A tutti gli studenti:

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giovedì 25 novembre 2010

l'esondazione di un sogno

E’ il primo Novembre quando molti fiumi tra Vicenza, Padova e Verona straripano: i danni principali

vengono fatti dalle esondazioni del Bacchiglione, Timonchio e Alpone, ai quali si aggiungono l’Astico,

Astichello, Trampigna e Livenza. In poche ora vengono sommerse campagne, aziende, case, uffici, intere

città: 121 sono in totale i comuni coinvolti.

4.500 gli sfollati, molti dei quali hanno fortunatamente trovato rifugio nelle case di amici e parenti, ma

hanno perso praticamente tutto. Le strade delle città sono ricoperte dal fango, i campi sembrano un

immenso lago marrone. Si contano i danni: ci sono cifre discordanti, Bertolaso parla di 500 milioni di euro,

mentre la Regione ne conta almeno un miliardo anche se è ancora in corso l’esatta quantificazione. Nel

frattempo la popolazione combatte per la sopravvivenza e visita, ove possibile, le proprie vecchie proprietà

trovandosi davanti a raccolti e campi completamente rovinati, stalle ed allevamenti trasformati ormai in

mattatoi a cielo aperto, aziende con macchinari distrutti, case ricoperte di melma. Vi sono rischi di malattie

quali tetano e leptospirosi contro le quali l’Ulss 6 ha già diffuso informazioni su come prevenirle e ha

mobilitato più persone possibile per intervenire in casi di emergenza.

La causa ufficiale dell’accaduto è di natura ambientale, come riconosciuto anche dal presidente Zaia:

sarebbero l’insieme di piogge abbondanti, unite allo scioglimento delle nevi e al vento di scirocco che

soffiava dal mare (impedendo il deflusso delle acque dei fiumi) ad aver ingrossato oltremodo i corsi

d’acqua. Tuttavia una nota della Società Italiana di Geologia Italiana comunica che gli avvenimenti climatici

di quei fatidici giorni erano normali per il periodo dell’anno in cui si sono verificati. Tra le cause “ufficiose”

che avrebbero contribuito ad aggravare l’alluvione vi sarebbero la cementificazione selvaggia ed

incontrollata del suolo veneto e la mancata manutenzione degli argini e dell’ambiente naturale. La prima ha

infatti contribuito a diminuire le capacità di assorbimento del terreno e avrebbe convogliato l’acqua

piovana nei fiumi più vicini, innalzandone il livello medio nei periodi più piovosi, mentre il secondo ha

fortemente indebolito gli argini dei corsi d’acqua che non hanno retto. Infine, tra le cause considerate

ufficiose, si trovano anche i lavori e le modifiche territoriali apportate per la costruzione della base militare

americana di Dal Molin, da sempre criticata specialmente da movimenti locali e accusata di compromettere

il normale corso del fiume Bacchiglione tanto da aver ricoperto un ruolo chiave durante l’alluvione:

l’innalzamento dell’argine vicino al quale sorge la base avrebbe infatti favorito l’esondazione dalla parte

opposta, dove si trovano molte più città e attività economiche.

Intanto la politica si mobilita per tentare di arginare al problema: Zaia chiede un “federalismo accelerato”

in modo che i soldi pagati dai contribuenti veneti aiutino maggiormente la ricostruzione, ma pretende allo

stesso tempo dallo Stato un aiuto immediato. Berlusconi promette 300 milioni di euro da integrare

mammano che la stime dei danni diventano più certe, mentre l’Abi promette il congelamento delle rate dei

mutui e stanzia 700 milioni di euro in favore delle aziende, anche se non ne specifica le condizioni. Il

Presidente del Consiglio incita inoltre l’unione Europea ad intervenire attivamente, proprio come nel caso

dei 500 milioni dell’Aquila, che ha risposto inviando Antonio Tajani a visionare la situazione veneta. Nel

frattempo vengono organizzati movimenti di volontari che aiutano gli alluvionati a salvare il salvabile e

vengono creati numeri per donare qualche euro agli sfollati.

Il modello di un Veneto all’avanguardia ed industrializzato si traduce oggi in un Veneto annegato nei suoi

stessi problemi, vittima della natura ma anche di coloro che lo dovrebbero gestire assicurandone la

prosperità, perché, se da una parte è vero che probabilmente era impossibile evitare che i fiumi

esondassero, dall’altra era possibile limitare i danni se il suolo pubblico fosse stato trattato col dovuto

riguardo. Il poco interesse da parte dell’Italia nelle tematiche ambientali ha generato lungo tutta la penisola

moltissimi casi di terremoti, alluvioni, crolli o frane, devastando la vita di migliaia e migliaia di persone,

molte delle quali ancora oggi vivono in tendopoli o in situazioni disumane, bisognose di aiuto, bisognose di

un tetto sotto il quale ripararsi, sicuro, solido, hanno bisogno di riavere la loro vita. Non dimentichiamoceli.

13/11/2010 – Marco Baroncini

domenica 25 aprile 2010

Il 25 aprile Bella Ciao non si censura!!!!!!!!!


Come sindacato studentesco da sempre antifascista, la Rete degli Studenti Medi esprime tutta la sua indignazione per l´ennesima strumentalizzazione politica del 25 Aprile attuata dal Sindaco di Mogliano Veneto (TV).

Non possiamo accettare il comportamento del dott. Azzolini, che con facile ed impensabile ignoranza liquida "Bella ciao" come "canzone non nazionale" sostituendola con la "Canzone del Piave" nel nome di un errato senso di appartenenza territoriale che non considera assolutamente la Storia.

Ricordiamo al Sindaco Azzolini che "Bella Ciao" non è una canzone di parte, ma la canzone di tutti i combattenti per la Liberazione.

Il dott. Azzolini ha il dovere di amministrare la sua comunità nel nome di questi valori, su cui si fonda la nostra Repubblica e non ha alcun titolo per cancellare con tanta facilità i valori di tutti gli italiani ed in particolare dei Veneti.

Ci auguriamo che siano finite le ignoranti ed ignobili speculazioni politiche.


Diversamente saremo noi a dire ancora una volta "NO PASARAN!"



Andrea Pittarello


Delegato nazionale della Rete - memoria storica e Costituzione

domenica 28 marzo 2010

Non solo 8 marzo...


“La violenza contro le donne e le bambine rappresenta una pandemia globale. Durante la propria vita almeno una donna su tre è stata picchiata, ha subito abusi sessuali o violenze di altro tipo.

Ogni anno milioni di donne sono violentate dai propri partner, da parenti, amici o sconosciuti, da datori di lavoro e colleghi, da soldati e componenti dei gruppi armati.
La violenza all’interno della famiglia è endemica in tutto il mondo; la stragrande maggioranza delle vittime sono donne e bambine. Negli Usa, per esempio, le donne rappresentano circa l’85% delle vittime della violenza domestica. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che
fino al 70% delle donne vittime di omicidio sono uccise dai loro partner  maschili.
Le armi leggere e di piccolo taglio costituiscono i principali strumenti utilizzati in conflitti nei quali, secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, le donne e i bambini rappresentano circa l’80% delle vittime.
In quanto organizzazione per i diritti umani, Amnesty International (AI), non può tacere di fronte a questa sofferenza. Noi ci battiamo contro tutte le forme di violenza contro le donne e le ragazze, dovunque queste accadano e chiunque ne sia l’autore.”
Avete mai speso gli stessi secondi utilizzati per leggere queste statistiche guardando negli occhi una donna? Una donna qualsiasi, una bambina, un’anziana, la vostra vicina di casa, la vostra compagna di banco o semplicemente una donna come tutte le altre? Riuscireste a distinguere uno sguardo sereno da uno sguardo pieno di dolore ed angoscia? O vi soffermereste piuttosto, solamente al colore degli occhi senza pensare che dentro a quello sguardo ci possa essere uno grido soffocato che non ha coraggio di toccare le corde vocali? Ecco, vedete, siamo tutti bravi a condannare la violenza domestica, lo stalking, gli abusi sessuali, le prevaricazioni del sesso maschile su quello, così stupidamente chiamato, debole, siamo altrettanto capaci di indignarci di fronte a figlie sgozzate da padri padroni o da sorelle percosse da mariti instabili, ma poi, spenta la tv siamo altrettanto tranquilli nell’archiviare quella notizia in un cassetto lontano da noi; perché in fondo a noi non toccherà mai.  Archiviamo la notizia di cronaca nella speranza che qualcuno al posto nostro faccia qualcosa, anche perché poi, noi che possiamo fare?
Possiamo smettere di vedere ed iniziare a guardare, possiamo aprire i balconi di casa quando sentiamo urla al piano di sopra e non chiuderci dentro come uomini omertosi, possiamo smascherare scuse come “Eh sono caduta dalle scale”, “Stavo dormendo e sono caduta dal letto”, “Questo taglio? Me lo sono fatta tagliando il pane, che stupida” ed aiutare quegli occhi a parlare, ad urlare, possiamo dare loro la voce che non hanno.
Smettiamola di alimentare la vergogna di quegli sguardi, che si sentono troppo diversi per essere capiti, smettiamola di coprire uomini che assomigliano più a bestie che ad esseri umani. Non dobbiamo più permettere che il rumore dei pugni sovrasti la voce delle donne. Cerchiamo di informarci, di sensibilizzarci su questo problema, ascoltiamo quei silenzi disperati che ci passano accanto, non lasciamo che la cosa ci scivoli addosso come qualcosa di distante, celato dietro il muro della casa accanto.

Melania Pavan - Treviso
da "la venticinquesima ora" - giornalino d'istituto del liceo Canova di Treviso

venerdì 12 marzo 2010

Il nostro futuro non è in vendita!!!

Grandissimo successo per la manifestazione studentesca regionale della Rete degli Studenti Medi che oggi, Venerdì 12 marzo, ha visto la partecipazione di oltre 5000 studenti da tutto il Veneto.

Gli studenti hanno guidato uno dei due grandi cortei che sono confluiti in Piazza Insurrezione, partendo dalla stazione e passando per Via Codalunga, via Giotto e largo Europa, sfilando insieme ai lavoratori.

“IL NOSTRO FUTURO NON E’ IN VENDITA” è stato lo slogan del grande striscione che apriva una manifestazione colorata, partecipata e pacifica.

Significativo il contributo delle scuole padovane che stamattina si sono svuotate, come molti altri istituti veneti, che hanno voluto dimostrare ancora una volta come gli studenti siano capaci di esprimere in modo forte e chiaro le proprie rivendicazioni e la propria rabbia.

Abbiamo dimostrato che le scuole non sono delle vetrine dove tutto apparentemente funziona, il disagio è forte e la voglia di cambiare tanta.

Per le strade di Padova abbiamo visto marciare studenti consci che la scuola pubblica è in pericolo, che l’istruzione deve essere aperta, deve essere di tutti e per tutti, senza esclusioni.

La soluzione a molti problemi che affliggono il nostro Paese è investire nella scuola, nell’università e nella ricerca, rendendo il diritto allo studio davvero effettivo: dalla piazza di oggi, passo dopo passo, abbiamo visto proprio questa consapevolezza.

Moltissimi gli studenti da tutto il Veneto, da Venezia, Treviso, Vicenza, Verona e Rovigo. Importantissime le partecipazioni di scuole come l’istituto “I.Newton” di Camposanpiero e del “Giorgione” di Castelfranco, dove gli studenti sono costretti a studiare in un edificio decadente, con residui di amianto, mettendo a rischio la loro vita ogni giorno.

Marco Zabai, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi Veneto, intervenendo dal palco ha ribadito la nostra contrarietà a questa politica di tagli sconsiderati: “Queste politiche mettono soltanto delle gabbie al nostro futuro, e queste gabbie dobbiamo romperle. È fondamentale che studenti e lavoratori in crisi siano uniti per impedire che il governo con la politica del ‘divide et impera’ possa isolarci e neutralizzarci.”

Con questa data intendiamo rilanciare la nostra azione in tutte le scuole del Veneto, impegnati ogni giorno a difendere far valere i diritti degli studenti.

giovedì 11 marzo 2010

Pensieri sul Primo Congresso della Rete degli Studenti Medi

Quando domenica sera sono tornata a Padova mi è venuto spontaneo prender su un foglio e scrivere di getto le mie impressioni sul congresso che avevo seguito nel week end.

Ero stanca morta, affamata, carica di tutti gli impegni che mi ero presa e che tremavo all'idea di sostenere, in vista di stress, corse, fatica. Ma ero anche felice, e mi sentivo piena di emozioni e di forza. In quest'ultimo mese soprattutto un pessimismo cosmico aveva avvolto tutte le mie attività e mi faceva vedere tutto dietro a lenti scure e tremolanti, scoraggiandomi, indebolendomi. Ero quasi giunta alla conclusione di abbandonare l'associazione, di ritirarmi nel mio eremo di quadretti e solitarie scritture.
Eppure mi è bastato vedere i vostri volti, ascoltare le vostre parole di saluto e assaporare ancora una volta il clima di amicizia e confronto, di voglia di lottare, per tornare ad essere la stessa ragazza di prima.
Ci riconosciamo come militi di uno stesso spiegamento, ci basta uno sguardo per caricare la nostra forza di volontà, ed è questo ciò che mi farà amare sempre la Rete.
In questo congresso abbiamo constatato che tutto si sta muovendo, tutti gli enti, ogni associazione, un totale fermento. Noi ragazzi e ragazze non saremo da meno. Diffonderemo sempre e comunque questi messaggi di democrazia e diritti nonostante tutto, e, per concludere con una perla di saggezza:”Prima ci ignorano. Poi ci deridono. Poi ci combattono. Poi vinciamo”

Buon Lavoro!

Ary (Padova)

martedì 9 marzo 2010

L'idea astratta di 60 anni fa oggi diventa realtà: una scuola minacciata dall'autocrazia

Il discorso di Piero Calamandrei, pronunciato 60 anni fa, in difesa della scuola statale è quanto mai attuale: perdiamo ogni fiducia, ogni speranza. Le ipotesi del passato sono sfociate nelle violazioni di oggi. L'autocrazia è alle porte, forse si è già affermata, a voi l'ardua sentenza.  

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico

martedì 23 febbraio 2010

12 marzo mobilitazione regionale a Padova

Pochi giorni fa la riforma Gelmini è stata approvata dal Governo, un Governo che ha voluto propinare a noi studenti il taglio degli indirizzi, degli insegnanti, delle ore di laboratorio, di 8 miliardi di fondi della scuola pubblica come un evento "epocale" per l'Italia.

Di epocale ci sono solo la devastazione selvaggia del diritto allo studio ed una scuola fondata sul principio del risparmio, dimostrando che il nostro futuro è trattato solo come una voce di bilancio superflua.

L'unico investimento che si vuole davvero fare è assicurarci un futuro di precarietà e di incertezza dove tutti noi veniamo messi l'uno contro l'altro, alimentando un sentimento di razzismo e xenofobia nei confronti di ciò che è "diverso" e quindi "pericoloso".

Noi crediamo invece che una società migliore sia possibile, partendo da una scuola di qualità. Una scuola che abbia finanziamenti adeguati per investire in strumenti e strutture adeguate per dare così a noi studenti la migliore istruzione e capacità critica possibile; per vivere questo mondo in piena coscienza e consapevolezza.

Ci sentiamo presi in giro quando vediamo pubblicizzati sui media quei "bulli" e quelle veline che vengono proposti come esempio della nostra generazione, ma che non ci rappresentano.

E' necessario ripartire, tutti insieme, per dimostrare che i giovani non sono degli stupidi lobotomizzati ma una risorsa vera, fondamentale per il Paese.

Il 12 marzo ci sarà una grande mobilitazione dei lavoratori in tutta Italia, anch'essi in condizioni molto pesanti visti i massicci licenziamenti che stanno mandando in rovina migliaia e migliaia di famiglie.

La crisi c'è, non è affatto finita. Quel giorno, il 12 marzo, scenderanno in piazza a Padova studenti da tutto il Veneto, insieme ai lavoratori, per urlare che noi non ci stiamo e vogliamo dire la nostra.

Una scuola migliore è un beneficio per tutti, un lavoro dignitoso è un diritto.

Tresca

giovedì 14 gennaio 2010

Aperto un confronto con la Regione Veneto sul diritto allo studio

Il 13 gennaio l'Assessore regionale Elena Donazzan ha ricevuto alcuni studenti della Rete degli Studenti Medi per avviare un tavolo di confronto sul diritto allo studio. Le sono state portate le seguenti proposte concrete:

Edilizia Scolastica: Come studenti delle scuole superiori, ogni giorno viviamo la problematica di frequentare le lezioni in edifici in pessime condizioni, con barriere architettoniche e con locali inadatti a determinate finalità didattiche. In molti casi esistono ancora edifici dichiarati fuori norma, senza scale né uscite di emergenza, ed essi sono ancora in uso, per la totale mancanza di edifici alternativi già ristrutturati a norma di legge. Appare quindi evidente la necessità di un monitoraggio, esteso su tutto il territorio regionale, riguardante l'edilizia scolastica, così da segnalare alle istituzioni competenti i casi su cui intervenire. Chiediamo inoltre che la regione sia in prima linea per richiedere al ministero maggiori finanziamenti per le province, e che essa stessa investa finanziariamente su questo tema.

Alternanza scuola lavoro e terza area: Riconosciamo l'importanza del rapporto tra mondo della scuola e mondo del lavoro, in particolare in riferimento agli istituti tecnici e professionali e pensiamo che debba essere valorizzata. Denunciamo tuttavia come le forme di tutela degli studenti all'interno dei percorsi di ASL sia insufficiente e che le figure ad essa preposte possano ad ora svolgere un ruolo solamente limitato. Chiediamo la creazione di uno statuto specifico per gli studenti in stage, come carta fondamentale di riferimento per la loro tutela. Anche le opportunità fornite dalla terza area ci sono chiare. Rimane però un grande problema, ovvero quello dei finanziamenti. Molte classi si trovano infatti a non poter svolgere questa attività, che per gli istituti professionali risulta essere fondamentale, per la totale mancanza di fondi.

Comodato d’uso dei libri di testo: Il finanziamento di 700.000 euro erogato dalla regione per il comodato d'uso dei libri scolastica è un elemento molto importante per il diritto allo studio nella nostra regione. Vediamo però come nelle scuole non sia conosciuta questa opportunità. La regione dovrebbe svolgere, a nostro parere, un'ampia campagna informativa, in modo che questa diventi un'opportunità effettiva per tutti gli studenti del Veneto, e ampliare il finanziamento in questione.

Trasporti: Oltre all'esistenza di un buono regionale sui trasporti per gli studenti con basso reddito, la nostra proposta è di riuscire a creare un abbonamento regionale in accordo con ferrovie e i vari trasporti locali. Prendendo esempio dai buoni risultati di ciò che è stato fatto in Emilia-Romagna, si potrebbe, grazie ad un tavolo regionale tra tutti gli enti trasporti, a creare un abbonamento che comprenda una tratta ferroviaria in abbinata con i trasporti locali dei capoluoghi di provincia. Questo risolverebbe l'oneroso problema per gli studenti che abitano "fuori sede" di dover pagare due abbonamenti per raggiungere i luoghi di studio. Un abbonamento di questo tipo, agevolato dalla Regione, potrebbe a nostro parere comprendere degli sconti significativi per gli tutti gli studenti, arrivando ad avere una proposta che abbatta il muro della distanza dalla scuola, che è un vero e proprio ostacolo ad un vero diritto allo studio. Ovviamente un lavoro coordinato con tutti gli enti di trasporto nel Veneto può essere portato avanti ed agevolato solo tramite la Regione, che deve riuscire a fare sintesi dei vari interessi delle aziende interessate.


Dopo aver preso visione di queste proposte, l'Assessore Donazzan ci ha comunicato che nel breve periodo si attiverà per creare un tavolo di discussione con le Consulte Provinciali degli Studenti di tutta la Regione, istituzionalizzandolo e rendendolo permanente. Per quanto riguarda il tema dei trasporti, l'Assessore si è impegnata a continuare il dibattito e a portare avanti la nostra proposta di creazione di un abbonamento regionale, relativo sia ai treni che alle autocorse, con agevolazioni per gli studenti.

La speranza è che queste non siano solo parole, che le promesse dell'assessorato vengano mantenute entro la fine di questo mandato elettorale.

...e ora parliamo di Buoni Scuola

II 'buono scuola' è un contributo economico concesso dallo  stato per spese riguardanti tasse, rette, contributi di iscrizione e frequenza dell’Istituzione scolastica-formativa. Questo contributo alle famiglie, effettuato tramite detrazione dalle tasse, è concesso per spese scolastiche superiori o equivalenti a 200 euro in modo proporzionale alle condizioni reddituali delle famiglie richiedenti. il contributo è concesso agli studenti che frequentano le Istituzioni scolastiche statali, paritarie e alle non paritarie se sono autorizzate o parificate (riguardo le primarie) e legalmente riconosciute o pareggiate (riguardo le secondarie di primo e secondo grado).[queste informazioni l'ho si trovano nell'allegato A dei provvedimenti del Veneto].
Oltre ai buoni statali esistono anche quelli regionali, stanziati dalle regioni Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte. I buoni scuola vennero introdotti con la legge 62 dell’anno 2000 sulla parità scolastica, in cui si afferma che “Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia”( articolo 1, comma 2).

Pertanto, al fine di consentire il diritto allo studio agli studenti che frequentano scuole statali o paritarie, “lo Stato adotta un piano straordinario di finanziamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano da utilizzare a sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l'istruzione mediante l'assegnazione di borse di studio”(articolo1, comma 9). Successivamente questo fondo venne ampliato con la legge 289 del 2002, in cui si afferma:“sono determinati i criteri per l'attribuzione alle persone fisiche di un contributo, finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico per l'attivita' educativa di altri componenti del medesimo nucleo familiare presso scuole paritarie” (articolo2, comma 7).
 
I buoni scuola possono apparire come un interessante e intelligente soluzione ai disagi delle famiglie che non possono pagare le rette scolastiche dei figli, ma se li analizziamo bene scopriamo ben di più. I buoni scuola, come suddetto, sono un "aiuto" ai ragazzi meno benestanti che hanno difficoltà a pagare le tasse d'iscrizione: a seconda di quanto questa è elevata il comune restituisce alla famiglia una percentuale, crescente secondo determinati criteri in proporzione alla tassa.


Dove sta il trucco che fa crollare questo quadro idilliaco che fa sembrare facile e semplice garantire la scuola anche agli studenti meno fortunati?  Il "tetto" concordato, la cifra minima per accedere a questa agevolazione, che spesso (anzi sempre) è ben superiore alla tassa solitamente richiesta in una scuola pubblica. E dunque chi va a beneficiare dei favolosi buoni scuola che rendono tutto facile e semplice? Le scuole che hanno una retta ben superiore, le scuole paritarie e private. Ecco il gioco che viene riproposto quest'anno dal Ministro Maria Stella Gelmini: questo provvedimento già in uso in alcune regioni che lo regolano di proprio conto verrà portato a livello nazionale per essere controllato interamente dal governo e permettere a tutti di "usufruirne".

Ecco l'ennesima mossa del governo che, dopo i finanziamenti stanziati alle scuole paritarie e l'avanzamento del PDL Aprea che trasforma le scuole pubbliche in fondazioni, mira a incentivare gli studenti a preferire quel tipo di scuola, maggiormente controllato, e a screditare la scuola pubblica che continua a essere spogliata di tutte le sue qualità. Questo servizio è solo una presa in giro, un sistema che va assolutamente rivisto e migliorato, ascoltando le proposte degli studenti!
Sappiamo che alle regioni vengono assegnati dei fondi annuali per investire nella scuola, utilizzati per progetti più vari, come per esempio sondaggi, scambi culturali, e anche per i buoni scuola.

Come abbiamo visto il buono scuola sarebbe una cosa abbastanza utile, ma proviamo a considerare cosa si potrebbe fare d’altro con gli stessi soldi che vengono dati per finanziarlo.
Innanzitutto potrebbero essere ripartiti in altri investimenti per la scuola stessa, come per esempio la cura dell’edilizia, l’acquisto di materiale didattico, i viaggi d’istruzione, etc.
Così facendo la scuola potrebbe usufruire di questi fondi e non si vedrebbe costretta a far pagare un’alta tassa di iscrizione, poiché i fondi garantirebbero il funzionamento dell’istituzione. In questo modo ogni studente potrebbe permettersi l’accesso alla scuola, senza più il bisogno del buono scuola.
Dato che però questa prospettiva sembra improponibile, a causa della condotta del governo che prevede tagli consistenti al finanziamento delle scuole pubbliche e alla trasformazione delle scuole in fondazioni, il buono scuola è quindi ritenuta la soluzione più semplice per ovviare al problema di chi non può permettersi di pagare la tassa d’iscrizione, anche se come abbiamo visto non largamente utilizzabile.

Con questo meccanismo, come abbiamo visto, il governo vuole favorire la scuola privata, diminuendo così l’afflusso di studenti nella scuola pubblica, e così quest’ultima si vedrà costretta ad aumentare ulteriormente la tassa d’iscrizione, finché non ci si ritroverà ad un punto in cui l’unica differenza tra le due scuole sarà l’entità dei finanziamenti dello Stato, maggiore per la privata, minore per la pubblica. E per sopperire alla continua mancanza di fondi, la scuola pubblica si vedrà costretta a rivolgersi ad enti privati.
In questa prospettiva, entrambe le scuole risulterebbero essere controllate da soggetti esterni ad essa, che ne possono gestire didattica e organizzazione.

Si arriverebbe alla cancellazione della scuola pubblica.

Lo Stato, cosciente di ciò, non potrà quindi annullare con facilità la soluzione “buoni scuola”. Crediamo che gestendo meglio i fondi assegnati, anche se pochi, si possa salvare la scuola pubblica, che è un’istituzione insostituibile all’interno della società: porta alla formazione di cittadini consapevoli e liberi, abbatte le diversità; consente l’accesso di tutti e quindi garantisce a tutti gli studenti un’uguale formazione completa.

Studenti che formeranno l’Italia di un domani

p.d.l. Aprea: commento degli studenti

Quale dovrebbe essere l'obiettivo di una nazione se non il continuo cercare di migliorarsi, trovando le migliori soluzioni, aumentando il benessere dei cittadini e soprattutto investendo nel futuro? E com’è possibile negare che l'istruzione sia il più importante fra questi investimenti per l’avvenire?
   Queste sono le domande che noi studenti ci poniamo sempre più  spesso quando ci troviamo di fronte ai provvedimenti che vengono presi in materia scolastica. In questi ultimi anni è la sensazione di disorientamento quella che ci ha accompagnato più a lungo, perché la pseudo-riforma Gelmini, o la Proposta di Legge della parlamentare Valentina Aprea non sembrano essere state pensate come investimento nel futuro di un paese, ma piuttosto come metodo per rendere la scuola meno gravosa per il bilancio pubblico. “E’ per eliminare gli sprechi” c’è stato detto, ma l’unica cosa che vediamo scomparire di giorno in giorno è la qualità. “Perché la scuola è piena di sprechi” c’è stato detto, ma gli unici sprechi che vengono evidenziati di continuo sono edifici pubblici costruiti ed inutilizzati, tratti di autostrada in costruzione da decine d’anni, soldi spariti perché non si combatte l’evasione fiscale e molto altro, ma rarissimamente compaiono notizie di sprechi nel mondo dell’istruzione.
   Ma accanto ai famosissimi “tagli Gelmini-Tremonti” una nuova geniale trovata diffonde indignazione e incredulità: la prospettiva di scuola che viene a delinearsi con il P.d.L. Aprea, la proposta di legge 935. Con una sagace creatività l’Onorevole Aprea ha infatti elaborato un’ idea tutta nuova: se il pubblico è fonte di spesa allora basta privatizzarlo, no?  
   Possiamo ben immaginarci l'Onorevole nella sua stanzetta, mentre si spreme le meningi in cerca di idee geniali: lei spreme e spreme, si sforza, ma niente. D'un tratto ecco un'idea balenare: lo sguardo si illumina, di colpo la parlamentare afferra lo Statuto degli Studenti ed inizia a copiarne i punti salienti con certosina precisione.
Con precisione, certo, ma assicurandosi di scrivere nella sua proposta di legge esattamente il contrario di quanto c'è scritto nella carta fondante dei nostri diritti.
   Tutti noi sappiamo cos’è il Consiglio d’istituto, no? Quel luogo di partecipazione democratica all'interno delle scuole, dove gli studenti hanno una rappresentanza ufficiale… Bene, il nuovo organo sarà il “Consiglio d’Amministrazione”, un organo con molto più potere, in cui saranno presenti anche i rappresentanti dell’azienda. E gli studenti? Saranno rappresentati? Certo, questo è chiaro, ma non c’è scritto quanti saranno o come verranno eletti. Questo significa che una scuola potrebbe ritrovarsi con un solo rappresentante degli studenti che, perché no, potrebbe essere scelto direttamente dal preside o dai rappresentanti dell’ azienda o essere quello con la media più alta.
   È questo il modo con cui ci vogliono insegnare ad essere cittadini attivi nella vita democratica? La scuola dovrebbe essere costruita sugli studenti, la cui crescita culturale e personale ne dovrebbe essere la più importante priorità. In conclusione però, anche se la nostra voce dovrebbe essere ritenuta importante, i provvedimenti vanno sempre in direzione contraria.
Altro punto importante del P.d.L. Aprea è la possibilità che viene data alle scuole superiori di  ricevere fondi da aziende private, per poi dar loro un forte potere nell'amministrazione della scuola. Se inseriamo però questo fatto nell'ottica dei continui tagli che sono stati fatti e rifatti ai fondi per l'istruzione, con scuole che si ritrovano senza i soldi necessari nemmeno per comprare la carta igienica, capiamo bene come molti istituti si troveranno costretti ad accettare questa svendita del pubblico al privato. “vabbè, non è mica che diventiamo tutti una scuola privata… è un po’ diverso…” mi è stato detto. E’ vero, è diverso, ma la conclusione purtroppo sarà la stessa: la scuola dovrà sottostare anche a quelli che sono gli interessi di chi vi ha investito denaro. Tutto ciò porta con sé anche il rischio che alla fine l'istruzione di qualità venga impartita solo nelle scuole privatizzate, mentre, come accade negli Stati Uniti, le scuole pubbliche si ritrovino ad essere considerate “di serie-B”.
   Ci chiedono di accettare che le nostre scuole vengano messe all’asta, vengano comprate dal miglior offerente, costrette da quest’ ultimo a fare ciò che conviene all’azienda, private di una rappresentanza studentesca decente e aperte solo a chi ha i soldi per permetterselo.
A questo, ogni studente cosciente e attento ha il dovere di dire no.

Rete degli Studenti Medi di Venezia-Mestre