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mercoledì 29 settembre 2010

Scuola abbandonata a sè stessa: lettera di una studentessa

"Ciao, scrivo come studentessa di quinta superiore dell'I.P.S.S.A.R. di Falcade, scuola pessima che sta degenerando sempre di più.
Vorrei prima di tutto sottolineare la situazione della mia classe, che dovrà a giugno affrontare le prove ministeriali.
La classe è articolata in due corsi, a causa dei tagli e del numero di studenti presenti (in entrambi i corsi assieme, siamo una ventina); il problema non sta tanto nel fatto che si debba fare lezione assieme, ma nella discrasia presente tra i corsi stessi: gestione aziendale, cucina e sala.
Il problema, ancor più nel dettaglio, si presenta per la lingua inglese (possibile seconda prova di coloro che studiano gestione aziendale) che deve essere svolta assieme, nonostante le notevoli differenze tra i programmi. (gestione aziendale: lettere commerciali, marketing; cucina e sala: ricette, terminologia alberghiera, accoglienza clienti)
Lotteremo con il Dirigente Scolastico e con il Provveditorato di Belluno affinché ci venga inviato un docente in più, anche se il Preside ci ha liquidate con "non è colpa mia" e il Provveditorato con "Per così pochi studenti no."
Rammentiamo inoltre che siamo all'ultimo anno, e che è quindi un obbligo garantire sia la costituzione della classe che gli insegnanti necessari al conseguimento del diploma.
Anche gli studenti del corso di ristorazione hanno una seconda prova, e nel loro caso la lingua potrebbe essere tedesco o francese (a seconda della scelta effettuata in prima). Nel dettaglio, gli studenti che fanno francese sono 3, e il provveditorato ha negato l'insegnante.
Noi non vogliamo istruttori militari che ci insegnino ad uccidere, spendiamo invece i soldi delle tasse per pagare un paio di insegnanti in più in una scuola di montagna come la nostra, dove gli studenti sono pochi e non ci si può aspettare una classe di 40 persone.
Ma il fatto è che, sia il Dirigente che il Provveditore, hanno già conseguito il diploma, quindi per loro tant'è.
Noi, invece, dovremo affrontare una prova ministeriale, che non terrà conto della parte di programma che non riusciremo a studiare né delle difficoltà che abbiamo incontrato.
Vergogna!"

Amina
per gli Studenti dell'I.P.S.S.A.R. di Falcade

lunedì 14 giugno 2010

La scuola riformata: tagli al futuro

Soffocata da molti eventi, più o meno seri, il 4 febbraio è stata approvata la riforma che darà il via al riordino di corsi e indirizzi. Approvata dal governo e definita dal ministro Gelmini “epocale”, non è un salto all’indietro, ma un salto nel buio: 8 miliardi di euro e almeno 17 mila insegnanti prendono il volo in tre anni.

In un periodo di crisi “occorre far quadrare il bilancio” e il ministro dell’istruzione contiene la spesa pubblica. Epocali sono i tagli voluti da Tremonti: licenziamenti dei docenti, tagli alle ore, soppressione di molte materie, riduzione delle ore di laboratorio, eliminazione di corsi di recupero e tutte le sperimentazioni.
Il Governo e la maggioranza hanno fatto tutto da soli, privando il Parlamento e il Paese di un confronto doveroso e approfondito.

 Il segretario del Pd Pierluigi Bersani sostiene che invece che di una riforma si tratta di «un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese». Pronta la risposta del ministro Gelmini: «Bersani e la sinistra non vogliono modernizzare la scuola, sono contrari a qualsiasi riforma per questo Paese». Ma al riordino è contrario anche il leader dell’Udc Pierferdinando Casini che avverte: «Non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Una riforma seria ha bisogno di risorse».

Decisamente contrari i sindacati. Per Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc- Cigl: «Il Governo conferma la linea nemica contro i giovani e il loro futuro» .

Ma cosa cambia ? Viene riorganizzato l’assetto dei licei portandoli a sei. Oltre al classico, scientifico, artistico e linguistico, che già sono presenti, vengono introdotti il liceo musicale e quello delle scienze umane. Il riassetto, tanto acclamato dal governo,  non è altro che uno spostare, modificare, ed eliminare lo stesso numero di indirizzi, solo con un nome diverso, rendendo così superfluo il presunto taglio che porta da 513 a 31 gli indirizzi.
La verità è che i cambiamenti che le scuole si troveranno ad affrontare non riguardano solo le materie di studio, ma anche i finanziamenti a disposizione per programmare i piani di studio. Uno scenario che aprendo le porte ad un biennio sempre più specializzato e rendendo possibile, in teoria, il passaggio ad un percorso di studi diverso, nella pratica essa risulterà molto difficile.

Diventerà fondamentale il ruolo delle scuole  che dovranno accompagnare gli studenti sia nell’orientamento che successivamente alla precoce canalizzazione. Verranno infatti introdotti dei tutor capaci di seguire gli studenti nel passaggio da un istituto all’altro. Risulta però poco chiaro come queste nuove figure verranno individuate. Attualmente, anche nel nostro Istituto, è sempre più difficile realizzare corsi di recupero o assumere supplenti. Così gli studenti devono correre al riparo e, ad esempio, la Consulta di Feltre ha organizzato delle lezioni attraverso il peer education, uno scambio solidale di conoscenze tra ragazzi.

Inoltre, se nei licei la riforma entrerà solo nelle prime, nei professionali investirà tutte le classi comportando sicuramente innumerevoli difficoltà.

La scuola targata Gelmini più che volano di crescita per il Paese, diventa lo “specchio” di una nazione alla deriva, fanalino di coda dell’Europa che marcia con un altro passo.

venerdì 23 aprile 2010

Verona - 100 € a persona per i corsi di recupero: "La scuola non ha soldi"


Studenti sul piede di guerra, genitori che hanno votato sì «perché non c'era alternativa», e un preside che si giustifica prendendo in mano il bilancio degli ultimi tre anni: «Dunque, i nostri crediti nei confronti dello Stato arrivano a 100 mila euro. Cos'altro posso fare?».


Istituto Enrico Fermi di Verona, un tecnico professionale di solida tradizione, che ha sfornato provetti odontoiatri e preparati bio-chimici.

Ma da qualche anno le cose stanno franando, tanto che la scorsa settimana i genitori si sono visti recapitare una circolare con cui si informa che i corsi di recupero estivi, per chi ne avrà bisogno, saranno a pagamento. E saranno cari: 100 euro a persona.

«Non esiste, il preside sbaglia non può far pagare a noi il problema che ha con lo Stato - si indigna Alessandro Sorio della Rete degli Studenti - E mi chiedo: ma quanto costano questi corsi? Come vengono gestiti i soldi?».

Stamattina è previsto un volantinaggio in istituto, poi l'idea degli studenti è mettersi in contatto con le altre scuole.

Perché a Verona come altrove i «contributi volontari» a carico delle famiglie lievitano di mese in mese.

Sabato scorso genitori e studenti sono scesi in piazza per denunciare che «la scuola pubblica va a rotoli».

Prima i soldi chiesti all'atto di iscrizione, ora anche per i corsi durante l'estate.

Corsi che la scuola deve attivare, ma a cui non è obbligatorio partecipare: «Gli studenti però li frequentano, è il modo migliore per prepararsi all'esame di settembre», dice Alessandro.

Ma, certo, 100 euro è una bella cifra, non è detto che tutti possano permettersela, anche perché i crediti accumulabili sono tre prima della bocciatura.

«Il contributo rappresenta un motivo in più per gli studenti per impegnarsi a raggiungere la sufficienza», si augura il dirigente Antonio Ciampini nella circolare inviata ai genitori.

Ma non è difficile capire che chi accumula più crediti, spesso, è anche lo studente più debole socialmente, probabilmente quello che meno può permettersi di pagare i corsi.
« Abbiamo detto sì a malincuore ma non c'era alternativa.

La scuola soldi non li ha e francamente pagare il corso di recupero è il minimo - dice Elisabetta Dell'Aera, presidente del Comitato genitori - la mia preoccupazione è un'altra: che succede se si rompe una macchina dei laboratori? Chi paga? Quest'anno ho chiesto che venisse messo nero su bianco quanto dovrebbe essere il contributo volontario dei genitori perché la scuola possa vivere con agio.

La risposta è stata: 400 euro a persona. Ho detto tutto». All'inizio dell'anno, invece, i genitori del Fermi pagano 270 euro, 210 chi si iscrive alla prima classe.

«In questo modo recuperiamo 140 mila euro all'anno, tutti soldi che utilizziamo esclusivamente per acquistare materiale per i laboratori.

Faccio presente che tenere in piedi una coltura di batteri costa 16 mila euro. - spiega il dirigente Ciampini - I conti sono questi: un corso di recupero costa 900 euro, i ragazzi sono in media 9 a corso. Ecco spiegati i 100 euro».

Non gli piace questa storia, chiedere soldi alle famiglie pesa anche a lui: «Ma sono un servitore dello Stato, non voglio esprimere giudizi».

I bilanci però sono lì, e gridano vendetta: la scuola aspetta ancora i soldi per gli esami del 2008.

«Non per vantarmi, ma questa è una scuola che ha sfornato eccellenze - dice Ciampini - E per garantirle i soldi servono.

Fino all'anno scorso spendevamo anche 50 mila euro per i nostri laboratori. Quest'anno 10 mila».

La storia del Fermi mette in evidenza la vera emergenza dei tecnici e dei professionali: gestire una scuola che deve offrire una formazione anche pratica costa di più. Proprio questi istituti, che tradizionalmente intercettano un'utenza più difficile, finiscono per chiedere contributi più salati alle famiglie.

«Una vera e propria tassazione indiretta, che dovrebbe essere calcolata quando il governo dice di aver tagliato le tasse», sottolinea la responsabile Flc Cgil di Verona Anna Paola Marconi.

Il ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini aveva definito la pratica dei contributi volontari «lamentosa» e aveva annunciato per il prossimo anno lo stanziamento di 10 milioni di euro: peccato che i crediti delle scuole siano arrivati a circa 1 miliardo e mezzo.

Cinzia Gubbini

Da "Il Manifesto" 21/04/2010

giovedì 15 aprile 2010

Sulla riforma: ieri, oggi e domani


Dato che la prima critica al Mancino Veneto è stata quella di non parlare abbastanza della Gelmy e le sue riforme, e dato che ho un po' di tempo, cercherò di mettere insieme quelli che ritengo i 4 elementi che stanno destrutturando la scuola pubblica, che sono: Decreti Gelmini, annunciati 2 anni fa, e in buona parte ancora bloccati, PDL Aprea, DDL Cazzola e riordino delle scuole superiori.

Ricordo prima di cominciare che in questo pezzo sto parlando in particolare delle mie impressioni e delle mie idee, basandomi su ciò che più mi è rimasto impresso del tema.

Due anni fa con l'avvento del Ministro della Pubblica Istruzione MariaStella Gelmini si è dato il via alla "riforma delle scuole" di cui si sentiva un grande bisogno. La politica adottata può basarsi sulla parola "risparmio": si è proceduto a tagliare di qua e dì sulla scuola, inizialmente su tutte, poi solo sulla pubblica, per la quale erano previsti 8 miliardi di euro in meno nei prossimi 3 anni. Già quest'anno il disastro: docenti e supplenti non pagati, assenza del materiale primario, riparazioni che non vengono effettuate, scandali di enormi vuoti nel bilancio di ogni scuola, dalle più prestigiose alle meno conosciute. Ed è solo l'inizio! I famossissimi decreti Gelmini che hanno intasato radio, tv e giornali portavano una serie di provvedimenti uno più grosso dell'altro: a cominciare dai grembiulini e il 5 in condotta, il maestro unico, fino al massiccio licenziamento di docenti e personale, giudicati "inutili". E pensare che l'Italia ha sottoscritto il 2° obbiettivo del millennio che si impegna a promuovere l'educazione primaria universale entro il 2015!
Dopodichè c'è stata la mazzata del PDL Aprea. Con due rapide mosse si promuoveva per eliminare la rappresentanza studentesca e privatizzare le scuole, un paio di procedimenti legati a doppio filo grazie al massiccio taglio di fondi di cui ho scritto sopra.
Queste proposte sono state congelate, ma non è ancora detta l'ultima parola.
Eccoci infatti quest'anno con il DDL Cazzola, che riporta l'obbligo scolastico ai 15 anni, permettendo magari di fare l'ultimo anno (quindi fino ai 16) di apprendistato, stage lavorativo. Naturalmente a gratis.
Un'altro tentativo di svalutare il valore della scuola e portarci a lavorare prima del dovuto dato il periodo di crisi in cui stiamo vivendo? A mio parere si. E sinceramente non ci sto.
L'ultima, il riordino delle scuole superiori. Licei stereotipati, appiattimento dell'offerta formariva, eliminazioni di attività extra, laboratori e di ogni peculiarità delle singole scuole. La questione mi tocca parecchio perchè frequento un liceo artistico sperimentale, unico nel suo genere, l'unico in italia, che dall'anno prossimo sarà una modica scuoletta che insegnerà ai suoi alunni "architettura e ambiente". Privandosi della varietà che finora l'aveva caratterizzato.

In poche parole ho cercato di riassumere il mio pensiero al riguardo, ma ci tengo a concludere così:
io credo nella scuola, credo nei giovani e nei mie coetanei, ma soprattutto credo nei ragazzi più piccoli, che se avranno le palle ne diranno tante al governo per questi provvedimenti, così tante che meriteranno la scuola migliore del mondo. Tutta l'Europa investe nella scuola, è uno dei settori più finanziato, mentre in Italia vi è destinata una parte così misera che sinceramente mi vergogno di promuovere il mio paese come il paese della cultura e dell'arte. Il Gran Capo discorre tanto della bellezza dell'Italia, del suo sole, ecc ecc, ma come pensa di reastaurare le sue belle opere chiudendo le due scuole di restauro più importanti del paese? Come pensa di salavare i paesaggi, la bellezza natuarale, finanziando il nucleare e la guerra? Come pensa di sconfiggere il cancro tagliando tutti i fondi per i ricercatori? E la crisi economica? Si esce dalla crisi senza cervelli preparati?
E' stato dimostrato statisticamente che quando uno stato finanzia l'istruzione il ritorno economico del paese sale a livelli esorbitanti.
Cosa aspettiamo a usare il cervello?
Spero di poter parlare di queste cose con voi, scrivete, commentate, criticate.
Ciao!

Ary
Studentessa di Padova

venerdì 12 marzo 2010

Il nostro futuro non è in vendita!!!

Grandissimo successo per la manifestazione studentesca regionale della Rete degli Studenti Medi che oggi, Venerdì 12 marzo, ha visto la partecipazione di oltre 5000 studenti da tutto il Veneto.

Gli studenti hanno guidato uno dei due grandi cortei che sono confluiti in Piazza Insurrezione, partendo dalla stazione e passando per Via Codalunga, via Giotto e largo Europa, sfilando insieme ai lavoratori.

“IL NOSTRO FUTURO NON E’ IN VENDITA” è stato lo slogan del grande striscione che apriva una manifestazione colorata, partecipata e pacifica.

Significativo il contributo delle scuole padovane che stamattina si sono svuotate, come molti altri istituti veneti, che hanno voluto dimostrare ancora una volta come gli studenti siano capaci di esprimere in modo forte e chiaro le proprie rivendicazioni e la propria rabbia.

Abbiamo dimostrato che le scuole non sono delle vetrine dove tutto apparentemente funziona, il disagio è forte e la voglia di cambiare tanta.

Per le strade di Padova abbiamo visto marciare studenti consci che la scuola pubblica è in pericolo, che l’istruzione deve essere aperta, deve essere di tutti e per tutti, senza esclusioni.

La soluzione a molti problemi che affliggono il nostro Paese è investire nella scuola, nell’università e nella ricerca, rendendo il diritto allo studio davvero effettivo: dalla piazza di oggi, passo dopo passo, abbiamo visto proprio questa consapevolezza.

Moltissimi gli studenti da tutto il Veneto, da Venezia, Treviso, Vicenza, Verona e Rovigo. Importantissime le partecipazioni di scuole come l’istituto “I.Newton” di Camposanpiero e del “Giorgione” di Castelfranco, dove gli studenti sono costretti a studiare in un edificio decadente, con residui di amianto, mettendo a rischio la loro vita ogni giorno.

Marco Zabai, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi Veneto, intervenendo dal palco ha ribadito la nostra contrarietà a questa politica di tagli sconsiderati: “Queste politiche mettono soltanto delle gabbie al nostro futuro, e queste gabbie dobbiamo romperle. È fondamentale che studenti e lavoratori in crisi siano uniti per impedire che il governo con la politica del ‘divide et impera’ possa isolarci e neutralizzarci.”

Con questa data intendiamo rilanciare la nostra azione in tutte le scuole del Veneto, impegnati ogni giorno a difendere far valere i diritti degli studenti.

martedì 9 marzo 2010

L'idea astratta di 60 anni fa oggi diventa realtà: una scuola minacciata dall'autocrazia

Il discorso di Piero Calamandrei, pronunciato 60 anni fa, in difesa della scuola statale è quanto mai attuale: perdiamo ogni fiducia, ogni speranza. Le ipotesi del passato sono sfociate nelle violazioni di oggi. L'autocrazia è alle porte, forse si è già affermata, a voi l'ardua sentenza.  

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico

giovedì 14 gennaio 2010

Aperto un confronto con la Regione Veneto sul diritto allo studio

Il 13 gennaio l'Assessore regionale Elena Donazzan ha ricevuto alcuni studenti della Rete degli Studenti Medi per avviare un tavolo di confronto sul diritto allo studio. Le sono state portate le seguenti proposte concrete:

Edilizia Scolastica: Come studenti delle scuole superiori, ogni giorno viviamo la problematica di frequentare le lezioni in edifici in pessime condizioni, con barriere architettoniche e con locali inadatti a determinate finalità didattiche. In molti casi esistono ancora edifici dichiarati fuori norma, senza scale né uscite di emergenza, ed essi sono ancora in uso, per la totale mancanza di edifici alternativi già ristrutturati a norma di legge. Appare quindi evidente la necessità di un monitoraggio, esteso su tutto il territorio regionale, riguardante l'edilizia scolastica, così da segnalare alle istituzioni competenti i casi su cui intervenire. Chiediamo inoltre che la regione sia in prima linea per richiedere al ministero maggiori finanziamenti per le province, e che essa stessa investa finanziariamente su questo tema.

Alternanza scuola lavoro e terza area: Riconosciamo l'importanza del rapporto tra mondo della scuola e mondo del lavoro, in particolare in riferimento agli istituti tecnici e professionali e pensiamo che debba essere valorizzata. Denunciamo tuttavia come le forme di tutela degli studenti all'interno dei percorsi di ASL sia insufficiente e che le figure ad essa preposte possano ad ora svolgere un ruolo solamente limitato. Chiediamo la creazione di uno statuto specifico per gli studenti in stage, come carta fondamentale di riferimento per la loro tutela. Anche le opportunità fornite dalla terza area ci sono chiare. Rimane però un grande problema, ovvero quello dei finanziamenti. Molte classi si trovano infatti a non poter svolgere questa attività, che per gli istituti professionali risulta essere fondamentale, per la totale mancanza di fondi.

Comodato d’uso dei libri di testo: Il finanziamento di 700.000 euro erogato dalla regione per il comodato d'uso dei libri scolastica è un elemento molto importante per il diritto allo studio nella nostra regione. Vediamo però come nelle scuole non sia conosciuta questa opportunità. La regione dovrebbe svolgere, a nostro parere, un'ampia campagna informativa, in modo che questa diventi un'opportunità effettiva per tutti gli studenti del Veneto, e ampliare il finanziamento in questione.

Trasporti: Oltre all'esistenza di un buono regionale sui trasporti per gli studenti con basso reddito, la nostra proposta è di riuscire a creare un abbonamento regionale in accordo con ferrovie e i vari trasporti locali. Prendendo esempio dai buoni risultati di ciò che è stato fatto in Emilia-Romagna, si potrebbe, grazie ad un tavolo regionale tra tutti gli enti trasporti, a creare un abbonamento che comprenda una tratta ferroviaria in abbinata con i trasporti locali dei capoluoghi di provincia. Questo risolverebbe l'oneroso problema per gli studenti che abitano "fuori sede" di dover pagare due abbonamenti per raggiungere i luoghi di studio. Un abbonamento di questo tipo, agevolato dalla Regione, potrebbe a nostro parere comprendere degli sconti significativi per gli tutti gli studenti, arrivando ad avere una proposta che abbatta il muro della distanza dalla scuola, che è un vero e proprio ostacolo ad un vero diritto allo studio. Ovviamente un lavoro coordinato con tutti gli enti di trasporto nel Veneto può essere portato avanti ed agevolato solo tramite la Regione, che deve riuscire a fare sintesi dei vari interessi delle aziende interessate.


Dopo aver preso visione di queste proposte, l'Assessore Donazzan ci ha comunicato che nel breve periodo si attiverà per creare un tavolo di discussione con le Consulte Provinciali degli Studenti di tutta la Regione, istituzionalizzandolo e rendendolo permanente. Per quanto riguarda il tema dei trasporti, l'Assessore si è impegnata a continuare il dibattito e a portare avanti la nostra proposta di creazione di un abbonamento regionale, relativo sia ai treni che alle autocorse, con agevolazioni per gli studenti.

La speranza è che queste non siano solo parole, che le promesse dell'assessorato vengano mantenute entro la fine di questo mandato elettorale.

...e ora parliamo di Buoni Scuola

II 'buono scuola' è un contributo economico concesso dallo  stato per spese riguardanti tasse, rette, contributi di iscrizione e frequenza dell’Istituzione scolastica-formativa. Questo contributo alle famiglie, effettuato tramite detrazione dalle tasse, è concesso per spese scolastiche superiori o equivalenti a 200 euro in modo proporzionale alle condizioni reddituali delle famiglie richiedenti. il contributo è concesso agli studenti che frequentano le Istituzioni scolastiche statali, paritarie e alle non paritarie se sono autorizzate o parificate (riguardo le primarie) e legalmente riconosciute o pareggiate (riguardo le secondarie di primo e secondo grado).[queste informazioni l'ho si trovano nell'allegato A dei provvedimenti del Veneto].
Oltre ai buoni statali esistono anche quelli regionali, stanziati dalle regioni Veneto, Emilia-Romagna, Friuli, Lombardia, Liguria, Toscana, Sicilia, Piemonte. I buoni scuola vennero introdotti con la legge 62 dell’anno 2000 sulla parità scolastica, in cui si afferma che “Si definiscono scuole paritarie, a tutti gli effetti degli ordinamenti vigenti, in particolare per quanto riguarda l'abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, le istituzioni scolastiche non statali, comprese quelle degli enti locali, che, a partire dalla scuola per l'infanzia, corrispondono agli ordinamenti generali dell'istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie e sono caratterizzate da requisiti di qualità ed efficacia”( articolo 1, comma 2).

Pertanto, al fine di consentire il diritto allo studio agli studenti che frequentano scuole statali o paritarie, “lo Stato adotta un piano straordinario di finanziamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano da utilizzare a sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l'istruzione mediante l'assegnazione di borse di studio”(articolo1, comma 9). Successivamente questo fondo venne ampliato con la legge 289 del 2002, in cui si afferma:“sono determinati i criteri per l'attribuzione alle persone fisiche di un contributo, finalizzato alla riduzione degli oneri effettivamente rimasti a carico per l'attivita' educativa di altri componenti del medesimo nucleo familiare presso scuole paritarie” (articolo2, comma 7).
 
I buoni scuola possono apparire come un interessante e intelligente soluzione ai disagi delle famiglie che non possono pagare le rette scolastiche dei figli, ma se li analizziamo bene scopriamo ben di più. I buoni scuola, come suddetto, sono un "aiuto" ai ragazzi meno benestanti che hanno difficoltà a pagare le tasse d'iscrizione: a seconda di quanto questa è elevata il comune restituisce alla famiglia una percentuale, crescente secondo determinati criteri in proporzione alla tassa.


Dove sta il trucco che fa crollare questo quadro idilliaco che fa sembrare facile e semplice garantire la scuola anche agli studenti meno fortunati?  Il "tetto" concordato, la cifra minima per accedere a questa agevolazione, che spesso (anzi sempre) è ben superiore alla tassa solitamente richiesta in una scuola pubblica. E dunque chi va a beneficiare dei favolosi buoni scuola che rendono tutto facile e semplice? Le scuole che hanno una retta ben superiore, le scuole paritarie e private. Ecco il gioco che viene riproposto quest'anno dal Ministro Maria Stella Gelmini: questo provvedimento già in uso in alcune regioni che lo regolano di proprio conto verrà portato a livello nazionale per essere controllato interamente dal governo e permettere a tutti di "usufruirne".

Ecco l'ennesima mossa del governo che, dopo i finanziamenti stanziati alle scuole paritarie e l'avanzamento del PDL Aprea che trasforma le scuole pubbliche in fondazioni, mira a incentivare gli studenti a preferire quel tipo di scuola, maggiormente controllato, e a screditare la scuola pubblica che continua a essere spogliata di tutte le sue qualità. Questo servizio è solo una presa in giro, un sistema che va assolutamente rivisto e migliorato, ascoltando le proposte degli studenti!
Sappiamo che alle regioni vengono assegnati dei fondi annuali per investire nella scuola, utilizzati per progetti più vari, come per esempio sondaggi, scambi culturali, e anche per i buoni scuola.

Come abbiamo visto il buono scuola sarebbe una cosa abbastanza utile, ma proviamo a considerare cosa si potrebbe fare d’altro con gli stessi soldi che vengono dati per finanziarlo.
Innanzitutto potrebbero essere ripartiti in altri investimenti per la scuola stessa, come per esempio la cura dell’edilizia, l’acquisto di materiale didattico, i viaggi d’istruzione, etc.
Così facendo la scuola potrebbe usufruire di questi fondi e non si vedrebbe costretta a far pagare un’alta tassa di iscrizione, poiché i fondi garantirebbero il funzionamento dell’istituzione. In questo modo ogni studente potrebbe permettersi l’accesso alla scuola, senza più il bisogno del buono scuola.
Dato che però questa prospettiva sembra improponibile, a causa della condotta del governo che prevede tagli consistenti al finanziamento delle scuole pubbliche e alla trasformazione delle scuole in fondazioni, il buono scuola è quindi ritenuta la soluzione più semplice per ovviare al problema di chi non può permettersi di pagare la tassa d’iscrizione, anche se come abbiamo visto non largamente utilizzabile.

Con questo meccanismo, come abbiamo visto, il governo vuole favorire la scuola privata, diminuendo così l’afflusso di studenti nella scuola pubblica, e così quest’ultima si vedrà costretta ad aumentare ulteriormente la tassa d’iscrizione, finché non ci si ritroverà ad un punto in cui l’unica differenza tra le due scuole sarà l’entità dei finanziamenti dello Stato, maggiore per la privata, minore per la pubblica. E per sopperire alla continua mancanza di fondi, la scuola pubblica si vedrà costretta a rivolgersi ad enti privati.
In questa prospettiva, entrambe le scuole risulterebbero essere controllate da soggetti esterni ad essa, che ne possono gestire didattica e organizzazione.

Si arriverebbe alla cancellazione della scuola pubblica.

Lo Stato, cosciente di ciò, non potrà quindi annullare con facilità la soluzione “buoni scuola”. Crediamo che gestendo meglio i fondi assegnati, anche se pochi, si possa salvare la scuola pubblica, che è un’istituzione insostituibile all’interno della società: porta alla formazione di cittadini consapevoli e liberi, abbatte le diversità; consente l’accesso di tutti e quindi garantisce a tutti gli studenti un’uguale formazione completa.

Studenti che formeranno l’Italia di un domani

p.d.l. Aprea: commento degli studenti

Quale dovrebbe essere l'obiettivo di una nazione se non il continuo cercare di migliorarsi, trovando le migliori soluzioni, aumentando il benessere dei cittadini e soprattutto investendo nel futuro? E com’è possibile negare che l'istruzione sia il più importante fra questi investimenti per l’avvenire?
   Queste sono le domande che noi studenti ci poniamo sempre più  spesso quando ci troviamo di fronte ai provvedimenti che vengono presi in materia scolastica. In questi ultimi anni è la sensazione di disorientamento quella che ci ha accompagnato più a lungo, perché la pseudo-riforma Gelmini, o la Proposta di Legge della parlamentare Valentina Aprea non sembrano essere state pensate come investimento nel futuro di un paese, ma piuttosto come metodo per rendere la scuola meno gravosa per il bilancio pubblico. “E’ per eliminare gli sprechi” c’è stato detto, ma l’unica cosa che vediamo scomparire di giorno in giorno è la qualità. “Perché la scuola è piena di sprechi” c’è stato detto, ma gli unici sprechi che vengono evidenziati di continuo sono edifici pubblici costruiti ed inutilizzati, tratti di autostrada in costruzione da decine d’anni, soldi spariti perché non si combatte l’evasione fiscale e molto altro, ma rarissimamente compaiono notizie di sprechi nel mondo dell’istruzione.
   Ma accanto ai famosissimi “tagli Gelmini-Tremonti” una nuova geniale trovata diffonde indignazione e incredulità: la prospettiva di scuola che viene a delinearsi con il P.d.L. Aprea, la proposta di legge 935. Con una sagace creatività l’Onorevole Aprea ha infatti elaborato un’ idea tutta nuova: se il pubblico è fonte di spesa allora basta privatizzarlo, no?  
   Possiamo ben immaginarci l'Onorevole nella sua stanzetta, mentre si spreme le meningi in cerca di idee geniali: lei spreme e spreme, si sforza, ma niente. D'un tratto ecco un'idea balenare: lo sguardo si illumina, di colpo la parlamentare afferra lo Statuto degli Studenti ed inizia a copiarne i punti salienti con certosina precisione.
Con precisione, certo, ma assicurandosi di scrivere nella sua proposta di legge esattamente il contrario di quanto c'è scritto nella carta fondante dei nostri diritti.
   Tutti noi sappiamo cos’è il Consiglio d’istituto, no? Quel luogo di partecipazione democratica all'interno delle scuole, dove gli studenti hanno una rappresentanza ufficiale… Bene, il nuovo organo sarà il “Consiglio d’Amministrazione”, un organo con molto più potere, in cui saranno presenti anche i rappresentanti dell’azienda. E gli studenti? Saranno rappresentati? Certo, questo è chiaro, ma non c’è scritto quanti saranno o come verranno eletti. Questo significa che una scuola potrebbe ritrovarsi con un solo rappresentante degli studenti che, perché no, potrebbe essere scelto direttamente dal preside o dai rappresentanti dell’ azienda o essere quello con la media più alta.
   È questo il modo con cui ci vogliono insegnare ad essere cittadini attivi nella vita democratica? La scuola dovrebbe essere costruita sugli studenti, la cui crescita culturale e personale ne dovrebbe essere la più importante priorità. In conclusione però, anche se la nostra voce dovrebbe essere ritenuta importante, i provvedimenti vanno sempre in direzione contraria.
Altro punto importante del P.d.L. Aprea è la possibilità che viene data alle scuole superiori di  ricevere fondi da aziende private, per poi dar loro un forte potere nell'amministrazione della scuola. Se inseriamo però questo fatto nell'ottica dei continui tagli che sono stati fatti e rifatti ai fondi per l'istruzione, con scuole che si ritrovano senza i soldi necessari nemmeno per comprare la carta igienica, capiamo bene come molti istituti si troveranno costretti ad accettare questa svendita del pubblico al privato. “vabbè, non è mica che diventiamo tutti una scuola privata… è un po’ diverso…” mi è stato detto. E’ vero, è diverso, ma la conclusione purtroppo sarà la stessa: la scuola dovrà sottostare anche a quelli che sono gli interessi di chi vi ha investito denaro. Tutto ciò porta con sé anche il rischio che alla fine l'istruzione di qualità venga impartita solo nelle scuole privatizzate, mentre, come accade negli Stati Uniti, le scuole pubbliche si ritrovino ad essere considerate “di serie-B”.
   Ci chiedono di accettare che le nostre scuole vengano messe all’asta, vengano comprate dal miglior offerente, costrette da quest’ ultimo a fare ciò che conviene all’azienda, private di una rappresentanza studentesca decente e aperte solo a chi ha i soldi per permetterselo.
A questo, ogni studente cosciente e attento ha il dovere di dire no.

Rete degli Studenti Medi di Venezia-Mestre

giovedì 10 dicembre 2009

Stato, Scuola e Laicità

Nel progredire del generale processo di chiusura tradizionalista che sta contraddistinguendo i vertici della nostra politica regionale e nel complesso anche una cospicua parte della nostra società, ancora una volta la religione ricopre un ruolo essenziale. Sempre più spesso possiamo udire proposte concernenti questi temi, quali “l’ora obbligatoria di religione cattolica nelle scuole” o “la reintroduzione del crocifisso nelle classi” a carico in particolare la prima dell'assessore regionale alle politiche dell'istruzione Donazzan e la seconda della Lega Nord. Tutto questo a nome della radicate tradizioni cristiane che hanno da sempre contraddistinto (a volte nel bene, molto spesso nel male) la storia del nostro Stato e dell’Europa intera. In un’epoca in cui il revisionismo storico appare un processo normale e naturale, dimenticare le cose passate è un errore in cui è facile incappare. Una di queste è senz’ombra di dubbio la nostra costituzione, che sancisce la libertà di OGNI cittadino a professare liberamente il proprio credo o fede religiosa, qualunque essa sia. Proposte come quelle avanzate dal centro destra vanno chiaramente a ledere questi diritti, nonché a creare un sempre maggior stato di assenza di integrazione. Riteniamo che sia di massima importanza preservare l’ideale, ritenuto basilare sin del primo ‘700 con lo sviluppo del pensiero illuminista, per il quale la religione non debba essere un argomento trattato, né tantomeno imposto dallo Stato, bensì un scelta personale ed esclusiva di ogni cittadino, il quale possa scegliere tanto di essere laico, quanto di possedere un determinato credo. L’ora di religione cattolica obbligatoria e la reintroduzione del crocifisso nella classi sono proposte antidemocratiche, lesive del diritto alla laicità o a professare una diversa fede, simboli di una grave mancanza di integrazione. Questo perché lo Stato è una struttura laica, e scuola e istruzione ne sono un apparato fondamentale, perché è essenziale favorire l’integrazione e lo scambio culturale e per preservare un diritto fondamentale di tutti i cittadini. Noi proponiamo una scuola laica, che accetti e rispetti ogni credo senza imporne uno, che riconosca la libertà di ognuno a professare una qualsivoglia religione e che rispetti democraticamente il parere e l’opinione di TUTTI gli studenti facenti parte di essa. Infine riteniamo che le nostre scuole dovrebbero fornirci un grado di apertura mentale e culturale di gran lunga superiore a quanto riescono a dimostrarne i fautori di proposte tali.

SaX
(per gli studenti vicentini)