È molto facile indossare i paraocchi. Li si indossa dalla mattina alla sera e si inizia a pensare strettamente alla propria vita e solamente agli avvenimenti che sono collegati ad essa.
Senza porsi molte domande si esegue la routine quotidiana e si impostano i giorni, le settimane ed i mesi tenendo conto di noi stessi. Noi stessi e basta. Attorno a noi si costruisce quindi un mondo riservato. Fatto da noi e da quei pochi con cui siamo in contatto, famiglia, amici, conoscenti. Pochi. Qualche centinaio forse. Quel che accade attorno a noi non ci riguarda e non ci deve riguardare, sia mai che l'esterno ci distragga dai nostri obbiettivi. Eliminiamo dunque le forme di disturbo. Non leggiamo i quotidiani, non ci interessano, nemmeno li raccogliamo se li troviamo abbandonati in autobus e treni. Non leggiamo la saggistica, pone troppi problemi, meglio qualche bel romanzo avventuroso o letteratura esistenzialista concentrata sui problemi del singolo. I telegiornali non li guardiamo, tanto, come dicono quegli invasati che si dedicano alla politica, sono tutti traviati e deviati a seconda di chi li dirige. E poi, abbiamo talmente tanti problemi a cui pensare per conto nostro che, se dovessimo pure preoccuparci di quelli degli altri, staremmo freschi. Inoltre con tutto quello che c'è da imparare, perché dedicarsi alla cronaca ed alla politica? Tanto la cronaca è sempre cronaca nera e la politica...in politica sono tutti uguali, tutti vermi uguali. Quindi a votare neanche ci andiamo; del resto cosa potrebbe cambiare? Voto più, voto meno. Sempre ad alzare le tasse stanno. Viviamo il presente, noi. Mica ci facciamo tanti problemi mentali su quali sono le nostre origini e la nostra storia. I momenti liberi meglio dedicarli al riposo completo, sono sempre più rari e bisogna goderne.
Qualcuno, probabilmente, la pensa proprio così. Magari nemmeno se ne accorge, troppo impegnato a porre sé stesso come il centro della propria vita, ignorando il mondo che lo circonda. Penso che sia una forma di qualunquismo. Qualunque cosa, purché non danneggi la mia vita. Qualunque cosa, purché non mi distragga dai miei obbiettivi. Qualunque cosa.
C'è un mondo al di fuori della nostre triste vita. Un mondo che ci aspetta, un mondo pieno di avvenimenti, cose, persone, culture. Un mondo da migliorare, certo, ma pur sempre un mondo vasto, non le quattro mura degli edifici che siamo soliti frequentare, non la cinquantina di persone con cui abbiamo rapporti stretti e le altre poche centinaia che conosciamo superficialmente. Un mondo sicuramente migliore di quello che ci siamo costruiti adottando come centro unicamente la nostra persona.
sabato 8 gennaio 2011
SE CREARE UN'IDENTITA' D'ISTITUTO AIUTA GLI STUDENTI AD AVERE UNA COSCIENZA POLITICA
In questo articolo non cercherò di convincervi ad agire in questa o in quella maniera ma mi limiterò a riportare ciò che è successo nella mia scuola nelle ultime settimane .
Il 13 Dicembre abbiamo cercato di occupare il nostro edificio; mezz'ora prima del suono della campanella il vicepreside ha fatto fuggire gli occupanti e ci siamo ritrovati in quattro.
Quando è arrivato il resto della scuola abbiamo deciso di creare un corteo non autorizzato, per la prima volta per una scuola sola nel centro storico di Venezia; per la strada ci siamo inventati cori sulla nostra scuola e occupando il ponte di Rialto, abbiamo conquistato i giornali cittadini: tutta la scuola assieme. Il giorno dopo avevamo organizzato con la rete un corteo in città e noi del liceo Benedetti abbiamo portato la maggioranza della scuola, creando un nostro spezzone. La forza e la voglia di farci riconoscere come liceo Benedetti è rimasta anche dopo la manifestazione e spero possa riprendere a Gennaio. Sono sicuro che se non avessimo puntato sulla nostra identità come scuola la risposta sarebbe rimasta scarsa.
Non so se sia un caso fortunato ma vi consiglio, a voi ragazzi attivi nelle scuole, di puntare anche alle cose che ci stanno più vicine, nell'immediato domani o che forse sono più lampanti agli studenti, bisogna far capire che la riforma è adesso non falcerà soltanto "quelli che vengono dalle medie"; è solo partendo dalle piccole e semplici cose che si riesce a far aprire gli occhi su quelle grandi.
Non so se questa cosa valga anche dalle altre parti, tengo conto che nella mia scuola siamo 600 e ci conosciamo bene o male tutti, ma da due settimane a questa parte sono un po' più contento di entrare a scuola e ora in corridoio posso parlare anche con chi non ho mai parlato.
Giovanni Bortolami "Nanne"
Il 13 Dicembre abbiamo cercato di occupare il nostro edificio; mezz'ora prima del suono della campanella il vicepreside ha fatto fuggire gli occupanti e ci siamo ritrovati in quattro.
Quando è arrivato il resto della scuola abbiamo deciso di creare un corteo non autorizzato, per la prima volta per una scuola sola nel centro storico di Venezia; per la strada ci siamo inventati cori sulla nostra scuola e occupando il ponte di Rialto, abbiamo conquistato i giornali cittadini: tutta la scuola assieme. Il giorno dopo avevamo organizzato con la rete un corteo in città e noi del liceo Benedetti abbiamo portato la maggioranza della scuola, creando un nostro spezzone. La forza e la voglia di farci riconoscere come liceo Benedetti è rimasta anche dopo la manifestazione e spero possa riprendere a Gennaio. Sono sicuro che se non avessimo puntato sulla nostra identità come scuola la risposta sarebbe rimasta scarsa.
Non so se sia un caso fortunato ma vi consiglio, a voi ragazzi attivi nelle scuole, di puntare anche alle cose che ci stanno più vicine, nell'immediato domani o che forse sono più lampanti agli studenti, bisogna far capire che la riforma è adesso non falcerà soltanto "quelli che vengono dalle medie"; è solo partendo dalle piccole e semplici cose che si riesce a far aprire gli occhi su quelle grandi.
Non so se questa cosa valga anche dalle altre parti, tengo conto che nella mia scuola siamo 600 e ci conosciamo bene o male tutti, ma da due settimane a questa parte sono un po' più contento di entrare a scuola e ora in corridoio posso parlare anche con chi non ho mai parlato.
Giovanni Bortolami "Nanne"
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domenica 12 dicembre 2010
Il Nuovo Fascismo
"ROMA- Su YouTube non è più possibile consultare e ascoltare i video dei «99 Fosse», gruppo musicale neonazista che, nelle sue cover di canzoni famose, inneggia, tra l'altro, allo sterminio degli ebrei. I file sono stati infatti oscurati.
In base ai primi accertamenti svolti dalla polizia postale, che ha inviato un'informativa alla procura di Roma e che già da alcuni giorni stava cercando di risalire ai responsabili della pubblicazione dei video, ci sarebbe un italiano, o un gruppo di concittadini, dietro i video neonazisti pubblicati su You Tube. I filmati - sottolineano fonti investigative - sono stati rimossi dagli stessi utenti che li avevano inseriti, probabilmente nel momento in cui la notizia è diventata di pubblico dominio, per evitare che si potesse risalire a loro. Al momento le indagini hanno consentito di accertare che si tratta di utenti italiani, anche se per stabilire con certezza la loro identità serviranno ulteriori accertamenti, possibili anche grazie all'analisi dei dati che i provider forniranno nelle prossime ore agli investigatori. Se i video sono scomparsi, su YouTube sono però rimasti i testi delle canzoni: la polizia postale ha già chiesto ai gestori di YouTube Italia - che dipendono dalla casa madre americana - di rimuoverli. Cosa che dovrebbe avvenire nelle prossime ore senza che si intervenga con un provvedimento dell'autorità giudiziaria"
Questo è un articolo del Corriere della Sera del 19 novembre 2008.
A Padova due sere fa si è tenuto l'originale spettacolo "Negri, Froci, Giudei e Co.", scritto e presentato da Gian Antonio Stella (autore del libro "La casta") e Gualtiero Bertelli. Uno show di musica e racconti estremamente coinvolgente che vuole farci entrare in una visione a 360 gradi di quella che i creatori definiscono "L'eterna guerra contro l'altro".
Proprio in questo spettacolo sono stata personalmente colpita alla vista di alcuni video riportati dalla compagnia: in questi video, sullo sfondo delle fotografie, anche famosissime, che riprendono gli atti di violenza nazisti, scorrevano i testi storpiati di canzoni famose, come "Gianna" di Rino Gaetano, nelle quali si inneggiva apertamente all'odio razziale, allo sterminio degli ebrei e alla grandezza dei più noti capi del nazismo. Video creati appunto dai "99 fosse", gruppo cover neofascista.
Personalmente, vedendo tutto ciò, ho sentito un profondo senso di nausea, di disagio, come se fossi stata io stessa a creare qualcosa di così volgare e violento.
E questo perchè sono proprio dei giovani, se non dei giovanissimi, a creare questi terribili monumenti alla forza del movimento nazista e fascista.
Il giorno seguente, ieri, aprendo il canale di You Tube sono stata tentata di controllare. Alcuni video ci sono ancora. Con grande paura ho acconsentito a sentire con un mio amico incredulo un'altra delle loro canzoni, e non so descrivere la rabbia che mi son sentita. Questo mi fa pensare. In Italia non esiste una legge che impedisca la creazione, o almeno la diffusione, di questo materiale, e ciò è senza alcun dubbio terrificante, se pensiamo che è l'italia il paese che ha creato il fascismo. In altri paesi europei, e non solo, la propaganda razziale viene punata con la galera anche fino a 8 anni.
In Italia le multe, secondo la costituzione, vanno fino al milione di lire per la creazione di un movimento o un partito che riporti l'idea fascista e fino a 3 anni di reclusione per atti razzisti.
Sinceramente non ho mai sentito di qualcuno a Rosarno, o a Brescia, che sia finito in carcare per tre anni per aver picchiato un extra comunitario.
Ho voluto scrivere questo pezzo per esporre la mia preoccupazione, informarvi della presenza di queste espressioni di violenza razzista che ancora non si bloccano neanche di fronte a denuncie, e per porvi un altro questito.
In Italia esiste il reato APOLOGIA DEL FASCISMO: Cioè l'esaltazione sopra a ogni cosa delle idee di questo movimento. Dove finisce la libertà di espressione e dove inizia il vero reato?
Grazie
LE PARI OPPORTUNITA' - Vi invito a un attimo di riflessione su alcune differenze tra parole simili nella lingua italiana
Cortigiano: gentiluomo di corte
Cortigiana: mignotta
Massaggiatore: chi per professione pratica massaggi, kinesiterapista
Massaggiatrice: mignotta
Il cubista: artista seguace del cubismo
La cubista: mignotta
Uomo disponibile: tipo gentile e premuroso
Donna disponibile: mignotta
Segretario particolare: portaborse
Segretaria particolare: mignotta
Uomo di strada: uomo duro
Donna di strada: mignotta
Passeggiatore: chi passeggia, chi ama camminare
Passeggiatrice: mignotta
Mondano: chi fa vita di società
Mondana: mignotta
Uomo facile: con cui è facile vivere
Donna facile: mignotta
Zoccolo: calzatura in cui la suola è costituita da un unico pezzo di legno
Zoccola: mignotta
Peripatetico: seguace delle dottrine di Aristotele
Peripatetica: mignotta
Omaccio: uomo dal fisico robusto e dall'aspetto minaccioso
Donnaccia: mignotta
Un professionista: uno che conosce bene il suo lavoro
Una professionista: mignotta
Uomo pubblico: personaggio famoso, in vista
Donna pubblica: mignotta
Intrattenitore: uomo socievole, che tiene la scena, affabulatore
Intrattenitrice: mignotta
Adescatore: uno che coglie al volo persone e situazioni
Adescatrice: mignotta
Uomo senza morale: tipo dissoluto, asociale, spregiudicato
Donna senza morale: mignotta
Uomo molto sportivo: che pratica numerosi sport
Donna molto sportiva: mignotta
Uomo d'alto bordo: tipo che possiede uno scafo d'altura
Donna d'alto bordo: mignotta (di lusso, però)
Tenutario: proprietario terriero con una tenuta in campagna
Tenutaria: mignotta (che ha fatto carriera)
Stewart: cameriere sull'aereo
Hostess: mignotta
Uomo con un passato: chi ha avuto una vita, magari sconsiderata, ma degna di essere raccontata.
Donna con un passato: mignotta
Maiale: animale da fattoria
Maiala: mignotta
Uno squillo: suono del telefono o della tromba
Una squillo: mignotta
Uomo da poco: miserabile, da compatire
Donna da poco: mignotta
Accompagnatore: pianista che suona la base musicale
Accompagnatrice: mignotta
Uomo di malaffare: birbante, disonesto
Donna di malaffare: mignotta
Prezzolato: sicario
Prezzolata: mignotta
Buon uomo: probo, onesto
Buona donna: mignotta
Uomo allegro: un buontempone
Donna allegra: mignotta
Ometto: piccoletto, sgorbio inoffensivo
Donnina: mignotta
Un torello: un uomo molto forte
Una vacca: una mignotta
MORALE: O C’E’ QUALCHE PROBLEMA NELLA LINGUA ITALIANA, OPPURE CI SONO TROPPE MIGNOTTE IN GIRO
Inserito da Arianna Vietina
Padova
Cortigiana: mignotta
Massaggiatore: chi per professione pratica massaggi, kinesiterapista
Massaggiatrice: mignotta
Il cubista: artista seguace del cubismo
La cubista: mignotta
Uomo disponibile: tipo gentile e premuroso
Donna disponibile: mignotta
Segretario particolare: portaborse
Segretaria particolare: mignotta
Uomo di strada: uomo duro
Donna di strada: mignotta
Passeggiatore: chi passeggia, chi ama camminare
Passeggiatrice: mignotta
Mondano: chi fa vita di società
Mondana: mignotta
Uomo facile: con cui è facile vivere
Donna facile: mignotta
Zoccolo: calzatura in cui la suola è costituita da un unico pezzo di legno
Zoccola: mignotta
Peripatetico: seguace delle dottrine di Aristotele
Peripatetica: mignotta
Omaccio: uomo dal fisico robusto e dall'aspetto minaccioso
Donnaccia: mignotta
Un professionista: uno che conosce bene il suo lavoro
Una professionista: mignotta
Uomo pubblico: personaggio famoso, in vista
Donna pubblica: mignotta
Intrattenitore: uomo socievole, che tiene la scena, affabulatore
Intrattenitrice: mignotta
Adescatore: uno che coglie al volo persone e situazioni
Adescatrice: mignotta
Uomo senza morale: tipo dissoluto, asociale, spregiudicato
Donna senza morale: mignotta
Uomo molto sportivo: che pratica numerosi sport
Donna molto sportiva: mignotta
Uomo d'alto bordo: tipo che possiede uno scafo d'altura
Donna d'alto bordo: mignotta (di lusso, però)
Tenutario: proprietario terriero con una tenuta in campagna
Tenutaria: mignotta (che ha fatto carriera)
Stewart: cameriere sull'aereo
Hostess: mignotta
Uomo con un passato: chi ha avuto una vita, magari sconsiderata, ma degna di essere raccontata.
Donna con un passato: mignotta
Maiale: animale da fattoria
Maiala: mignotta
Uno squillo: suono del telefono o della tromba
Una squillo: mignotta
Uomo da poco: miserabile, da compatire
Donna da poco: mignotta
Accompagnatore: pianista che suona la base musicale
Accompagnatrice: mignotta
Uomo di malaffare: birbante, disonesto
Donna di malaffare: mignottaPrezzolato: sicario
Prezzolata: mignotta
Buon uomo: probo, onesto
Buona donna: mignotta
Uomo allegro: un buontempone
Donna allegra: mignotta
Ometto: piccoletto, sgorbio inoffensivo
Donnina: mignotta
Un torello: un uomo molto forte
Una vacca: una mignotta
MORALE: O C’E’ QUALCHE PROBLEMA NELLA LINGUA ITALIANA, OPPURE CI SONO TROPPE MIGNOTTE IN GIRO
Inserito da Arianna Vietina
Padova
giovedì 25 novembre 2010
l'esondazione di un sogno
E’ il primo Novembre quando molti fiumi tra Vicenza, Padova e Verona straripano: i danni principali
vengono fatti dalle esondazioni del Bacchiglione, Timonchio e Alpone, ai quali si aggiungono l’Astico,
Astichello, Trampigna e Livenza. In poche ora vengono sommerse campagne, aziende, case, uffici, intere
città: 121 sono in totale i comuni coinvolti.
4.500 gli sfollati, molti dei quali hanno fortunatamente trovato rifugio nelle case di amici e parenti, ma
hanno perso praticamente tutto. Le strade delle città sono ricoperte dal fango, i campi sembrano un
immenso lago marrone. Si contano i danni: ci sono cifre discordanti, Bertolaso parla di 500 milioni di euro,
mentre la Regione ne conta almeno un miliardo anche se è ancora in corso l’esatta quantificazione. Nel
frattempo la popolazione combatte per la sopravvivenza e visita, ove possibile, le proprie vecchie proprietà
trovandosi davanti a raccolti e campi completamente rovinati, stalle ed allevamenti trasformati ormai in
mattatoi a cielo aperto, aziende con macchinari distrutti, case ricoperte di melma. Vi sono rischi di malattie
quali tetano e leptospirosi contro le quali l’Ulss 6 ha già diffuso informazioni su come prevenirle e ha
mobilitato più persone possibile per intervenire in casi di emergenza.
La causa ufficiale dell’accaduto è di natura ambientale, come riconosciuto anche dal presidente Zaia:
sarebbero l’insieme di piogge abbondanti, unite allo scioglimento delle nevi e al vento di scirocco che
soffiava dal mare (impedendo il deflusso delle acque dei fiumi) ad aver ingrossato oltremodo i corsi
d’acqua. Tuttavia una nota della Società Italiana di Geologia Italiana comunica che gli avvenimenti climatici
di quei fatidici giorni erano normali per il periodo dell’anno in cui si sono verificati. Tra le cause “ufficiose”
che avrebbero contribuito ad aggravare l’alluvione vi sarebbero la cementificazione selvaggia ed
incontrollata del suolo veneto e la mancata manutenzione degli argini e dell’ambiente naturale. La prima ha
infatti contribuito a diminuire le capacità di assorbimento del terreno e avrebbe convogliato l’acqua
piovana nei fiumi più vicini, innalzandone il livello medio nei periodi più piovosi, mentre il secondo ha
fortemente indebolito gli argini dei corsi d’acqua che non hanno retto. Infine, tra le cause considerate
ufficiose, si trovano anche i lavori e le modifiche territoriali apportate per la costruzione della base militare
americana di Dal Molin, da sempre criticata specialmente da movimenti locali e accusata di compromettere
il normale corso del fiume Bacchiglione tanto da aver ricoperto un ruolo chiave durante l’alluvione:
l’innalzamento dell’argine vicino al quale sorge la base avrebbe infatti favorito l’esondazione dalla parte
opposta, dove si trovano molte più città e attività economiche.
Intanto la politica si mobilita per tentare di arginare al problema: Zaia chiede un “federalismo accelerato”
in modo che i soldi pagati dai contribuenti veneti aiutino maggiormente la ricostruzione, ma pretende allo
stesso tempo dallo Stato un aiuto immediato. Berlusconi promette 300 milioni di euro da integrare
mammano che la stime dei danni diventano più certe, mentre l’Abi promette il congelamento delle rate dei
mutui e stanzia 700 milioni di euro in favore delle aziende, anche se non ne specifica le condizioni. Il
Presidente del Consiglio incita inoltre l’unione Europea ad intervenire attivamente, proprio come nel caso
dei 500 milioni dell’Aquila, che ha risposto inviando Antonio Tajani a visionare la situazione veneta. Nel
frattempo vengono organizzati movimenti di volontari che aiutano gli alluvionati a salvare il salvabile e
vengono creati numeri per donare qualche euro agli sfollati.
Il modello di un Veneto all’avanguardia ed industrializzato si traduce oggi in un Veneto annegato nei suoi
stessi problemi, vittima della natura ma anche di coloro che lo dovrebbero gestire assicurandone la
prosperità, perché, se da una parte è vero che probabilmente era impossibile evitare che i fiumi
esondassero, dall’altra era possibile limitare i danni se il suolo pubblico fosse stato trattato col dovuto
riguardo. Il poco interesse da parte dell’Italia nelle tematiche ambientali ha generato lungo tutta la penisola
moltissimi casi di terremoti, alluvioni, crolli o frane, devastando la vita di migliaia e migliaia di persone,
molte delle quali ancora oggi vivono in tendopoli o in situazioni disumane, bisognose di aiuto, bisognose di
un tetto sotto il quale ripararsi, sicuro, solido, hanno bisogno di riavere la loro vita. Non dimentichiamoceli.
13/11/2010 – Marco Baroncini
vengono fatti dalle esondazioni del Bacchiglione, Timonchio e Alpone, ai quali si aggiungono l’Astico,
Astichello, Trampigna e Livenza. In poche ora vengono sommerse campagne, aziende, case, uffici, intere
città: 121 sono in totale i comuni coinvolti.
4.500 gli sfollati, molti dei quali hanno fortunatamente trovato rifugio nelle case di amici e parenti, ma
hanno perso praticamente tutto. Le strade delle città sono ricoperte dal fango, i campi sembrano un
immenso lago marrone. Si contano i danni: ci sono cifre discordanti, Bertolaso parla di 500 milioni di euro,
mentre la Regione ne conta almeno un miliardo anche se è ancora in corso l’esatta quantificazione. Nel
frattempo la popolazione combatte per la sopravvivenza e visita, ove possibile, le proprie vecchie proprietà
trovandosi davanti a raccolti e campi completamente rovinati, stalle ed allevamenti trasformati ormai in
mattatoi a cielo aperto, aziende con macchinari distrutti, case ricoperte di melma. Vi sono rischi di malattie
quali tetano e leptospirosi contro le quali l’Ulss 6 ha già diffuso informazioni su come prevenirle e ha
mobilitato più persone possibile per intervenire in casi di emergenza.
La causa ufficiale dell’accaduto è di natura ambientale, come riconosciuto anche dal presidente Zaia:
sarebbero l’insieme di piogge abbondanti, unite allo scioglimento delle nevi e al vento di scirocco che
soffiava dal mare (impedendo il deflusso delle acque dei fiumi) ad aver ingrossato oltremodo i corsi
d’acqua. Tuttavia una nota della Società Italiana di Geologia Italiana comunica che gli avvenimenti climatici
di quei fatidici giorni erano normali per il periodo dell’anno in cui si sono verificati. Tra le cause “ufficiose”
che avrebbero contribuito ad aggravare l’alluvione vi sarebbero la cementificazione selvaggia ed
incontrollata del suolo veneto e la mancata manutenzione degli argini e dell’ambiente naturale. La prima ha
infatti contribuito a diminuire le capacità di assorbimento del terreno e avrebbe convogliato l’acqua
piovana nei fiumi più vicini, innalzandone il livello medio nei periodi più piovosi, mentre il secondo ha
fortemente indebolito gli argini dei corsi d’acqua che non hanno retto. Infine, tra le cause considerate
ufficiose, si trovano anche i lavori e le modifiche territoriali apportate per la costruzione della base militare
americana di Dal Molin, da sempre criticata specialmente da movimenti locali e accusata di compromettere
il normale corso del fiume Bacchiglione tanto da aver ricoperto un ruolo chiave durante l’alluvione:
l’innalzamento dell’argine vicino al quale sorge la base avrebbe infatti favorito l’esondazione dalla parte
opposta, dove si trovano molte più città e attività economiche.
Intanto la politica si mobilita per tentare di arginare al problema: Zaia chiede un “federalismo accelerato”
in modo che i soldi pagati dai contribuenti veneti aiutino maggiormente la ricostruzione, ma pretende allo
stesso tempo dallo Stato un aiuto immediato. Berlusconi promette 300 milioni di euro da integrare
mammano che la stime dei danni diventano più certe, mentre l’Abi promette il congelamento delle rate dei
mutui e stanzia 700 milioni di euro in favore delle aziende, anche se non ne specifica le condizioni. Il
Presidente del Consiglio incita inoltre l’unione Europea ad intervenire attivamente, proprio come nel caso
dei 500 milioni dell’Aquila, che ha risposto inviando Antonio Tajani a visionare la situazione veneta. Nel
frattempo vengono organizzati movimenti di volontari che aiutano gli alluvionati a salvare il salvabile e
vengono creati numeri per donare qualche euro agli sfollati.
Il modello di un Veneto all’avanguardia ed industrializzato si traduce oggi in un Veneto annegato nei suoi
stessi problemi, vittima della natura ma anche di coloro che lo dovrebbero gestire assicurandone la
prosperità, perché, se da una parte è vero che probabilmente era impossibile evitare che i fiumi
esondassero, dall’altra era possibile limitare i danni se il suolo pubblico fosse stato trattato col dovuto
riguardo. Il poco interesse da parte dell’Italia nelle tematiche ambientali ha generato lungo tutta la penisola
moltissimi casi di terremoti, alluvioni, crolli o frane, devastando la vita di migliaia e migliaia di persone,
molte delle quali ancora oggi vivono in tendopoli o in situazioni disumane, bisognose di aiuto, bisognose di
un tetto sotto il quale ripararsi, sicuro, solido, hanno bisogno di riavere la loro vita. Non dimentichiamoceli.
13/11/2010 – Marco Baroncini
25 NOVEMBRE: INCONTRO A VERONA CON VERA JARACH
Giovedì 25 Novembre, dalle ore 15.00 alle ore 17.00 la “Rete Degli Studenti Medi” di Verona organizza, presso l’aula magna della scuola “A. Messedaglia” un incontro con una donna che appartiene al movimento “dele Madres de Plaza de Mayo” (un’ associazione formata dalle madri dei “desaparecidos”, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983): Vera Jarach. Vera è nata a Milano nel 1928, e dovette emigrare in Argentina dieci anni dopo. Lì ebbe una figlia, Franca, che scomparve all’età di 18 anni. Solo poco tempo fa Vera scoprì cosa realmente era successo alla figlia, e il suo intento è quello di portare la sua testimonianza, creando una memoria condivisa, affinché nessuno dimentichi, e certe cose non si possano più ripetere. E’ un incontro rivolto a insegnanti, studenti e genitori, perché non si è mai né troppo grandi, né troppo piccoli per conoscere quel che è accaduto nel mondo, e non si è mai né troppo grandi, né troppo piccoli per impegnarsi e lavorare di un mondo migliore.
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venerdì 15 ottobre 2010
Adro: una vergogna per la scuola pubblica
Pubblicato il 17 settembre 2010
Ha fatto scalpore l'arditezza con cui la Lega Nord ha istituito una scuola pubblica dedicata a Gianfranco Miglio nella il suo simbolo del partito e il verde che li contraddistingue compare in ogni dove. La presenza della "Sole delle Alpi", il simbolo della Lega (ormai noto solo per questo motivo), è stato giustificato dal sindaco del paese dicendo che "è un simbolo padano da millenni e come c'è un crocifisso può starci pure quello". Sinceramente credo che in nessuna scuola e in nessuna casa esista questo simbolo in maniera tanto persistente da considerarlo pari a un crocifisso. La polemica si è subito scatenata e tra le molte voci si è elevata quella del Ministro per la Pubblica (mica tanto) Istruzione Maria Stella Gelmini, che ha preso le difese del sindaco facendogli anche i complimenti. Non solo, ha anche detto che nelle scuole ci sono sempre stati simboli di sinistra, e non essendo giusto la Lega Nord ha trovato il modo per farsi spazio nelle scuole. Per riprendere il meraviglioso intervento di Marco Travaglio, oggi a Padova, "La Gelmini ha parlato di simboli di sinistra, ma io sinceramente mi chiedo quali siano! Forse forse saranno i libri, l'unico stendardo esposto dalla sinistra?".
Anche se molti hanno preso la vicenda molto alla leggera, giudicandola una cosa strana ma tutto sommato accettabile, o indignandosi ma pensando anche che non è la cosa peggiore che il partito potesse fare, il messaggio è molto forte.
La Lega sta creando un suo giornale, una sua banca, il concorso di bellezza Miss Padania, e molte altre trovate molto folkloristiche per tenere vicini i suoi elettori e cominciare una politica di scissione che vada al di là delle risorse finanziarie. Cosa accadrebbe se veramente venisse aperta una scuola leghista? Cosa insegnerebbero gli insegnanti, i dialetti del veneto? Come cucinare polenta e osei? La geografia del Po in su e il resto è mondo inesplorato, come nel Medioevo? E le famiglie ce li manderebbero?
I bambini crescerebbero con ideali leghisti? Xenofobia, razzismo, egoismo, tradizione, un desiderio di scissione, e cos'altro?
La scuola in se non è il vero problema, è la mentalità chiusa e retrograda di questi politici e dei loro elettori la vera malattia. Perchè ci saranno pure i personaggi che aprono la banca, che organizzano il concorso o mettono simboli politici nelle scuole pubbliche, ma anche chi versa i soldi nella banca, chi partecipa e chi frequenta certi ambienti perchè vuole certe idee.
Una mentalità di fondo che va cambiata, perchè nel 2000 non si può pensare di sbarrare le porte alle persone immigrate come non si può pensare di tagliare tutto all'istruzione e favorire la fuga dei cervelli, non si può parlare di scissione in un momento così critico per l'economia, non si può pensare di crescere dei bambini con degli ideali da adulti fuori di testa.
Arianna Vietina
Padova
Ha fatto scalpore l'arditezza con cui la Lega Nord ha istituito una scuola pubblica dedicata a Gianfranco Miglio nella il suo simbolo del partito e il verde che li contraddistingue compare in ogni dove. La presenza della "Sole delle Alpi", il simbolo della Lega (ormai noto solo per questo motivo), è stato giustificato dal sindaco del paese dicendo che "è un simbolo padano da millenni e come c'è un crocifisso può starci pure quello". Sinceramente credo che in nessuna scuola e in nessuna casa esista questo simbolo in maniera tanto persistente da considerarlo pari a un crocifisso. La polemica si è subito scatenata e tra le molte voci si è elevata quella del Ministro per la Pubblica (mica tanto) Istruzione Maria Stella Gelmini, che ha preso le difese del sindaco facendogli anche i complimenti. Non solo, ha anche detto che nelle scuole ci sono sempre stati simboli di sinistra, e non essendo giusto la Lega Nord ha trovato il modo per farsi spazio nelle scuole. Per riprendere il meraviglioso intervento di Marco Travaglio, oggi a Padova, "La Gelmini ha parlato di simboli di sinistra, ma io sinceramente mi chiedo quali siano! Forse forse saranno i libri, l'unico stendardo esposto dalla sinistra?".
Anche se molti hanno preso la vicenda molto alla leggera, giudicandola una cosa strana ma tutto sommato accettabile, o indignandosi ma pensando anche che non è la cosa peggiore che il partito potesse fare, il messaggio è molto forte.
La Lega sta creando un suo giornale, una sua banca, il concorso di bellezza Miss Padania, e molte altre trovate molto folkloristiche per tenere vicini i suoi elettori e cominciare una politica di scissione che vada al di là delle risorse finanziarie. Cosa accadrebbe se veramente venisse aperta una scuola leghista? Cosa insegnerebbero gli insegnanti, i dialetti del veneto? Come cucinare polenta e osei? La geografia del Po in su e il resto è mondo inesplorato, come nel Medioevo? E le famiglie ce li manderebbero?
I bambini crescerebbero con ideali leghisti? Xenofobia, razzismo, egoismo, tradizione, un desiderio di scissione, e cos'altro?
La scuola in se non è il vero problema, è la mentalità chiusa e retrograda di questi politici e dei loro elettori la vera malattia. Perchè ci saranno pure i personaggi che aprono la banca, che organizzano il concorso o mettono simboli politici nelle scuole pubbliche, ma anche chi versa i soldi nella banca, chi partecipa e chi frequenta certi ambienti perchè vuole certe idee.Una mentalità di fondo che va cambiata, perchè nel 2000 non si può pensare di sbarrare le porte alle persone immigrate come non si può pensare di tagliare tutto all'istruzione e favorire la fuga dei cervelli, non si può parlare di scissione in un momento così critico per l'economia, non si può pensare di crescere dei bambini con degli ideali da adulti fuori di testa.
Arianna Vietina
Padova
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