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venerdì 12 marzo 2010

Il nostro futuro non è in vendita!!!

Grandissimo successo per la manifestazione studentesca regionale della Rete degli Studenti Medi che oggi, Venerdì 12 marzo, ha visto la partecipazione di oltre 5000 studenti da tutto il Veneto.

Gli studenti hanno guidato uno dei due grandi cortei che sono confluiti in Piazza Insurrezione, partendo dalla stazione e passando per Via Codalunga, via Giotto e largo Europa, sfilando insieme ai lavoratori.

“IL NOSTRO FUTURO NON E’ IN VENDITA” è stato lo slogan del grande striscione che apriva una manifestazione colorata, partecipata e pacifica.

Significativo il contributo delle scuole padovane che stamattina si sono svuotate, come molti altri istituti veneti, che hanno voluto dimostrare ancora una volta come gli studenti siano capaci di esprimere in modo forte e chiaro le proprie rivendicazioni e la propria rabbia.

Abbiamo dimostrato che le scuole non sono delle vetrine dove tutto apparentemente funziona, il disagio è forte e la voglia di cambiare tanta.

Per le strade di Padova abbiamo visto marciare studenti consci che la scuola pubblica è in pericolo, che l’istruzione deve essere aperta, deve essere di tutti e per tutti, senza esclusioni.

La soluzione a molti problemi che affliggono il nostro Paese è investire nella scuola, nell’università e nella ricerca, rendendo il diritto allo studio davvero effettivo: dalla piazza di oggi, passo dopo passo, abbiamo visto proprio questa consapevolezza.

Moltissimi gli studenti da tutto il Veneto, da Venezia, Treviso, Vicenza, Verona e Rovigo. Importantissime le partecipazioni di scuole come l’istituto “I.Newton” di Camposanpiero e del “Giorgione” di Castelfranco, dove gli studenti sono costretti a studiare in un edificio decadente, con residui di amianto, mettendo a rischio la loro vita ogni giorno.

Marco Zabai, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi Veneto, intervenendo dal palco ha ribadito la nostra contrarietà a questa politica di tagli sconsiderati: “Queste politiche mettono soltanto delle gabbie al nostro futuro, e queste gabbie dobbiamo romperle. È fondamentale che studenti e lavoratori in crisi siano uniti per impedire che il governo con la politica del ‘divide et impera’ possa isolarci e neutralizzarci.”

Con questa data intendiamo rilanciare la nostra azione in tutte le scuole del Veneto, impegnati ogni giorno a difendere far valere i diritti degli studenti.

lunedì 14 dicembre 2009

11 dicembre in piazza con i lavoratori della scuola

Dopo le numerose manifestazioni di quest'anno, sentite e appoggiate da enti di tutta la nazione, la Rete degli Studenti Medi in concomitanza con la manifestazione dell'FLC CGIL -la sezione del sindacato dei lavoratori che difende i diritti dei cosiddetti "Lavoratori della Conoscenza", presidi, insegnanti delle scuole primarie e secondarie, professori universitari, personale ATA, ricercatori ecc - è tornata in piazza l'11 dicembre 2009 contro i provvedimenti del governo per l'istituazione scolastica. Ricordo tra questi il licenziamento di migliaia di insegnanti precari, il taglio di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica e l'appiattimento dell'offerta formativa dei vari istituti, che si vedono costretti a rinunciare a laboratori e specializzazioni.
La collaborazione di questi due soggetti è fondamentale in questo momento, poichè se il pensiero di molti è che l'anno scorso ci sono state le manifestazioni più visibili e incisive, che comunque non hanno riportato grandi risultati, è vero invece il contrario, e cioè che il protarsi del nostro opporci a queste riforme è in realtà l'arma più potente che abbiamo ora, vivendo la più grande mobilitazione della storia della Repubblica. Soprattutto dobbiamo proseguire con attività e dimostrazioni con costanza, poichè accompagnamo alla protesta le nostre proposte per una scuola migliore, per una migliore gestione dei fondi, dell'edilizia, della didattica. Per una maggiore libertà nelle nostre scuole. Le fondamenta su cui costruire qualcosa di nuovo e diverso, più completo e conforme ai nostri desideri non sono le opinioni dei politici né le opinioni dei soldi, ma i sogni e la volontà di chi la scuola la vive giorno per giorno.



Arianna
(per gli studenti di Padova)

giovedì 10 dicembre 2009

TyssenKrupp: la nostra rabbia arde come 2 anni fa

Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 sette operai bruciavano vivi nella sede di Torino delle acciaierie TyssenKrupp per una fuoriuscita di olio bollente, al momento dell’incendio i lavoratori cercano di salvarsi usando il telefono d’emergenza che però non funziona e gli estintori, che in quel momento scoprono essere scarichi.

Altrettante famiglie perdono così i loro cari stravolti per giorni in ospedale dal dolore immenso delle ustioni.

La rabbia, il dolore per chi ha perso la vita in una tragedia così orrenda, le vittime molto giovani, alcune poco più ventenni prendono lo spazio per qualche mese nei giornali, nelle tv, nei discorsi dei politici di tutta l’Italia.

In un mare di polemiche si apre il processo all’azienda per omicidio colposo e un risarcimento alle famiglie, quella strage ora si fa largo tra infiniti cavilli burocratici e giudiziari e non si sa se mai i colpevoli pagheranno.

Il mondo non si è fermato all’incidente TyssenKrupp, nonostante gli appelli dei professionisti della politica le parole non sono state seguite dai fatti, ogni anno 1.500 lavoratori muoiono nelle fabbriche, nei cantieri e si consuma una tragedia che non sembra avere fine, pagata solo da chi lascia la propria vita nella fatica quotidiana.

Oggi non ne parla nessuno di questo anniversario, forse troppo scomodo o forse perché non fanno più notizia queste ricorrenze, meglio coprire una verità che l’Auditel non premia.

Noi oggi li vogliamo ricordare, siamo al fianco dei familiari che non si sentano soli in questo giorno buio, sappiano che c’è chi ricorda e non dimenticherà mai.

Siamo insieme ai lavoratori, insieme a loro esigiamo condizioni di lavoro umane, insieme a loro continueremo una lotta che è comune e giusta e che ci vede vicini, nelle piazze, nelle scuole, nei luoghi di lavoro.

Mai ci tireremo indietro.

Da quel 2007 non è cambiato nulla ma non è mutata la nostra memoria, non è diminuita la nostra rabbia.


Antonio Schiavone, 36 anni
Roberto Scola, 32 anni
Angelo Laurino, 43 anni
Bruno Santino, 26 anni
Giuseppe De Masi, 26 anni
Rosario Rodinò, 26 anni
Rocco Marzo, 54 anni



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