediamo, e ci muoviamo, e per sempre ci muoveremo, contro tutto e tutti.

Siamo giovani e in quanto giovani non riusciamo a tollerare l’adeguarsi costante a un modo di agire conformato, non possiamo sopportare la rassegnazione degli altri ragazzi nei confronti di un mondo comodo perché riduce il loro agire allo stato di semplici oggetti. Combattiamo adesso e combatteremo sempre, urliamo ora le nostre idee e continueremo a urlarle.

Troppe volte ci siamo sentiti dire che “a conti fatti” il nostro operato è inutile, o comporta anzi solo fatiche e futili impegni. Ma non è così.

Vogliamo dare un segnale, forse prima di tutto a noi stessi e successivamente agli altri, perché sappiamo che i nostri fini potrebbero sembrare utopici in molte delle cose che facciamo, ma almeno possiamo dire: “Noi ci proviamo!

Ed è così, perché è nostro compito e dovere di sognatori, e soprattutto di giovani, sperare e muoversi insieme per ottenere sempre qualcosa di più.

E’ vero, forse non ci riusciremo mai, forse le nostre parole sono solo gettate al vento, ma non riusciamo e non riusciremo a tollerare mai il degrado che ci troviamo costantemente davanti agli occhi, e per questo continueremo ad urlare, a gridare, a combattere per i nostri diritti, contro l’ingiustizia che regna sovrana e contro la nostra generazione che preferisce adeguarsi piuttosto che pensare con la propria testa.
 
 
uno Studente trevigiano
da "la Venticinquesima ora"
giornalino d'istituto del liceo "Canova"

venerdì 2 aprile 2010

Eh, i giovani di oggi...

Stufa di ascoltare commenti che cominciano con questa frase vorrei porre il mio punto di vista, condivisibile o meno, sui giovani d'oggi, di cui ancora mi sento parte, intendiamoci. Trovo i miei coetani in maggior parte stolti, pigri, facili alla noia, poco reattivi, con interessi limitati, abbindolati dal primo idolo stramaledetto per rendersi ridicoli parlando di futili cose, come programmi televisivi, inconsistenti eventi fatti di sballo e ancora noia, nei confronti del mondo e della scuola. Come se il mondo che hanno dentro di loro fosse estremamente più ampio e grandioso di quello fuori, ma non con consapevolezza e maturità, bensì con egoismo ed egocentrismo. L'odio per la scuola soprattutto è una cosa che non posso sostenere. Anche a me può capitare di alzarmi la mattina e pensare pigramente che è una gran rogna muoversi fino a quell'edificio e trascorrervi sei, sette, forse otto ore, ma questo non mi toglie il sorriso nel varcare il cancello carcerario che mi separa dalla scuola. Me la sono scelta, la voglio vivere appieno, e se mi scopro a lamentarmi il mio primo pensiero è "Perchè mi sto lamentando?". Dicono che la gioventù di oggi è una gioventù andata, bruciata, ma a questi commenti mi sento offesa.
E' vero, siamo deboli ed emotivi, ed è stato studiato come non riusciamo più a scindere in piani il vero e il non vero, ad avvicinare l'idea di successo all'idea di fatica e lavoro e di come ciò che chiamiamo benessere ci allontana dai nostri vicini, in una lotta di supremazia che neanche i leoni nella savana sono tanto agguerriti.
Ma le nostre differenze con le generazioni passate non sono solo un'infinita lista di vizi, ma un vigore che è sempre stato sepolto dalla migliaia di stupidaggini, gingilli e giocattoli con cui siamo cresciuti.
Basta accendere la televisione su un canale qualsiasi, ed eccolo lì il mistero. Intontiti, inebetiti, come il muschio, le bestiole parassite, come zanzare appiccicate alla pelle che non fanno in tempo a leccare l'ultima goccia di sangue che eccole schiacciate.  Il perchè i giovani di oggi appaiono così diversi e così strani nelle loro mode e manie parte da lì. Modelli e idoli, costruiti a regola d'arte per fotterci il cervello, e perdonatemi il termine ma è proprio così. Mio fratello passa le sue giornate sullo schermo, mi parla di persone che non conosco, di storie inverosimili e mi attira anche quando attacca a descrivere quel che tanto gli piace. Il sogno crolla quando mi dice che vuole fare il calciatore.
La nostra società ci porta in un controsenso grottesco. Da una parte il nostro restare a uno stadio fanciullo, facile, accuditi da mamma e papà finchè soldi ne hanno e pronti a lanciarsi nelle promettenti carriere di calciatore, presentatore, velina, ballerina, puttana, senza che il mondo ci possa impedire niente, sicuri di avere il nostro impiego ben stipendiato con uno schioccar delle dita. Dall'altra parte il vortice frenetico della novità, le avanguardie tecnologiche, le notizie da ogni parte, da ogni dove, vere, false, cosa importa? Ci sono e circolano nel nostro cervello come degli sciami di cavallette ingorde, e la nostra testa si riempie di violenza, spaesamento, pornografia, la nostra mente non è in grado di scindere, è tutto reale.
Un ragazzo su 10 dall'adolescenza ai 20 anni  non prova impulsi sessuali, si eccita davanti a qualche filmino o incontro in chat, ma non andrà mai a cercare una donna, i piani del sesso e dell'affettività sono due mondi distinti. Vai da un ragazzino qualunque e digli che per avere soldi e benessere deve lavorare, ti guarderà come se ti fosse spuntato un broccolo tra le sopracciglia. Va da una ragazza e spiegale che non deve sempre dire di si a tutto e ti risponderà che se dice di no verrà messa da parte, umiliata, presa in giro, giudicata diversa, dire di no a un ragazzo, come a una droga, al fumo, all'alcol, è sbagliato. Se non lo fai sei fuori dal giro. Prova a chiedere cosa sono i Diritti Umani, i Principi Fondamentali, la Costituzione, niente sapranno risponderti indietro, ma se vuoi c'è sempre da riassumere gli ultimi quattro anni del Grande Fratello.
UN AFFRONTO PER LA MENTE UMANA!
Bambini cresciuti senza una cognizione di cosa sia un diritto, un dovere, un bisogno vero, la responsabilità, che crescono in un mondo in cui o hai le palle o sei morto, con un idolo come il Cavaliere che può far tutto, la nuova favola per farli dormire, un Cavaliere che se ne frega delle leggi, se ne frega di cosa è bene o male, dell'etica, della lealtà, fa solo ciò che gli interessa e guarda che potere! Fai come lui, piccolo mio, e avrai successo!
Dopo questa carrellata, sento di dovermi scusare. Ciò che ho detto lo penso, ma non è vero.
Questa società l'ha fatta Lui, l'hanno fatta i grandi, gli adulti. Noi dobbiamo creare la prossima. Se noi ragazzi riusciamo a svincolarci da questi circuiti, non sono io ad essermeli inventati, possiamo fondare un mondo nuovo. Possiamo andare dai nostri amici e spiegar loro tutto quanto, scettici o non, prima o poi lo vedranno anche loro. Man mano tutti riceveremo la nostra batosta, chi prima chi dopo, ma confido che non ripeteremo gli errori di adesso.
La nostra generazione non è bruciata. Sta bruciando.
Possiamo spegnere del tutto ciò che ci anima, annullare il nostro mondo, liberarci e scappare via, lontano, o ardere ancor di più per dimostrare che siamo migliori.

Ary, Padova

mercoledì 31 marzo 2010

De Unitate.




L'Italia è uno dei pochi paesi della vecchia Europa che non ha una legge che regolamenti quelle che vengono chiamate Unioni Civili. Una coppia quindi, per aver accesso a dei privilegi ed a delle agevolazioni, è obbligata ad unirsi in matrimonio, civile o religioso che sia. Ciò implica però che, qualora la coppia sia formata da due partner dello stesso sesso, non vi sia alcuna possibilità di vedere riconosciuti dei diritti basilari. Secondo lo Stato quindi, le coppie omosessuali non esistono poiché non ci sono i mezzi per riconoscerle e questo ha svariate implicazioni.
In caso di decesso di uno dei due componenti della coppia, il partner in vita non ha diritto ad essere automaticamente riconosciuto come erede del patrimonio del defunto.
In caso di ricovero di uno dei due componenti della coppia, il partner non ricoverato non ha diritto ad assistere il malato.
In caso di rottura del rapporto, non vi è tutela alcuna che garantisca una separazione dei beni secondo delle norme e delle regole prestabilite.
In caso di acquisto di un bene immobile, non è possibile aprire un mutuo con le agevolazioni di una coppia legalmente riconosciuta.
Eppure l'articolo 3 della Costituzione Italiana recita a gran voce:"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." Negare quindi dei diritti come quelli sopraelencati significa non garantire la pari dignità sociale ad una parte dei cittadini. Ma se è scritto nella Costituzione, quali sono le critiche apportate alla regolamentazione delle unioni civili? Molti esponenti della Chiesa cattolica sostengono con fervore che, qualora lo Stato legiferasse in merito alle unioni civili, non solo si creerebbe una spaccatura tra Chiesa e Stato in merito alla conservazione dei valori cattolici, ma si darebbe un cattivo esempio alle giovani generazioni e si minerebbe il principio ed il valore radicatissimo (sicuri?) della famiglia e del matrimonio eterosessuale, favorendo la perversione e l'impudicizia dei rapporti omosessuali. Qui sorge però spontanea una domanda, lo Stato è per definizione Laico (o per lo meno dovrebbe), dunque perché le pressioni della Chiesa sono così importanti su temi come questo? Il motivo è semplicissimo: accaparrarsi il più ampio bacino elettorale possibile. Questo perché gli italiani, popolo, si sa, composto principalmente da pigri ed ipocriti, sono pronti a difendere a spada tratta i valori cristiani e a tradire la moglie con la vicina di casa con la medesima frequenza con cui si lavano i denti durante il giorno. Sbandierare quindi gli ideali e le tradizioni sui manifesti elettorali diventa un'abile (e sempreverde) mossa politica che riscuote anche parecchio successo ultimamente. Ed ecco quindi spiegata la crociata contro gli appestati, ovvero gli omosessuali, le loro perversioni e le loro astruse richieste di poter vivere una vita come il resto della popolazione.

domenica 28 marzo 2010

Non solo 8 marzo...


“La violenza contro le donne e le bambine rappresenta una pandemia globale. Durante la propria vita almeno una donna su tre è stata picchiata, ha subito abusi sessuali o violenze di altro tipo.

Ogni anno milioni di donne sono violentate dai propri partner, da parenti, amici o sconosciuti, da datori di lavoro e colleghi, da soldati e componenti dei gruppi armati.
La violenza all’interno della famiglia è endemica in tutto il mondo; la stragrande maggioranza delle vittime sono donne e bambine. Negli Usa, per esempio, le donne rappresentano circa l’85% delle vittime della violenza domestica. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che
fino al 70% delle donne vittime di omicidio sono uccise dai loro partner  maschili.
Le armi leggere e di piccolo taglio costituiscono i principali strumenti utilizzati in conflitti nei quali, secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, le donne e i bambini rappresentano circa l’80% delle vittime.
In quanto organizzazione per i diritti umani, Amnesty International (AI), non può tacere di fronte a questa sofferenza. Noi ci battiamo contro tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, dovunque queste accadano e chiunque ne sia l’autore.”
Avete mai speso gli stessi secondi utilizzati per leggere queste statistiche guardando negli occhi una donna? Una donna qualsiasi, una bambina, un’anziana, la vostra vicina di casa, la vostra compagna di banco o semplicemente una donna come tutte le altre? Riuscireste a distinguere uno sguardo sereno da uno sguardo pieno di dolore ed angoscia? O vi soffermereste piuttosto, solamente al colore degli occhi senza pensare che dentro a quello sguardo ci possa essere uno grido soffocato che non ha coraggio di toccare le corde vocali? Ecco, vedete, siamo tutti bravi a condannare la violenza domestica, lo stalking, gli abusi sessuali, le prevaricazioni del sesso maschile su quello, così stupidamente chiamato, debole, siamo altrettanto capaci di indignarci di fronte a figlie sgozzate da padri padroni o da sorelle percosse da mariti instabili, ma poi, spenta la tv siamo altrettanto tranquilli nell’archiviare quella notizia in un cassetto lontano da noi; perché in fondo a noi non toccherà mai.  Archiviamo la notizia di cronaca nella speranza che qualcuno al posto nostro faccia qualcosa, anche perché poi, noi che possiamo fare?
Possiamo smettere di vedere ed iniziare a guardare, possiamo aprire i balconi di casa quando sentiamo urla al piano di sopra e non chiuderci dentro come uomini omertosi, possiamo smascherare scuse come “Eh sono caduta dalle scale”, “Stavo dormendo e sono caduta dal letto”, “Questo taglio? Me lo sono fatta tagliando il pane, che stupida” ed aiutare quegli occhi a parlare, ad urlare, possiamo dare loro la voce che non hanno.
Smettiamola di alimentare la vergogna di quegli sguardi, che si sentono troppo diversi per essere capiti, smettiamola di coprire uomini che assomigliano più a bestie che ad esseri umani. Non dobbiamo più permettere che il rumore dei pugni sovrasti la voce delle donne. Cerchiamo di informarci, di sensibilizzarci su questo problema, ascoltiamo quei silenzi disperati che ci passano accanto, non lasciamo che la cosa ci scivoli addosso come qualcosa di distante, celato dietro il muro della casa accanto.

Melania Pavan - Treviso
da "la venticinquesima ora" - giornalino d'istituto del liceo Canova di Treviso

venerdì 12 marzo 2010

Il nostro futuro non è in vendita!!!

Grandissimo successo per la manifestazione studentesca regionale della Rete degli Studenti Medi che oggi, Venerdì 12 marzo, ha visto la partecipazione di oltre 5000 studenti da tutto il Veneto.

Gli studenti hanno guidato uno dei due grandi cortei che sono confluiti in Piazza Insurrezione, partendo dalla stazione e passando per Via Codalunga, via Giotto e largo Europa, sfilando insieme ai lavoratori.

“IL NOSTRO FUTURO NON E’ IN VENDITA” è stato lo slogan del grande striscione che apriva una manifestazione colorata, partecipata e pacifica.

Significativo il contributo delle scuole padovane che stamattina si sono svuotate, come molti altri istituti veneti, che hanno voluto dimostrare ancora una volta come gli studenti siano capaci di esprimere in modo forte e chiaro le proprie rivendicazioni e la propria rabbia.

Abbiamo dimostrato che le scuole non sono delle vetrine dove tutto apparentemente funziona, il disagio è forte e la voglia di cambiare tanta.

Per le strade di Padova abbiamo visto marciare studenti consci che la scuola pubblica è in pericolo, che l’istruzione deve essere aperta, deve essere di tutti e per tutti, senza esclusioni.

La soluzione a molti problemi che affliggono il nostro Paese è investire nella scuola, nell’università e nella ricerca, rendendo il diritto allo studio davvero effettivo: dalla piazza di oggi, passo dopo passo, abbiamo visto proprio questa consapevolezza.

Moltissimi gli studenti da tutto il Veneto, da Venezia, Treviso, Vicenza, Verona e Rovigo. Importantissime le partecipazioni di scuole come l’istituto “I.Newton” di Camposanpiero e del “Giorgione” di Castelfranco, dove gli studenti sono costretti a studiare in un edificio decadente, con residui di amianto, mettendo a rischio la loro vita ogni giorno.

Marco Zabai, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi Veneto, intervenendo dal palco ha ribadito la nostra contrarietà a questa politica di tagli sconsiderati: “Queste politiche mettono soltanto delle gabbie al nostro futuro, e queste gabbie dobbiamo romperle. È fondamentale che studenti e lavoratori in crisi siano uniti per impedire che il governo con la politica del ‘divide et impera’ possa isolarci e neutralizzarci.”

Con questa data intendiamo rilanciare la nostra azione in tutte le scuole del Veneto, impegnati ogni giorno a difendere far valere i diritti degli studenti.

giovedì 11 marzo 2010

Pensieri sul Primo Congresso della Rete degli Studenti Medi

Quando domenica sera sono tornata a Padova mi è venuto spontaneo prender su un foglio e scrivere di getto le mie impressioni sul congresso che avevo seguito nel week end.

Ero stanca morta, affamata, carica di tutti gli impegni che mi ero presa e che tremavo all'idea di sostenere, in vista di stress, corse, fatica. Ma ero anche felice, e mi sentivo piena di emozioni e di forza. In quest'ultimo mese soprattutto un pessimismo cosmico aveva avvolto tutte le mie attività e mi faceva vedere tutto dietro a lenti scure e tremolanti, scoraggiandomi, indebolendomi. Ero quasi giunta alla conclusione di abbandonare l'associazione, di ritirarmi nel mio eremo di quadretti e solitarie scritture.
Eppure mi è bastato vedere i vostri volti, ascoltare le vostre parole di saluto e assaporare ancora una volta il clima di amicizia e confronto, di voglia di lottare, per tornare ad essere la stessa ragazza di prima.
Ci riconosciamo come militi di uno stesso spiegamento, ci basta uno sguardo per caricare la nostra forza di volontà, ed è questo ciò che mi farà amare sempre la Rete.
In questo congresso abbiamo constatato che tutto si sta muovendo, tutti gli enti, ogni associazione, un totale fermento. Noi ragazzi e ragazze non saremo da meno. Diffonderemo sempre e comunque questi messaggi di democrazia e diritti nonostante tutto, e, per concludere con una perla di saggezza:”Prima ci ignorano. Poi ci deridono. Poi ci combattono. Poi vinciamo”

Buon Lavoro!

Ary (Padova)

martedì 9 marzo 2010

L'idea astratta di 60 anni fa oggi diventa realtà: una scuola minacciata dall'autocrazia

Il discorso di Piero Calamandrei, pronunciato 60 anni fa, in difesa della scuola statale è quanto mai attuale: perdiamo ogni fiducia, ogni speranza. Le ipotesi del passato sono sfociate nelle violazioni di oggi. L'autocrazia è alle porte, forse si è già affermata, a voi l'ardua sentenza.  

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico

martedì 23 febbraio 2010

12 marzo mobilitazione regionale a Padova

Pochi giorni fa la riforma Gelmini è stata approvata dal Governo, un Governo che ha voluto propinare a noi studenti il taglio degli indirizzi, degli insegnanti, delle ore di laboratorio, di 8 miliardi di fondi della scuola pubblica come un evento "epocale" per l'Italia.

Di epocale ci sono solo la devastazione selvaggia del diritto allo studio ed una scuola fondata sul principio del risparmio, dimostrando che il nostro futuro è trattato solo come una voce di bilancio superflua.

L'unico investimento che si vuole davvero fare è assicurarci un futuro di precarietà e di incertezza dove tutti noi veniamo messi l'uno contro l'altro, alimentando un sentimento di razzismo e xenofobia nei confronti di ciò che è "diverso" e quindi "pericoloso".

Noi crediamo invece che una società migliore sia possibile, partendo da una scuola di qualità. Una scuola che abbia finanziamenti adeguati per investire in strumenti e strutture adeguate per dare così a noi studenti la migliore istruzione e capacità critica possibile; per vivere questo mondo in piena coscienza e consapevolezza.

Ci sentiamo presi in giro quando vediamo pubblicizzati sui media quei "bulli" e quelle veline che vengono proposti come esempio della nostra generazione, ma che non ci rappresentano.

E' necessario ripartire, tutti insieme, per dimostrare che i giovani non sono degli stupidi lobotomizzati ma una risorsa vera, fondamentale per il Paese.

Il 12 marzo ci sarà una grande mobilitazione dei lavoratori in tutta Italia, anch'essi in condizioni molto pesanti visti i massicci licenziamenti che stanno mandando in rovina migliaia e migliaia di famiglie.

La crisi c'è, non è affatto finita. Quel giorno, il 12 marzo, scenderanno in piazza a Padova studenti da tutto il Veneto, insieme ai lavoratori, per urlare che noi non ci stiamo e vogliamo dire la nostra.

Una scuola migliore è un beneficio per tutti, un lavoro dignitoso è un diritto.

Tresca

giovedì 14 gennaio 2010

Aperto un confronto con la Regione Veneto sul diritto allo studio

Il 13 gennaio l'Assessore regionale Elena Donazzan ha ricevuto alcuni studenti della Rete degli Studenti Medi per avviare un tavolo di confronto sul diritto allo studio. Le sono state portate le seguenti proposte concrete:

Edilizia Scolastica: Come studenti delle scuole superiori, ogni giorno viviamo la problematica di frequentare le lezioni in edifici in pessime condizioni, con barriere architettoniche e con locali inadatti a determinate finalità didattiche. In molti casi esistono ancora edifici dichiarati fuori norma, senza scale né uscite di emergenza, ed essi sono ancora in uso, per la totale mancanza di edifici alternativi già ristrutturati a norma di legge. Appare quindi evidente la necessità di un monitoraggio, esteso su tutto il territorio regionale, riguardante l'edilizia scolastica, così da segnalare alle istituzioni competenti i casi su cui intervenire. Chiediamo inoltre che la regione sia in prima linea per richiedere al ministero maggiori finanziamenti per le province, e che essa stessa investa finanziariamente su questo tema.

Alternanza scuola lavoro e terza area: Riconosciamo l'importanza del rapporto tra mondo della scuola e mondo del lavoro, in particolare in riferimento agli istituti tecnici e professionali e pensiamo che debba essere valorizzata. Denunciamo tuttavia come le forme di tutela degli studenti all'interno dei percorsi di ASL sia insufficiente e che le figure ad essa preposte possano ad ora svolgere un ruolo solamente limitato. Chiediamo la creazione di uno statuto specifico per gli studenti in stage, come carta fondamentale di riferimento per la loro tutela. Anche le opportunità fornite dalla terza area ci sono chiare. Rimane però un grande problema, ovvero quello dei finanziamenti. Molte classi si trovano infatti a non poter svolgere questa attività, che per gli istituti professionali risulta essere fondamentale, per la totale mancanza di fondi.

Comodato d’uso dei libri di testo: Il finanziamento di 700.000 euro erogato dalla regione per il comodato d'uso dei libri scolastica è un elemento molto importante per il diritto allo studio nella nostra regione. Vediamo però come nelle scuole non sia conosciuta questa opportunità. La regione dovrebbe svolgere, a nostro parere, un'ampia campagna informativa, in modo che questa diventi un'opportunità effettiva per tutti gli studenti del Veneto, e ampliare il finanziamento in questione.

Trasporti: Oltre all'esistenza di un buono regionale sui trasporti per gli studenti con basso reddito, la nostra proposta è di riuscire a creare un abbonamento regionale in accordo con ferrovie e i vari trasporti locali. Prendendo esempio dai buoni risultati di ciò che è stato fatto in Emilia-Romagna, si potrebbe, grazie ad un tavolo regionale tra tutti gli enti trasporti, a creare un abbonamento che comprenda una tratta ferroviaria in abbinata con i trasporti locali dei capoluoghi di provincia. Questo risolverebbe l'oneroso problema per gli studenti che abitano "fuori sede" di dover pagare due abbonamenti per raggiungere i luoghi di studio. Un abbonamento di questo tipo, agevolato dalla Regione, potrebbe a nostro parere comprendere degli sconti significativi per gli tutti gli studenti, arrivando ad avere una proposta che abbatta il muro della distanza dalla scuola, che è un vero e proprio ostacolo ad un vero diritto allo studio. Ovviamente un lavoro coordinato con tutti gli enti di trasporto nel Veneto può essere portato avanti ed agevolato solo tramite la Regione, che deve riuscire a fare sintesi dei vari interessi delle aziende interessate.


Dopo aver preso visione di queste proposte, l'Assessore Donazzan ci ha comunicato che nel breve periodo si attiverà per creare un tavolo di discussione con le Consulte Provinciali degli Studenti di tutta la Regione, istituzionalizzandolo e rendendolo permanente. Per quanto riguarda il tema dei trasporti, l'Assessore si è impegnata a continuare il dibattito e a portare avanti la nostra proposta di creazione di un abbonamento regionale, relativo sia ai treni che alle autocorse, con agevolazioni per gli studenti.

La speranza è che queste non siano solo parole, che le promesse dell'assessorato vengano mantenute entro la fine di questo mandato elettorale.

...e ora parliamo di Buoni Scuola

II 'buono scuola' è un contributo economico concesso dallo  stato per spese riguardanti tasse, rette, contributi di iscrizione e frequenza dell’Istituzione scolastica-formativa. Questo contributo alle famiglie, effettuato tramite detrazione dalle tasse, è concesso per spese scolastiche superiori o equivalenti a 200 euro in modo proporzionale alle condizioni reddituali delle famiglie richiedenti. il contributo è concesso agli studenti che frequentano le Istituzioni scolastiche statali, paritarie e alle non paritarie se sono autorizzate o parificate (riguardo le primarie) e legalmente riconosciute o pareggiate (riguardo le secondarie di primo e secondo grado).[queste informazioni l'ho si trovano nell'allegato A dei provvedimenti del Veneto].
Oltre ai buoni statali esistono anche quelli regionali, stanziati dalle regioni Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte. I buoni scuola vennero introdotti con la legge 62 dell’anno 2000 sulla parità scolastica, in cui si afferma che “Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia”( articolo 1, comma 2).

Pertanto, al fine di consentire il diritto allo studio agli studenti che frequentano scuole statali o paritarie, “lo Stato adotta un piano straordinario di finanziamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano da utilizzare a sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l'istruzione mediante l'assegnazione di borse di studio”(articolo1, comma 9). Successivamente questo fondo venne ampliato con la legge 289 del 2002, in cui si afferma:“sono determinati i criteri per l'attribuzione alle persone fisiche di un contributo, finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico per l'attivita' educativa di altri componenti del medesimo nucleo familiare presso scuole paritarie” (articolo2, comma 7).
 
I buoni scuola possono apparire come un interessante e intelligente soluzione ai disagi delle famiglie che non possono pagare le rette scolastiche dei figli, ma se li analizziamo bene scopriamo ben di più. I buoni scuola, come suddetto, sono un "aiuto" ai ragazzi meno benestanti che hanno difficoltà a pagare le tasse d'iscrizione: a seconda di quanto questa è elevata il comune restituisce alla famiglia una percentuale, crescente secondo determinati criteri in proporzione alla tassa.


Dove sta il trucco che fa crollare questo quadro idilliaco che fa sembrare facile e semplice garantire la scuola anche agli studenti meno fortunati?  Il "tetto" concordato, la cifra minima per accedere a questa agevolazione, che spesso (anzi sempre) è ben superiore alla tassa solitamente richiesta in una scuola pubblica. E dunque chi va a beneficiare dei favolosi buoni scuola che rendono tutto facile e semplice? Le scuole che hanno una retta ben superiore, le scuole paritarie e private. Ecco il gioco che viene riproposto quest'anno dal Ministro Maria Stella Gelmini: questo provvedimento già in uso in alcune regioni che lo regolano di proprio conto verrà portato a livello nazionale per essere controllato interamente dal governo e permettere a tutti di "usufruirne".

Ecco l'ennesima mossa del governo che, dopo i finanziamenti stanziati alle scuole paritarie e l'avanzamento del PDL Aprea che trasforma le scuole pubbliche in fondazioni, mira a incentivare gli studenti a preferire quel tipo di scuola, maggiormente controllato, e a screditare la scuola pubblica che continua a essere spogliata di tutte le sue qualità. Questo servizio è solo una presa in giro, un sistema che va assolutamente rivisto e migliorato, ascoltando le proposte degli studenti!
Sappiamo che alle regioni vengono assegnati dei fondi annuali per investire nella scuola, utilizzati per progetti più vari, come per esempio sondaggi, scambi culturali, e anche per i buoni scuola.

Come abbiamo visto il buono scuola sarebbe una cosa abbastanza utile, ma proviamo a considerare cosa si potrebbe fare d’altro con gli stessi soldi che vengono dati per finanziarlo.
Innanzitutto potrebbero essere ripartiti in altri investimenti per la scuola stessa, come per esempio la cura dell’edilizia, l’acquisto di materiale didattico, i viaggi d’istruzione, etc.
Così facendo la scuola potrebbe usufruire di questi fondi e non si vedrebbe costretta a far pagare un’alta tassa di iscrizione, poiché i fondi garantirebbero il funzionamento dell’istituzione. In questo modo ogni studente potrebbe permettersi l’accesso alla scuola, senza più il bisogno del buono scuola.
Dato che però questa prospettiva sembra improponibile, a causa della condotta del governo che prevede tagli consistenti al finanziamento delle scuole pubbliche e alla trasformazione delle scuole in fondazioni, il buono scuola è quindi ritenuta la soluzione più semplice per ovviare al problema di chi non può permettersi di pagare la tassa d’iscrizione, anche se come abbiamo visto non largamente utilizzabile.

Con questo meccanismo, come abbiamo visto, il governo vuole favorire la scuola privata, diminuendo così l’afflusso di studenti nella scuola pubblica, e così quest’ultima si vedrà costretta ad aumentare ulteriormente la tassa d’iscrizione, finché non ci si ritroverà ad un punto in cui l’unica differenza tra le due scuole sarà l’entità dei finanziamenti dello Stato, maggiore per la privata, minore per la pubblica. E per sopperire alla continua mancanza di fondi, la scuola pubblica si vedrà costretta a rivolgersi ad enti privati.
In questa prospettiva, entrambe le scuole risulterebbero essere controllate da soggetti esterni ad essa, che ne possono gestire didattica e organizzazione.

Si arriverebbe alla cancellazione della scuola pubblica.

Lo Stato, cosciente di ciò, non potrà quindi annullare con facilità la soluzione “buoni scuola”. Crediamo che gestendo meglio i fondi assegnati, anche se pochi, si possa salvare la scuola pubblica, che è un’istituzione insostituibile all’interno della società: porta alla formazione di cittadini consapevoli e liberi, abbatte le diversità; consente l’accesso di tutti e quindi garantisce a tutti gli studenti un’uguale formazione completa.

Studenti che formeranno l’Italia di un domani

p.d.l. Aprea: commento degli studenti

Quale dovrebbe essere l'obiettivo di una nazione se non il continuo cercare di migliorarsi, trovando le migliori soluzioni, aumentando il benessere dei cittadini e soprattutto investendo nel futuro? E com’è possibile negare che l'istruzione sia il più importante fra questi investimenti per l’avvenire?
   Queste sono le domande che noi studenti ci poniamo sempre più  spesso quando ci troviamo di fronte ai provvedimenti che vengono presi in materia scolastica. In questi ultimi anni è la sensazione di disorientamento quella che ci ha accompagnato più a lungo, perché la pseudo-riforma Gelmini, o la Proposta di Legge della parlamentare Valentina Aprea non sembrano essere state pensate come investimento nel futuro di un paese, ma piuttosto come metodo per rendere la scuola meno gravosa per il bilancio pubblico. “E’ per eliminare gli sprechi” c’è stato detto, ma l’unica cosa che vediamo scomparire di giorno in giorno è la qualità. “Perché la scuola è piena di sprechi” c’è stato detto, ma gli unici sprechi che vengono evidenziati di continuo sono edifici pubblici costruiti ed inutilizzati, tratti di autostrada in costruzione da decine d’anni, soldi spariti perché non si combatte l’evasione fiscale e molto altro, ma rarissimamente compaiono notizie di sprechi nel mondo dell’istruzione.
   Ma accanto ai famosissimi “tagli Gelmini-Tremonti” una nuova geniale trovata diffonde indignazione e incredulità: la prospettiva di scuola che viene a delinearsi con il P.d.L. Aprea, la proposta di legge 935. Con una sagace creatività l’Onorevole Aprea ha infatti elaborato un’ idea tutta nuova: se il pubblico è fonte di spesa allora basta privatizzarlo, no?  
   Possiamo ben immaginarci l'Onorevole nella sua stanzetta, mentre si spreme le meningi in cerca di idee geniali: lei spreme e spreme, si sforza, ma niente. D'un tratto ecco un'idea balenare: lo sguardo si illumina, di colpo la parlamentare afferra lo Statuto degli Studenti ed inizia a copiarne i punti salienti con certosina precisione.
Con precisione, certo, ma assicurandosi di scrivere nella sua proposta di legge esattamente il contrario di quanto c'è scritto nella carta fondante dei nostri diritti.
   Tutti noi sappiamo cos’è il Consiglio d’istituto, no? Quel luogo di partecipazione democratica all'interno delle scuole, dove gli studenti hanno una rappresentanza ufficiale… Bene, il nuovo organo sarà il “Consiglio d’Amministrazione”, un organo con molto più potere, in cui saranno presenti anche i rappresentanti dell’azienda. E gli studenti? Saranno rappresentati? Certo, questo è chiaro, ma non c’è scritto quanti saranno o come verranno eletti. Questo significa che una scuola potrebbe ritrovarsi con un solo rappresentante degli studenti che, perché no, potrebbe essere scelto direttamente dal preside o dai rappresentanti dell’ azienda o essere quello con la media più alta.
   È questo il modo con cui ci vogliono insegnare ad essere cittadini attivi nella vita democratica? La scuola dovrebbe essere costruita sugli studenti, la cui crescita culturale e personale ne dovrebbe essere la più importante priorità. In conclusione però, anche se la nostra voce dovrebbe essere ritenuta importante, i provvedimenti vanno sempre in direzione contraria.
Altro punto importante del P.d.L. Aprea è la possibilità che viene data alle scuole superiori di  ricevere fondi da aziende private, per poi dar loro un forte potere nell'amministrazione della scuola. Se inseriamo però questo fatto nell'ottica dei continui tagli che sono stati fatti e rifatti ai fondi per l'istruzione, con scuole che si ritrovano senza i soldi necessari nemmeno per comprare la carta igienica, capiamo bene come molti istituti si troveranno costretti ad accettare questa svendita del pubblico al privato. “vabbè, non è mica che diventiamo tutti una scuola privata… è un po’ diverso…” mi è stato detto. E’ vero, è diverso, ma la conclusione purtroppo sarà la stessa: la scuola dovrà sottostare anche a quelli che sono gli interessi di chi vi ha investito denaro. Tutto ciò porta con sé anche il rischio che alla fine l'istruzione di qualità venga impartita solo nelle scuole privatizzate, mentre, come accade negli Stati Uniti, le scuole pubbliche si ritrovino ad essere considerate “di serie-B”.
   Ci chiedono di accettare che le nostre scuole vengano messe all’asta, vengano comprate dal miglior offerente, costrette da quest’ ultimo a fare ciò che conviene all’azienda, private di una rappresentanza studentesca decente e aperte solo a chi ha i soldi per permetterselo.
A questo, ogni studente cosciente e attento ha il dovere di dire no.

Rete degli Studenti Medi di Venezia-Mestre

lunedì 14 dicembre 2009

11 dicembre in piazza con i lavoratori della scuola

Dopo le numerose manifestazioni di quest'anno, sentite e appoggiate da enti di tutta la nazione, la Rete degli Studenti Medi in concomitanza con la manifestazione dell'FLC CGIL -la sezione del sindacato dei lavoratori che difende i diritti dei cosiddetti "Lavoratori della Conoscenza", presidi, insegnanti delle scuole primarie e secondarie, professori universitari, personale ATA, ricercatori ecc - è tornata in piazza l'11 dicembre 2009 contro i provvedimenti del governo per l'istituazione scolastica. Ricordo tra questi il licenziamento di migliaia di insegnanti precari, il taglio di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica e l'appiattimento dell'offerta formativa dei vari istituti, che si vedono costretti a rinunciare a laboratori e specializzazioni.
La collaborazione di questi due soggetti è fondamentale in questo momento, poichè se il pensiero di molti è che l'anno scorso ci sono state le manifestazioni più visibili e incisive, che comunque non hanno riportato grandi risultati, è vero invece il contrario, e cioè che il protarsi del nostro opporci a queste riforme è in realtà l'arma più potente che abbiamo ora, vivendo la più grande mobilitazione della storia della Repubblica. Soprattutto dobbiamo proseguire con attività e dimostrazioni con costanza, poichè accompagnamo alla protesta le nostre proposte per una scuola migliore, per una migliore gestione dei fondi, dell'edilizia, della didattica. Per una maggiore libertà nelle nostre scuole. Le fondamenta su cui costruire qualcosa di nuovo e diverso, più completo e conforme ai nostri desideri non sono le opinioni dei politici né le opinioni dei soldi, ma i sogni e la volontà di chi la scuola la vive giorno per giorno.



Arianna
(per gli studenti di Padova)